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De Martis: Protezione Civile, in ritardo il nuovo piano per le emergenze

E l’organico e’ ridotto all’osso. Servono investimenti per la sicurezza dei grossetani

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Solo pochi giorni fa la nostra città ha ricordato la terribile alluvione del 4 novembre 1966, e a breve cadrà il primo anniversario dell’emergenza che abbiamo vissuto lo scorso anno. Era domenica 17 novembre 2019 quando, da un momento all’altro, fummo tutti chiamati a prepararci ad una nuova esondazione dell’Ombrone.

A distanza di un anno ci domandiamo cosa sia stato fatto. Il Piano di Protezione civile è stato aggiornato? E la struttura comunale della Protezione civile è stata rafforzata con nuove figure professionali e nuove dotazioni tecniche? In altre parole: questa volta, se ricapitasse, saremmo pronti a confrontarci con una nuova emergenza?

Sono alcune delle questioni che ho sottoposto al Sindaco con un’interrogazione che attende riscontro.

L’esperienza del 2019 restituì un quadro per buona parte confortante se si pensa alla complessiva risposta della popolazione ed al grande lavoro svolto dal personale dell’Amministrazione comunale, a cominciare dalla Polizia Municipale, così come degli altri enti coinvolti: Provincia, Vigili del Fuoco, forze dell’ordine e personale, anche volontario, della Protezione civile.

Al tempo stesso, tuttavia, emersero enormi carenze e furono commessi errori inammissibili. Fu disposta l’evacuazione dalle case di duemila persone senza che nessuno sapesse con esattezza dove andare e come arrivarvi. Fu ordinato l’abbandono di tutti i piani terra in un’area popolata da 40.000 persone senza i necessari supporti e controlli. Alcuni esercizi commerciali furono obbligati a chiudere ed altri lasciati aperti. Si consentì che le auto transitassero nonostante i divieti e che lungo l’argine si riversassero decine di persone. Mancò pure una comunicazione efficace, con il servizio di allertamento ‘Informabene’ senza copertura e i social dell’Amministrazione aggiornati a rilento.

Quel che è più grave, tuttavia, è che a contribuire al caos di quella giornata fu il nuovo Piano comunale di Protezione Civile, che l’Amministrazione Vivarelli Colonna aveva completato da poche settimane e, alla prova dei fatti, si rivelò completamente inadeguato. Addirittura non si era tenuto conto degli interventi di consolidamento degli argini che la Regione aveva realizzato e le aree di rischio idraulico (le famigerate zone rosse, gialle e celesti che stabilivano chi doveva evacuare e chi no) venne fuori che non erano aggiornate.

Lo stesso assessore alla Protezione civile, chiamato a sottoporre il Piano all’approvazione del Consiglio comunale il 22 novembre del 2019, in prima battuta fu costretto a ritirarlo, salvo poi approvarlo tale e quale una settimana dopo, con la promessa che sarebbe stato revisionato radicalmente e, soprattutto, tempestivamente.

Ebbene, sono trascorsi ormai dodici mesi e, al di là di un paio di comunicati stampa, risultati ancora non se ne sono visti. Ancor più grave, poi, che il Sindaco e la sua maggioranza abbiano voluto tenere la cittadinanza all’oscuro dell’attività di revisione del Piano, bocciando la mozione con la quale il sottoscritto, insieme agli altri consiglieri di centrosinistra, aveva chiesto che di tale lavoro venisse periodicamente aggiornata la Commissione consiliare e, con essa, i cittadini.

Auspichiamo a questo punto che il nuovo Piano comunale di Protezione civile sia adottato e reso noto quanto prima, perché a causa del cambiamento climatico certi eventi purtroppo non sono più qualificabili come eccezionali, ed è impensabile affrontare nuovamente un’emergenza con l’attuale Piano.

Ma non basta. Perché nessun Piano di Protezione civile, per quanto buono, potrà sopperire alle carenze che sconta la struttura comunale della Protezione civile, sulla quale è necessario intervenire, e investire, in modo rapido e importante. Si pensi che ad oggi l’intera struttura comunale della Protezione civile si regge in modo stabile su una sola unità tecnica (mentre il responsabile è il Vicecomandante della Polizia Municipale che, ovviamente, vanta tutt’altre competenze ed è impegnato anche in altre mansioni).

Il dato, già di per se solo incredibile, è ancora più sconcertante se lo confrontiamo con quello di comuni analoghi: Carrara, Pisa, Siena, Arezzo, Prato, Livorno, tutti dispongono di strutture della Protezione civile con organici di gran lunga più dimensionati e tutte vantano, a differenza della nostra, figure professionali ad hoc: ingegneri, geologi e in alcuni casi anche il disaster manager. Per non parlare della carenze che soffre la nostra Protezione civile in termini di dotazioni tecniche.

In passato la Protezione Civile era stata un settore con un responsabile e sette unità, tra cui ingegneri, geologi, architetti, periti industriali. Negli ultimi anni l’organico della Protezione civile si è progressivamente ridotto fino alla situazione attuale. Occorre un cambio di rotta immediato e sostanziale, per la sicurezza di tutti noi grossetani.

Carlo De Martis, Capogruppo Lista Mascagni Sindaco nel Consiglio comunale di Grosseto

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