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Cos’è e a cosa serve la foresto-terapia

Anche se il nome potrebbe far pensare all’ennesima trovata pubblicitaria per promuovere il contatto con la natura, in realtà la foresto-terapia è una pratica sempre più diffusa anche in Italia. Scopriamo di cosa si tratta.

I giapponesi la chiamano “Shinrin-Yoku”, che letteralmente significa “bagno nella foresta”. Dal nome già si intuisce l’idea alla base di questa particolare terapia che sta prendendo sempre più piede anche in Occidente e nel nostro Paese, ovvero immergersi nella natura incontaminata per migliorare il benessere psicofisico. Ma cos’è esattamente la foresto-terapia? E in che modo ci aiuta a stare meglio? Con questo post cercheremo di fare chiarezza sull’argomento rispondendo a queste e altre domande.

Natura e benessere
Il legame tra l’uomo e la foresta affonda le sue radici nella notte dei tempi e i benefici psicofisici che ne derivano trovano conferma nella cornice della cosiddetta “biofilia”, ossia l’attrazione innata che gli esseri umani nutrono per la natura e tutte le sue forme di vita. Trascorrere il proprio tempo libero in montagna, tra i boschi o semplicemente contemplando gli alberi aiuta a combattere lo stress, rafforza le difese immunitarie, migliora la salute e fa bene all’umore.
Il contatto con gli elementi naturali, lontano dal grigiore e dal caos delle città, sembra influire positivamente anche sulle nostre emozioni e sulla capacità di gestirle. Oltre ad apportare numerosi benefici a livello psicofisico, possono beneficiare del rapporto ravvicinato con la natura anche i pazienti affetti da disturbi di origine psicologica come l’ansia e la depressione.

 

Ovviamente, vivere qualche ora all’aria aperta si rivela vantaggioso anche per i giovani e le persone che non presentano particolari problemi di salute, permettendo di sentirsi più attivi, energici e vitali. Al contrario, trascorrere la maggior parte del proprio tempo in ambienti chiusi, magari incollati a dispositivi elettronici come smartphone e computer, contribuisce ad alimentare la tristezza, l’apatia e la pigrizia.

 

I benefici dello Shinrin-Yoku

 

Gli studiosi giapponesi hanno individuato un’espressione utile a descrivere il senso di benessere sperimentato in una foresta: Shinrin-Yoku, un termine che in parole povere significa camminare nei boschi senza fretta, lasciandosi guidare solo dai colori, i suoni e i profumi della natura.

 

La terapia forestale (Forest Therapy) e i bagni nel bosco (Forest Bathing) sono quindi pratiche adottate dal sistema sanitario nipponico nell’ambito delle strategie di prevenzione contro numerose patologie croniche e, più in generale, per tutelare la salute pubblica.

 

L’effetto anti-stress del verde è stato, inoltre, confermato da uno studio condotto dall’Università della Exeter Medical School, secondo cui alcuni pazienti affetti da demenza avevano tratto giovamento dal passeggiare nei giardini situati all’interno delle cliniche specializzate in cui erano ricoverati. In particolare, gli effetti benefici più significativi riguardavano la riduzione degli stati di agitazione e il miglioramento della capacità di autorilassarsi.

 

I vantaggi del contatto con la natura valgono, ovviamente, anche per i più piccoli: sulla scorta di alcune ricerche effettuate dall’Istituto per la Salute Mondiale di Barcellona, essere circondati dal verde, anche solo come vegetazione urbana, stimola lo sviluppo cognitivo, la creatività e l’ingegno dei bambini, rafforzando anche i legami familiari.

 

E se non potete concedervi una vera e propria fuga dalla città a causa dei numerosi impegni quotidiani che assorbono la maggior parte del vostro tempo libero, ricordate che anche camminare dieci minuti al giorno tra i viali alberati o i parchi cittadini aiuta a ritemprarsi e ritrovare l’equilibrio interiore.

 

Dove praticare la foresto-terapia in Europa e in Italia

 

Come dicevamo, la foresto-terapia è una pratica nata in Giappone che si concentra sia sui vantaggi psicologici e mentali dell’immersione in un ambiente naturale incontaminato sia sugli benefici fisici che la natura è in grado di apportare a diversi organi e apparati, come il sistema respiratorio, cardiovascolare e immunitario.

 

Su queste basi si fonda anche il programma scozzese di terapia forestale, che grazie al prezioso contributo della Forestry Commission Scotland, dal 2007 propone un piano terapeutico naturale (attualmente attivo in nove contee e suddiviso in più di duecento corsi) per i pazienti affetti da disabilità intellettive e relazionali.

 

Il progetto si serve del patrimonio boschivo scozzese e prevede esercizi fisici, passeggiate nella natura e attività ricreative di vario genere (come costruire casette per gli uccelli e scolpire il legno) per migliorare la salute mentale e fisica dei partecipanti.

 

Per quanto riguarda il nostro Paese, esistono diverse Stazioni di Terapia Forestale dove poter praticare il bagno nella foresta, una qualifica che le Autorità competenti stanno riconoscendo a numerosi sentieri e rifugi del CAI (Club Alpino Italiano) in base a criteri specifici, come la distanza dalle fonti di inquinamento e la composizione boschiva. Tra i siti già qualificati ricordiamo la foresta delle Valli del Natisone in Friuli Venezia Giulia, il Parco del Respiro in Trentino e il Bosco del Teso a Pian dei Termini nel pistoiese.

 

Prima però di dedicarvi a queste attività all’aria aperta procuratevi l’attrezzatura necessaria e magari anche un buon gps da trekking (ecco alcuni dei modelli più interessanti del mercato) per essere pronti a qualsiasi evenienza.

 

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