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Follonica Gavorrano

Provincia di Grosseto senza squadre nei pro. Un fallimento di tutti

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Ieri sera il Gavorrano è tornato mestamente tra i dilettanti dopo una sola stagione in Serie C e così abbiamo perso l’unica rappresentante provinciale a livello professionistico. I tempi in cui il Grosseto era in B e il Gavorranno in C2 sembrano lontani anni luce. Adesso, invece, i minerari giocheranno in D, mentre il Grifone, salvo cose diverse, sarà ancora in Eccellenza. Un vero danno per tutto il nostro calcio che non riesce proprio ad esprimere una formazione a livello professionistico in maniera continuativa. Eppure, subito dopo il trionfo dello scorso campionato, il 30 aprile 2017, quasi profeticamente, l’ing. Mansi ha lanciato un invito a coalizzarsi intorno all’unica squadra del nostro territorio appena salita in C. <<La Maremma non può permettersi troppe squadre ai massimi livelli…>> sono state le parole di patron Mansi in quel frangente.

Poco dopo, Grosseto è uscita dall’incubo dell’Effeci di Pincione, ma l’ha fatto rimanendo senza la squadra col nome della città. L’unica ancora di salvezza per i tifosi biancorossi in quel momento è stato l’Ac Roselle della famiglia Ceri, protagonista in Eccellenza regionale. Ebbene, ricorderete che noi come giornale già un anno fa abbiamo auspicato per il bene del nostro calcio che la famiglia Mansi e quella Ceri provassero a parlarsi, ma l’auspicio è rimasto lettera morta, anzi è stato addirittura accolto con un certo fastidio. Il resto è storia nota: il Gavorrano in C a rincorrere tutto l’anno una salvezza (che sarebbe stata meritata) a causa delle sette sconfitte di fila iniziali e il Grosseto (rinato grazie al cambio di denominazione del Roselle) che non è riuscito a vincere il proprio girone d’Eccellenza. Questo è il quadro attuale delle nostre massime esponenti calcistiche provinciali. La differenza tra noi e altre zone d’Italia, però, fa sì che altrove si cerchi, se e quando possibile, di unire le forze o di fare sistema. La Giacomense che va a Ferrara e ridà splendore alla morente Spal fino a tornare in A, la Pro Belvedere che si veste da Pro Vercelli e con questo nome torna dopo oltre 60 anni in B, la Castrense che si sposta a Viterbo e dall’Eccellenza arriva a lottare per i cadetti oppure, ultimissimo esempio, la fusione alle porte tra Virtus Bassano e Vicenza grazie alla lungimiranza del presidente del bassanesi, Rosso, proprietario del marchio Diesel. Al contrario, qui c’è chi si infastidisce se il Gavorrano viene a giocare a Grosseto! Inoltre, l’amministrazione comunale non si è mai realmente mossa per far provare a parlare le famiglie Mansi e Ceri almeno per vedere se ci fosse la benché minima possibilità di pensare a un progetto condiviso e più ambizioso. Questa è la verità e per questo, il fallimento attuale è colpa di tutti, nessuno escluso. Se non altro, per la prossima stagione il Gavorrano potrà decidere di tornare a giocare al Malservisi oppure accetterà la corte serrata da parte di Follonica regalando ai follonichesi la gioia di risvegliarsi in D.

Giornalista pubblicista, è appassionato di calcio e statistiche sportive. Vanta esperienze e collaborazioni col Guerin Sportivo (al tempo diretto da Marino Bartoletti), Telemaremma, Tv9, Calciotoscano.it, Biancorossi.it, Vivigrossetosport.it, Tuttob.com e Pianetab.com. All'inizio si è occupato principalmente di Serie B e di Lega Pro, poi anche di Serie D e di Eccellenza. È co-autore del libro Cento passi nella storia, scritto in occasione dei 100 anni dell'Us Grosseto. Da novembre 2014 è il vice-direttore di Grosseto Sport. Conduce la trasmissione web Il lunedì del Grifone ed è il commentatore delle partite dell'Us Grosseto su Gs Tv.

