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Ciao, Graziano!

Graziano Galletti mentre abbraccia Gianluca Vialli dopo la vittoria della Champions League con la Juventus

<<Nipote, quel giocatore è “bono”, da’ retta a zio!>>. Quante volte ho sentito questa frase dettami da Graziano Galletti, mio zio materno. È stato proprio lui, quando ero un ragazzino di due o tre anni, a farmi diventare juventino alla faccia di mio padre, torinista sfegatato. Mi ha “comprato” a forza di foto, gagliardetti, spillette, coccarde, portachiavi e tanto altro ancora, tutto rigorosamente della Juventus. Eppure Graziano da giovane è stato interista, ma la sua carriera come dirigente calcistico l’ha fatto poi diventare tifoso di ogni squadra in cui ha lavorato. I suoi inizi nel Barbanella, la squadra che porta il nome di un quartiere grossetano, con la scoperta di Piero Braglia, poi l’amicizia, subito fortissima, con Luciano Moggi e il lavoro insieme a quest’ultimo alla Juve. Graziano in quel periodo è stato un osservatore tecnico bianconero e ha portato a Torino Paolo Franceschelli, il grossetano di scuola Sauro, individuato dal club bianconero come talento da lanciare. Un grave infortunio, però, ha cambiato la carriera di Franceschelli, ma questo è un altro discorso. Mio zio, in ogni caso, è rimasto alla Juve fino a tutta la stagione 1976-77, vincendo, a fianco di Moggi e del club bianconero, gli scudetti 1971-72, 1972-73, 1974-75 e 1976-77. Oltre a ciò, la Coppa Uefa al San Mamés di Bilbao, con una squadra di soli giocatori italiani e le finali di Coppa dei Campioni e di Coppa Intercontinentale perse rispettivamente contro Ajax e Independiente. In quegli anni, “Gallo”, come l’hanno sempre chiamato gli amici, ha avuto a che fare con Agnelli, Vycpàlec, Allodi, Parola, Boniperti e Trapattoni, tanto per fare qualche nome illustre. Ad esempio, pochi sanno che nel 1974, proprio su indicazione di mio zio, Moggi ha segnalato un certo Gaetano Scirea alla Juve. Giusto in quel bel periodo, ricordo distintamente il pranzo organizzato in una sala privata dell’Hotel Bastiani di Grosseto dopo un Roma-Juventus di campionato (1 a 1, 25 aprile 1976). Ospite d’eccezione Franco Causio. Invitati: io, mio padre e l’allora sindaco di Grosseto Finetti. Organizzatore dell’evento, manco a dirlo, Graziano, alla presenza, se non erro, di Luciano Moggi. Mio zio, poi, è sempre stato una persona fedele agli amici e per questo, nonostante l’invito della Juve a continuare il proficuo rapporto, ha deciso di seguire “Big” Luciano alla Roma, anzi, alla Rometta del tempo, quella presieduta da Anzalone. Stiamo parlando del 1977-78. In riva al Tevere è nata la sua grandissima amicizia con Ezio De Cesaris, il dissacrante giornalista livornese, vice-direttore del Corriere dello Sport. Un’amicizia che ha portato i due a delle fantastiche domeniche, con famiglie al completo, me incluso, in gita sul motoscafo di Graziano, ormeggiato a Marina di Grosseto. Nel periodo romano, anche l’avventura nel mondo dell’ippica, più precisamente nel trotto, con un cavallo fatto curare diverse volte al maneggio di Armeno, situato tra Marina e Principa a Mare. Nella capitale Graziano ha visto sfondare Carlo Ancelotti, ha conosciuto allenatori come Giagnoni, Valcareggi e il grande Liedholm. Nel 1978-79, poi, un aneddoto che ho già raccontato nel libro Cento passi nella storia, ricostruendo la carriera di Carlo Borghi, allora astro nascente del Grosseto. In quel campionato di Serie C2, poi terminato con una salvezza davvero miracolosa, alla tredicesima giornata del girone di andata (28 dicembre 1978) le cose andavano piuttosto male per i biancorossi e Graziano ha avuto un’idea. Ha invitato il portafortuna della Nazionale azzurra, il palerminano “Serafino”, all’Olimpico Comunale per la sfida contro il Viareggio, una diretta avversaria degli unionisti in chiave salvezza. Beh, che ci crediate o no, in uno stadio semi-deserto, al grido tenorale di “Gros-se-tooo” scandito da Serafino, il Grosseto ha tirato fuori una prestazione magistrale e ha battuto i versiliesi per 2 a 0. Ho citato questo simpatico episodio per dimostrare che mio zio, nonostante la carriera ad altissimi livelli, non ha mai abbandonato il suo amato Grosseto, in particolare nei momenti più bui e difficili della storia unionista, come nel 1984-85, quando, aprendo un Almacco della Panini in casa di Graziano, ho trovato un foglietto contenente il resoconto dei soldi che “Gallo” aveva versato al Grosseto per farlo sopravvivere. Alla stessa maniera, Graziano ha provato a salvare il Grosseto nella drammatica estate del 1995, chiuso nella sede societaria insieme agli avvocati Antonio Fiorini e Alessandro d’Amato. Comunque, tornando alla parentesi in giallorosso, c’è da dire che il passaggio della presidenza da Anzalone a Viola ha portato cambiamenti importanti e, sul finire del 1979, i rapporti tra Moggi e la Roma si sono interrotti, pertanto Graziano ha fatto altrettanto. Terminata l’esperienza con la Lupa, Moggi e “Gallo” sono passati ufficialmente alla Lazio. Stiamo parlando più o meno di maggio-giugno 1980. La stagione seguente c’è stata la riapertura delle frontiere per i calciatori