Crac del Pescara Calcio, chiesti 4 anni di reclusione per Max Pincione

Massimiliano Pincione, presidente Grosseto Fc

Grosseto Si tratta di una notizia di ormai tre giorni fa (ovvero del 16 luglio), pubblicata dalla stampa pescarese, ma vogliamo darvi conto dell’articolo intitolato Bancarotta del Pescara calcio, il pm: 4 anni a Pincione e Soglia scritto dal collega Maurizio Cirillo per la testata Il Centro. Il motivo è semplice, visto che l’italo-americano (ma nativo di Cugnoli, paesino pescarese) Massimiliano “Max” Pincione è stato presidente del Pescara, club poi fallito dopo un crac da 15 milioni di euro, ma anche del Football Club Grosseto (dal 2015 al 2017). Per la cronaca, ora Pincione è a Spoleto col fidato Paolo Iapaolo e una presidentessa araba a far calcio in Eccellenza, ma questa è un’altra storia. Dicevamo del Pescara… Ebbene, il 30 settembre conosceremo la sentenza del processo a carico degli ex-presidenti pescaresi, Gerardo Soglia e Max Pincione nonché dell’amministratore delegato Francesco Soglia. I tre sono accusati di bancarotta fraudolenta per il succitato crac. I fatti contestati risalgono a prima del fallimento del club pescarese, decretato nel 2008. Come spiegato nell’articolo di Cirillo, c’è il rischio della prescrizione e il pm Marina Tommolini ha chiuso la propria requisitoria chiedendo quattro anni di reclusione per Massimiliano Pincione e Gerardo Soglia, mentre un anno per Francesco Soglia. Il processo è iniziato nel 2016, ma davanti al gup, nel 2015, i tre imputati hanno scelto di procedere col rito ordinario, mentre altri accusati hanno optato per il rito abbreviato. I fatti dicono che tutti coloro i quali hanno scelto la strada del rito abbreviato sono stati assolti, ad eccezione di Nicola Lisi, condannato nel settembre 2015 a un anno e quattro mesi di reclusione. Il pm Tommolini nella sua requisitoria ha tratteggiato il clima politico dell’epoca dove si voleva il salvataggio del Pescara a qualunque costo. L’accusa, nonostante l’assoluzione con formula piena dei vertici della Banca Caripe, ha detto che tale istituto bancario aveva interesse a veder salvare il club. Il pubblico ministero ha parlato esplicitamente di un’operazione volta alla salvaguardia della banca per la quale un imprenditore non può prestarsi. Queste accuse perché il Pescara Calcio vantava un credito con la Lega italiana di calcio professionistico più di 2 milioni di euro di credito, denaro che poi venne fatto transitare sul conto Caripe, riducendo praticamente a zero il debito del club nei confronti della banca, ma penalizzando gli altri creditori. Le difese dei tre imputati hanno chiesto l’assoluzione perché il reato non sussiste e quella di Pincione ha sostenuto che il suo assistito non ha distratto 190 mila euro in favore di una società inglese. Dunque, non resta che attendere il 30 settembre per capire come andrà a finire.

 

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