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E’ vero, però il Gavorrano aveva mantenuto la solita squadra e allenatore che aveva vinto il campionato di serie D e il calcio insegna che una buona squadra di serie D non è detto che faccia bene anche in C, nei professionisti ci sono giocatori di categoria o anche chi ha giocato nelle categorie superiori e fanno la differenza. nelle prime 7 partite il Gavorrano era a 0 punti

Sarebbe la soluzione migliore per riportare il calcio a Grosseto stabilmente nei professionisti, speriamo che possa verificarsi un accordo Ceri-Mansi

Magari potesse succedere veramente, l’unione fa la forza,un accordo Ceri-Mansi sarebbe la soluzione migliore per riportare stabilmente il Grosseto nei professionisti

Yuri io sottoscrivo al 10.000×10.000 il tuo pensiero, tutto vero quello che hai detto, aggiungo che anche a Piacenza è nell’aria una soluzione simile tra gli stessi e la pro Piacenza.
Nel nostro caso si unirebbe la solidità e continuità della famiglia Mansi che dal 2007 fa la spola tra serie D e professionismo, al crescendo di risultati della famiglia Ceri che è passata dalla terza categoria ai vertici dell’eccellenza, famiglia Ceri che giustamente deve riscuotere SEMPRE il pieno appoggio della piazza per aver salvato il calcio a Grosseto l’anno scorso ed aver avuto l’idea GENIALE di costruire il centro sportivo a Roselle.
Secondo me un’eventuale fusione Ceri-Mansi segnerebbe la nascita di un Grosseto fortissimo, guidato da due grandi famiglie d’imprenditori locali, non sarebbe un problema di categoria, io dico oggi nonostante la retrocessione del Gavorrano, sono convintissimo che sarebbe una svolta epocale,
Comunque sia, sempre forza Grosseto ovunque e comunque.

Fallimento di tutti ??? Non credo !!

E’ inutile razzolare l’orto senza pagare l’acqua , sperando “sempre” nell’aiuto della divina provvidenza .

Senza un forte settore giovanili e unito , il calcio dei grandi in Maremma e’ destinato a rimanere cosi com’e’ .

Le societa’ di calcio della ns provincia sono utili e necessarie non solo per le sagre , ma per lo sviluppo e la crestita dei ragazzi sul piano umano, fisico , atletico e competitivo.
.

Se tra le societa’ di scuola calcio della ns provincia la porta dell’uscio rimane chiusa perche’ si pensa solo al proprio orticello sbirciando dallo spioncino , ci dobbiamo accontentare di dove siamo .

Comunque l’importante e’ non mollare mai.

Un grosso augurio con tanti successi a tutti quelli che amano il “Vero” calcio .

non sei informato al gavorrano il serttore giovanile non interessa un fico secco

Per gavorrano una serie c è davvero un livello troppo alto, senza stadio, tifosi, sponsor…inoltre non credo che sia possibile il coabitare di due famiglie come ceri e mansi, inoltre quest ultimo nn ha mai voluto avvicinarsi al calcio grossetano per le pressioni che può mettere la piazza. Non so se con il ritorno momentaneo (sarà ripescato in c?) l’ing intenda comunque restare a gavorrano, voci di corridoio parlano di una possibile fusione con un Follonica in terza categoria, con il sindaco benini che aveva già cercato di portare i ceri, ma allora c’era una società piena di debiti che giustamente i ceri non si sono voluti sobbarcare, oggi con il bando per l’assegnazione delle strutture sportive nella città del golfo e dei bei contributi che il comune verserebbe alla società, oltre che una piazza più appetibile potrebbe essere il collante per la svolta

Caro tifoso credo che la strada che hai tracciato tu sia la più percorribile e veritiera al momento.

😳😳😳?????
🤯🙄🤥🤐

ma il calcio nella nostra provincia non esiste basta andare allo stadio la domenica.non parliamo poi del settore giovanile abbandonato a se stesso dove le squadre più grosse vogliono schiacciare quelle piccole invece di collaborarci.insomma non c’è cultura di calcio e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

il sig.Mansi nel momento in cui il Grosseto stava per affondare e stava per sparire ha legittimamente,per carità,negato di porgerci una mano…hanno deciso di fare la c con 200 spettatori nel nostro stadio….il fallimento se c’è stato non è del calcio maremmano ma del Gavorrano:non possiamo farci carico anche degli insuccessi altrui il nostro calcio ora si chiama famiglia Ceri e va bene così perché sono persone che amano il Grosseto….

Condivido quello che dici Yuri! Credo che l’ing. mansi sia stato mai contattato x creare qualcosa a Grosseto! Persa l’ennesima occasione dopo Camilli ora il calcio rappresenta bene la realtà economica della provincia di Grosseto, fanalino di coda della Toscana dove mancano il lavoro, le infrastrutture, etc…perché bisogna tutelare l’ambiente..peccato che poi, ad esempio anche nella raccolta differenziata dei rifiuti, siamo sempre ultimi! Ora se va via anche la ex tioxide Possiamo ben asseririrci a diventare come il parco della Florida dove hanno relegato gli indiani…con la differenza che però loro sono diventati i proprietari dell’hard rock! E i grossetani sono costretti ad emigrare sin dagli studi! Rispetto a 30 anni fa non è cambiato proprio nulla! Mikele69

Io in tutta sincerità se qualcuno si sia mosso non lo so, mi sembrava che lo stesso avesse più volte ribadito di non essere assolutamente interessato; poi chiaro a distanza di tempo tutti disponibili e ben disposti…l’ unico dato oggettivo è che gli unici a tirare fuori i soldi sono stati i Ceri e qualche sponsor e fossi in loro mi sarei già stufato di sentirmi ogni giorno messo a paragone con qualche altro.