stranieri, per questo motivo, uno dei primi colpi di quella Lazio moggiana è stato l’ingaggio di uno dei famosi gemelli olandesi Van de Kerkhof, ovvero René. Lo scandalo del Calcioscommesse, però, ha portato alla retrocessione della Lazio e all’annullamento del contratto con il giocatore olandese. Come detto, Luciano e Graziano sono sempre stati insieme e lasciato anche il club biancoceleste si sono trasferiti, armi e bagagli, sotto la Mole, sponda granata, per un quinquennio (1982/1987). A Torino pochi successi con la prima squadra, ma un bellissimo periodo con la Primavera granata, capace di vincere per ben tre volte il famoso Torneo di Viareggio e uno scudetto di categoria. Anche qui ci sarebbe da raccontare l’acquisto di Junior e il viaggio in Brasile, ma rischierei di annoiarvi. Successivamente, dopo il primo storico scudetto conquistato dal Napoli, Ferlaino ha chiamato Moggi sotto il Vesuvio e mio zio ha seguito l’amico fraterno. In quel periodo, tutto ha assunto dei contorni divertenti. Le serate passate a spiare o a far spiare Maradona che non si allenava perché diceva di essere infortunato, ma che poi, invece, andava a giocare di nascosto (si fa per dire) a calcetto al Vomero e terminava la serata divertendosi, così come la festa sul panfilo di Ferlaino dopo il secondo scudetto partenopeo (1989-90). Altrettanto indimenticabili, poi, l’umiliante 5 a 1 rifilato alla Juve in Supercoppa e la vittoria della Coppa Uefa. Graziano, in tutto questo, c’è sempre stato e a Napoli si è sentito un piccolo re, trattato con tantissimo affetto e rispetto. Io stesso ho avuto modo di conoscere e intervistare per l’allora Telemaremma quasi tutto il Napoli campione d’Italia 1989-90, in occasione di una partita di Coppa Italia disputata a Firenze contro la Fiorentina. Tutti i big presenti, ad eccezione di Maradona, appena fermato perché positivo alla cocaina. Rammento il pranzo e le chiacchierate con Bigon ed Allodi (ormai stanco e malato) o l’intervista con battute simpaticissime rilasciatami da Moggi. In tutto questo, mio zio, una sorta di secondo padre, a presentarmi orgogliosamente ai componenti del Napoli come suo nipote. Grazie a lui ho conosciuto tantissimi altri personaggi, come Carmignani, Garilli senior, Rota, Peruzzi, ecc. e ho visitato stadi bellissimi, quasi sempre con biglietti di tribuna centralissima rimediatimi da lui. Tuttavia, Graziano è sempre stato un generoso non solo verso le persone alle quali voleva bene, ma proprio con tutti. Difficilmente ha detto di no a chi gli ha chiesto dei biglietti. Famoso, in tal senso, in vista del ritorno a Torino (nel 1991-92), il pullmann di tifosi torinisti (ma non solo, visto che c’ero anch’io) fatto arrivare da Grosseto per la semifinale di Coppa Uefa contro il Real Madrid. Ebbene, in tale frangente, mio zio ha fatto entrare gratuitamente tutti i tifosi giunti con il predetto mezzo. Proprio a Torino, per anni ha alloggiato al Turin Palace, un famoso hotel quattro stelle, nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Portanova. Lì era il signor Galletti, riverito da tutti. A vederlo in quei frangenti, Graziano era buffo, perché assumeva un aspetto serioso che non gli si addiceva. Infatti, mio zio è sempre stato una persona solare, con la battuta dissacrante, pronto a delle interminabili discussioni con gli amici di Grosseto, con i quali, in base alla fede calcistica, parlava o faceva finta di litigare alzando appositamente la voce. Credetemi, impossibile non volergli bene. Comunque, dopo la seconda parentesi col Torino, un brevissimo ritorno alla Roma targata Sensi e il definitivo rientro a casa, alla Juve, la squadra che alla fine l’ha reso più orgoglioso, anche perché dal 1994-95 al 2005-06 tale club ha vinto l’impossibile (e perso altrettanto). Quando, nel maggio 1996, la Juventus ha vinto la sua seconda Coppa dei Campioni/Champions League, all’Olimpico di Roma, Graziano c’era (e anch’io), ma lui era in campo, con la divisa societaria, ad abbracciare tutti i giocatori, in particolare Vialli. Mio zio era in campo anche a Tokyo, quando Alex Del Piero, alias Pinturicchio, ha regalato la Coppa Intercontinentale alla Juve. Gli scudetti di quel periodo sono stati ben 7, anche se due, dopo Calciopoli, sono stati tolti. Inutile fare l’elenco di tutti i personaggi di quel periodo d’oro (come Lippi, Capello, Zidane, Nedved, Cannavaro, Thuram, Del Piero, Trezeguet, Buffon, ecc.), fatto sta che Graziano ha vissuto in prima persona alcuni dei più grandi successi di sempre del calcio italiano a livello di club. Ritiratosi a vita privata proprio dopo i fatti di Calciopoli (nei quali e per i quali non ha mai avuto alcun coinvolgimento, né diretto né indiretto), ha trascorso gli ultimi anni della sua vita continuando a guardare migliaia di partite di calcio, comprese quelle del Grosseto. Insomma, dire che con la scomparsa di Graziano Galletti se n’è andato un pezzo di storia del calcio grossetano e nazionale è la pura e semplice verità, ma mio zio l’ha fatto con dignità, in silenzio e ora che non c’è più, il mondo del pallone che lui mi ha insegnato ad amare così tanto, almeno per me, non sarà più lo stesso. Ciao, Graziano!

