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Dierna: “Amo Grosseto, ma venerdì darò il massimo”

Emilio Dierna (1987), pur avendo indossato una sola volta la maglia del Grosseto, è ormai un maremmano di adozione. Il difensore, oggi all’Ancona, in quel 2007-08 in cui giocò in Maremma conobbe la donna della sua vita e rimase a vivere all’ombra di Canapone.

Ricordi la tua unica presenza con la maglia del Grosseto?

<<Esordii nell’ultima giornata di campionato a La Spezia. Pareggiammo 2-2 e per il Grosseto i marcatori furono Lazzari e Pichlmann. Quella è stata la mia unica presenza con il Grosseto, ma ormai questa città è casa mia, perché sono rimasto a vivere qui. Quando venni a giocare in Maremma ero giovane e non ero pronto, ma la città mi ha dato tanto e la mia vita ormai è qui>>.

Come ti trovi a Grosseto?

<<Mi trovo molto bene, è una delle realtà più belle in Italia e ho incontrato tante belle persone. A Grosseto ci sto da Dio ed anche altri colleghi che sono stati a Grosseto mi hanno sempre parlato bene della città dicendo che la qualità della vita è molto buona. Il mio legame con la città è davvero molto forte, anche perché tra qualche mese nascerà proprio in questa città mio figlio o mia figlia. Ancora non sappiamo se sarà maschio o femmina, ma nascerà a Grosseto>>.

Quest’anno nell’Ancona non sei l’unico ex unionista.

<<Con me ad Ancona militano anche Aprea e Bondi, ma in passato ho giocato anche con altri ex biancorossi e tutti mi hanno sempre parlato con entusiasmo della loro esperienza a Grosseto. Tutti dicono che la città dà tanto: i grossetani sulle prime sembrano chiusi, ma poi quando decidono di aprirsi danno il cuore>>.

Una settimana fa abbiamo intervistato proprio “Pino” Aprea.

<<Aprea è un grande. Lo avevo incontrato alcune volte da avversario ed era nata una sorta di amicizia, ci fermavamo spesso a parlare dopo le partite. Abbiamo molto in comune, abbiamo valori comuni. L’ex portiere del Grosseto è una grande persona>>.

Sei innamorato di Grosseto.

<<Anche se sul piano sportivo ho lasciato una traccia minima, Grosseto mi ha dato tanto a livello extra-calcistico. Mi sento grossetano di adozione, sento mia questa città. Mi sono innamorato subito di Grosseto e poi ci ho conosciuto anche mia moglie…>>.

La tua carriera si è sviluppata principalmente in Toscana.

<<Ero molto giovane quando venni a giocare a Grosseto, ero piccolo e acerbo. Venivo dal Montevarchi, in serie D. Successivamente, ho giocato nella Sangiovannese e sono stato Quattro anni a Poggibonsi diventando anche capitano dei giallorossi. L’anno scorso sono passato ad Arezzo: la squadra doveva essere ripescata in Lega Pro, ma poi ci furono dei disguidi ed abbiamo giocato in serie D. Sia a Poggibonsi che ad Arezzo ho vissuto belle esperienze sul piano formativo>>.

È di quest’anno il tuo passaggio ad Ancona.

<<Ho avuto la possibilità di venire a giocare in questa piazza carica di storia e che ha un bel seguito di tifosi e mi voglio giocare bene le mie carte>>.

Venerdì affronterai proprio il Grosseto.

<<Anche se sono grossetano di adozione, farò di tutto per battere il Grosseto perché gioco nell’Ancona. Quando giochi contro squadre a cui tieni, devi dimostrare ancora di più il tuo valore. Darò il massimo per la squadra in cui milito, come è giusto che sia. Ogni occasione, inoltre, è buona per farsi conoscere e credo che sia giusto dare sempre il massimo per la maglia che si indossa. Quest’anno sto giocando titolare e stiamo facendo piuttosto bene con l’Ancona. Abbiamo pagato un po’ lo scotto del salto di categoria, ma la squadra è in crescita e i valori verranno fuori>>.

Nel Grosseto è tornato il tuo ex compagno di squadra, Pichlmann.

<<È già successo altre volte di affrontare ex compagni di squadra ed anche alcuni amici che sono stati presenti persino al mio matrimonio. Questo fa parte della carriera di ogni calciatore ed è necessario mettere da parte i sentimenti quando si scende in campo. In quei novanta minuti credo che si debba dare il massimo per portare a casa i tre punti. Vincere una partita significa vivere la settimana successiva con uno spirito ben diverso rispetto a quando si esce sconfitti. Bisogna mettere da parte il lato sentimentale: che ci sia Pichlmann o chiunque altro, bisogna dare il massimo>>.

Ti piacerebbe tornare ad indossare i colori unionisti?

<<È un sogno, o quasi. Nella mia esperienza grossetana non ho avuto la possibilità di esprimermi e di dimostrare il mio valore perché ero giovane. Spero di poter tornare ad indossare quella maglia che ormai fa parte di me, anche se allora non ho avuto la forza per tenerla addosso come avrei voluto perché non ero pronto. Venivo dalla serie D ed il Grosseto era una società in crescita: ero nel posto giusto, ma non ero giusto io perché ero un ragazzino. Al di là del fatto che ho giocato una sola volta con il Grosseto, penso che quella esperienza sia stata la più importante per la mia formazione. Ne è valsa la pena>>.

Come vuoi salutare i tifosi maremmani?

<<Venerdì saremo avversari, ma voglio fare un “In bocca al lupo” a questa piazza e a questa società che stimo molto. Spero di rivedere il Grosseto in campionati più importanti della Lega Pro: anche se non ha tantissimo seguito, il club biancorosso ha degli appassionati che fanno grandi sacrifici per seguire la squadra e dimostrano grande attaccamento. I tifosi grossetani hanno dimostrato di voler bene alla squadra, nonostante alcune scottature che ci sono state negli ultimi anni, e spero che possano tornare a vedere categorie più importanti di questa>>.

Giulio De Paola

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