Yuri condivido in pieno. Noi tifosi dovremmo fare pressione sul comune affinché si incontrino i CEri e Mansi

Grazie Yuri per l’articolo che hai scritto, nella speranza che possa essere recepito dalle parti chiamate in causa, magari sotto la regia del sindaco Colonna e dell’assessore allo sport oltre che grande tifoso Fabrizio Rossi. Considero la collaborazione Ceri+Mansi la soluzione ai problemi del calcio della nostra città. Unendo le due forze avremo “tutto” per fare invidia a tante realtà che oggi sono avanti anni luce. La nostra storia, quella seria e vera, nonostante cento e passa anni deve essere ancora scritta e auspico che siano questi due soggetti a cominciare a scriverla… Grazie di nuovo Yuri e ti chiedo di farti “promotore” per quanto nelle tue possibilità di tenere viva questa soluzione, con ogni mezzo fino a che ciò è possibile (credo il 30 giugno). Forza Grosseto.

Vieni da noi Mansi, siamo il primo sport cittadino

Yuri, sono pienemente d’accordo con il tuo editoriale e con la risposta che hai dato a Grifos.
Noi grossetani siamo di mente corta e di testa dura, qualche volta è un bene altre un male. Abbiamo amato Camilli tanto quanto lo abbiamo condannato senza considerare quello che aveva fatto per il calcio a Grosseto, abbiamo accolto Pincione come il salvatore del calcio grossetano senza nemmeno considerare il suo passato calcistico, ignorando le false promesse di finanziamenti principeschi e tacendo alle sue immediate insolvenze nei confronti delle aziende grossetane e dei giocatori per poi dire che si sapeva ma che si doveva fare e abbiamo ignorato il discorso/ appello di Mansi considerando superbamente , illogicamente strumentale la mano che aveva teso al calcio maremmano. siamo arrivati a vietare la frequenza della curva ai tifosi gavorranesi dopo aver provato a vietargli anche lo stadio. Se oggi non parliamo di collaborazione, di obbiettivi comuni mai riusciremo a dare al calcio maremmano un posto degno di nota. L’orgoglio, l’appartenenza si manifesta anche insieme ad altri tifosi, a poco serve dire ” …noi siamo… ” Mi ricordo anche di commenti e male apprrezzamenti sulla famiglia Ceri da parte di qualcuno con la mente corta, se non sono da apprezzare loro che hanno permesso che la loro realtà diventasse quella di tutti i grossetani che dobbiamo commentare?? ci auguro un in bocca al lupo..

Era impensabile che una realtà come quella gavorranese, priva di stadio, di seguito, di tradizione potessi reggere l’impatto col calcio professionistico e infatti puntualmente sono tornati in D; per contro il nostro Grifone in questa stagione è riuscito a fallire tutto quello che era possibile fallire rimanendo in una categoria che per Grosseto rappresenta un’autentica “bestemmia” calcistica. Ora la logica ed il buonsenso vorrebbero che si facesse il possibile e l’impossibile – da parte di tutti i soggetti interessati compresi quelli istituzionali – per creare delle sinergie atte a produrre la nascita di un soggetto nuovo, capace di generare solide basi ed un avvenire importante per il calcio maremmano. So però che sarà molto difficile, perché occorrono tanta buona volontà, disponibilità e idee chiare, elementi rari, molto rari in questo mondo.

Il livello medio del calcio grossetano è la prima categoria, sono gli ultimi 30 anni di calcio che lo testimoniano.
Poi ci sono state rare eccezioni in epoche diverse (Grosseto, Gavorrano, castel del piano, massetana, Albinia, roselle).
Esprimiamo un livello di giocatori e tecnici validissimi per alte categorie ma che si trovano a sprofondare in quelle più basse e non ne escono più.

Il motivo? Semplicissimo, non sappiamo fare sistema.
A nessun livello, ed alla fine siamo bravi a valorizzare gente di fuori, invece che il nostro che è molto meglio.