Graziano Galletti, il terzo in piedi da destra, alla cena per la vittoria nella Coppa Intercontinentale (immagine tratta dal profilo Twitter di Luciano Moggi)
Graziano Galletti, il quarto in piedi da destra, alla cena per la vittoria nella Coppa Intercontinentale (immagine tratta dal profilo Twitter di Luciano Moggi)

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Yuri Galgani

Giornalista pubblicista, è appassionato di calcio e statistiche sportive. Vanta esperienze e collaborazioni col Guerin Sportivo (al tempo diretto da Marino Bartoletti), Telemaremma, Tv9, Calciotoscano.it, Biancorossi.it, Vivigrossetosport.it, Tuttob.com e Pianetab.com. Si è occupato principalmente di Serie B e di Lega Pro e dalla passata stagione segue la Serie D. È co-autore del libro Cento passi nella storia, scritto in occasione dei 100 anni dell'Us Grosseto. Da novembre 2014 è il vice-direttore di Grosseto Sport.

Commenti

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  • Lo conobbi da ragazzo, presentatomi da mio padre e mi dette subito l’impressione di uomo accorto, lungimirante ed assai esperto. Lo rividi dopo anni, si ricordó di me e fu contentissimo di quel mio amore per il Grosseto del quale parlai, sempre nostalgico. Anche per lui era amore di nostalgia.. E ce ne lascia!

    • Sai, Doc,
      ogni volta in cui mio zio poteva ritrovare la sua grossetanità gli si illuminavano gli occhi. Come quando lo andavano a trovare a Torino gli amici. Ecco, quel pezzo di Grosseto, in quel banalissimo momento di vita vissuta, lo rendeva felice.

  • Complimenti Yuri…un bellissimo ricordo che mette in risalto il “personaggio” Galletti

  • Stefano Ferri e Pino Aprea mi hanno chiesto di porgere le condoglianze alla famiglia del Gallo.

  • Yuri hai fatto una biografia degna di un grande professionista, come sei, e che rende i meriti a tuo zio.
    Come ho detto anche ieri su FB abbiamo perso un pezzo di storia del nostro quartiere, della nostra citta’, dello sport grossetano in genere. Ci manchera’ tanto e soprattutto ci mancheranno quelle sue “simpatiche schermaglie”, come dicevi poco sopra, che sovente allietavano le nostre serate al bar. CIAO GRAZIANO

  • Il bus per Toro Real…c’ero anche io…biglietti di tribuna nei pressi di Eraldo Pecci…mi alzai e all’inserviente al cancello chiesi di farmi andare in Curva Maratona…servito!! Ciao Gallo!!

  • Non ho conosciuto personalmente Galletti, perché vivo fuori città, ma ne ho sempre sentito parlare con orgoglio dalla nostra gente e ciò mi ha fatto sempre pensare che sia stato una persona importante nel panorama calcistico maremmano e questo mi rende orgoglioso. Tu Yuri hai descritto molto bene la persona e tutto ciò rende molto chiaro il personaggio che è stato. Mi associo alle condoglianze di tutto il nostro popolo coscienzioso che un uomo importante della nostra terra non c’è più. Ciao, Graziano e grazie per aver portato in Italia e nel Mondo la nostra città. Rip.
























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