….Un fallimento voluto negli ultimi anni dai nostri politici !!
la Provincia di Grosseto, una Terra che occupa 225.098 abitanti (2013), è senza società sportive, di qualsiasi sport, di pari livello. Qui tutto è finito. L’Hockey a rotelle…. negli anni 60 /70 gloriosa squadra che militava in serie A….. il baseball … quattro volte Campione d’Italia ed una volta Campione d’Europa…. il calcio … sappiamo tutti la storia…. Basket … non pervenuto… Pallavolo alti e bassi, Calcio a 5 lotta per sopravvivere; l’ Atletica mai pervenuta;
Dimenticavo ….. dopo la chiusura dell’Ippodromo dei Pini a Follonica, con le sue corse al trotto a livello internazionale, adesso chiuderanno il mitico Ippodromo del Casalone che tanto pubblico ha portato sin dagli anni 50…. per l’ippica dobbiamo essere “contenti” perchè in Provincia hanno promosso come ippodromo quel campo battuto di Capalbio; una vergogna !!!!
Ecco, questa è la Provincia di Grosseto sportiva. Detto questo Forza Grifone tutta la vita…
P.S. Non possiamo neanche più dire … “datti all’ippica”.

Un commento da pagina fb “Calcio di serie Blegaprod”

LE PROVINCE FUORI DAL PROFESSIONISMO DEL CALCIO
Diversi territori italiani non hanno una partecipazione ai campionati del calcio professionistico, nonostante l’importanza sociale ed economica che li contraddistingue.
Alcune province molto popolate ed economicamente rilevanti sono addirittura senza societa’ nei quattro campionati nazionali, professionistici fino alla serie C o dilettanti della serie D: e’ il caso, nel prossimo anno sportivo, di Treviso, il cui territorio abitato da quasi 900.000 abitanti non ha alcuna societa’ nei tornei nazionali dopo la retrocessione di Montebelluna e Liventina.
Anche le province di Agrigento, Ancona, Como e Taranto, pur avendo almeno una societa’ iscritta in serie D, non hanno squadre professionistiche nei loro territori amministrativi. Sono territori ampi, tra i 400 ed i 600.000 abitanti, ciascuno con rilevanti aspetti economici. Eppure i tifosi di quelle zone non possono godere per l’anno venturo di alcuna partita tra calciatori professionisti.
Pur rientrando nel professionismo del calcio nazionale, alcune province di pari popolazione, pur avendo societa’ di primo piano in serie A, come Parma o Cagliari, non hanno poi altri rappresentanti nelle serie nazionali. Caso clamoroso quello del territorio palermitano, che pur forte di 1 milione e 200.000 abitanti e ‘rappresentato ormai da anni dai solo rosanero, alterni tra prima serie e serie cadetta. Anche la provincia casertana, detta anticamente Terra di Lavoro, per la fertilita’ dei propri terreni, abitata da piu’ di 900.000 persone, ha la sola Casertana nella serie C.
La florida provincia varesina, quasi 900.000 abitanti, l’anno prossimo e’ salvata dalla gloriosa Pro Patria, fresca vincitrice del proprio giorne di serie D e del titolo di campione d’Italia di quella categoria: sara’ infatti l’unica squadra tra i professionisti a cui si unisce in quarta serie la sola Caronnese, viste le retrocessioni di Varese (clamoroso ritorno in Eccellenza dopo solo un anno di ritorno dai dilettanti regionali ) e Varesina.
Ritornando ai territori esclusi nel professionismo calcistico, la popolosa provincia di Messina, 653.000 abitanti, avra’ l’anno prossimo ben tre societa’ ma tutte in serie D. Stesso destino per le province di Trento, Pavia e Latina, popolate da 550.000 anime, ma relegate in quarta serie. Anche i 400.000 abitanti del territorio mantovano vedranno un’unica societa’, i gloriosi biancorossi del Mantova, lottare per ritornare tra i professionisti. A Chieti, dopo i clamorosi fallimentii di Chieti e Lanciano, i 400.000 abitanti ora difendono i colori della Vastese e del Francavilla a Mare, ma sempre in quarta serie.
Fallimenti societari o sportivi hanno condotto le province di Macerata e L’Aquila a giocare le loro chance in serie D. E che dire della provincia siciliana di Ragusa che con 300.000 abitanti non ha alcuna societa’ iscritta nemmeno in serie D.
Intorno a quella concistenza di popolazione, anche le province di Lecco, Rovigo, Prato e Caltanissetta hanno i loro rappresentanti solo tra i dilettanti nell’ultima serie nazionale.
E guardate come si allunga la lista in ordine di popolazione, con le province meno abitate dello stivale italiano e senza professionismo nel calcio:
Nuoro
Imperia
Lodi
Grosseto
Campobasso
Belluno
Sondrio
Enna
Verbania
Isernia
Senza contare che l’anno prossimo, come anche quello appena trascorso, il calcio nazionale, professionistico o dilettantistico, non e’ presente nei campi sportivi e negli stadi delle province, oltre le gia’ citate Treviso e Ragusa, anche di Biella, Aosta, Asti, Oristano e Gorizia.

 

 

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