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Al Cartoon Village di Manciano si è parlato anche di sport

In occasione del Cartoon Village di Manciano abbiamo avuto l’occasione di poter avvicinare alcuni big del doppiaggio ed abbiamo chiesto loro di risolvere un interrogativo che attanaglia spesso gli appassionati di cartoni animati e di film: perché alcuni termini tecnici degli sport vengono tradotti in maniera approssimativa?

Lo abbiamo chiesto a Maura Cenciarelli (doppiatrice di Ralph Winchester nei Simpson, di Megan nei Griffin e di molti altri personaggi): <<Penso che si tratti di una necessità. Una delle prime serie sportive che ho doppiato è stata Mila & Shiro ed anche in quella occasione adattammo alcuni termini per far arrivare il concetto a chi guarda il cartone. Oggi c’è una supervisione maggiore data dal fatto che c’è più conoscenza sportiva nello spettatore rispetto al passato. Prima era diverso e mi ricordo che inizialmente anche il termine college veniva sostituito ed adattato alla realtà scolastica italiana con locuzioni come scuola media o scuola superiore. Era un modo per far capire immediatamente l’età del personaggio. Tra l’altro, sono una sportiva: amo il rugby. Sono passata dall’apprezzare il calcio ed il motociclismo all’apprezzare il rugby. Tutti sport tosti che rispecchiano la mia anima rock che mi fa essere anche una DJ e speaker radiofonica.>>

Abbiamo rivolto a Fabrizio Mazzotta (doppiatore di Krusty il clown nei Simpson, di Eros in Pollon, di Mizar in Atlas Ufo Robot e del Puffo Tontolone) la stessa domanda: <<Sono d’accordo con quanto ha detto Maura. A volte si semplificano cose che il pubblico italiano conosce poco. Adesso, per esempio, spesso sentiamo il termine coach che in precedenza veniva tradotto con la parola allenatore che è meno specifica. Piano piano ci stiamo internazionalizzando per quanto riguarda i termini tecnici, ma a volte dobbiamo ricorrere a delle semplificazioni per far comprendere meglio allo spettatore medio. Per esempio, nel baseball termini come home-run sono abbastanza conosciuti, ma altri più tecnici sono ancora poco noti in Italia anche se questo sport ha ormai un buon numero di appassionati anche da noi.>>

Mentre parlavamo con Mazzotta, però, è sbucato anche il piccolo Ralph Winchester (cose che soltanto al Cartoon Village possono accadere!) ed allora abbiamo chiesto anche a lui un parere sullo sport attuale. La risposta, candida come soltanto può essere una risposta di Ralph, è stata eloquente: << Lo sport è troppo complicato per me che so fare niente!>>.

Più piccante e pepato il cestista Gigi La Trottola (ovvero il suo doppiatore Stefano Onofri) a cui abbiamo chiesto della sua fissazione verso le mutandine bianche, leit-motiv del cartone animato: <<È importante vincere una partita, certo, ma anche una mutandina bianca ha il suo fascino…eh…ma stiamo anche qui a parlarne?>>

Al Cartoon Village non erano presenti soltanto doppiatori, ma anche grandi musicisti come Vito Tommaso (autore del tema di Love Boat, ma non solo) a cui abbiamo chiesto se avesse un aneddoto legato allo sport: <<Non ho mai scritto musiche legate direttamente allo sport, ma ho registrato per Rai Trade alcune ipotesi di sigle sportive. C’è un pezzo di chitarra che è adattissimo e forse verrà utilizzato. A me è capitato di scrivere soltanto per cartoni di avventure come Jet Robot, George della giungla, Peline Story o il tema della serie Love Boat che cantava Little Tony. Non so scegliere il brano a cui sono più affezionato perché ho cercato sempre di essere professionalmente onesto. Ogni pezzo che ho scritto è un po’ come un figlio e non posso avere preferenze.>>

A Manciano era presente anche Douglas Meakin (storica voce dei Rocking Horse e dei Superobots): <<Sono inglese ed ho sempre amato i Beatles ispirandomi a loro per scrivere canzoni. Ricordo che da ragazzo con uno scellino andavo a pranzo in un locale di Liverpool, la mia città. Quel locale era il Cavern e sul palco suonavano i Beatles che già allora erano sensazionali ed avevano un carisma unico. Arrivai in Italia nel 1966 con i Motowns a Firenze proprio nei giorni dell’alluvione e fu un inizio poco piacevole. Mi ricordo che la RCA mandò un automobile per prenderci e portarci a Roma perché non c’era da mangiare e da bere, non c’era più niente. Avevamo perso tutto, compreso il furgone che era completamente ricoperto di fango ed olio. Alla fine degli anni settanta, terminata la storia dei Motowns, registrai Mazinga ed in quella occasione nacquero i Superobots che si trasformarono in Rocking Horse, che vuol dire cavallo a dondolo, per le sigle come quella di Candy Candy. L’idea del nome alternativo venne al discografico Olimpio Petrossi. Ricordo che registrai la versione originale di Goal, la sigla del cartone di Shingo Tamai scritta da Luigi Lopez, ma poi preferirono far incidere a George Sims la versione definitiva poiché cantavo già troppe sigle in quel periodo. Un’ altra mia sigla che si può definire sportiva è quella di Sampei. Sicuramente è la mia preferita.>>

Durante il concerto, in cui sono state eseguite le sigle storiche dei cartoni animati, sul palco era presente un gruppo di bambini diretto dalla bravissima Rossella Rosati: <<Di solito è difficile dirigere un coro di ragazzi, ma non nel mio caso perché le mie bambine sono bravissime. Con il coro seguiamo da anni il Cartoon Village e, piano piano, hanno imparato ad apprezzare anche le sigle più vecchie come quella di Goldrake.>>

Manuela Cenciarelli, gemella di Maura, ci ha confessato: <<Ho doppiato Mila&Shiro, ma i miei cartoni preferiti sono Candy Candy, Jeeg Robot e Goldrake.>>

L’ultimo grande personaggio che abbiamo interpellato è nientemeno che il direttore di orchestra e musicista Vince Tempera: <<Ricordo di aver fatto una sigla della Domenica Sportiva tanti anni fa, parlo del 1974, insieme a Ciro Dammicco del Daniel Sentacruz Ensemble. Utilizzamo lo pseudonimo Zacar Orchestra. In quegli anni utilizzavamo varie sigle e pseudonimi come Nemo, che era lo pseudonimo ideato da un direttore artistico della EMI. Amava la musica dei Champs e fece incidere a Beppe Carletti dei Nomadi 20.000 leghe, mentre io ho inciso altri pezzi. Chi era libero in studio, incideva il pezzo.>>

Avere a che fare con Vince Tempera porta a toccare un tasto ben specifico della storia della musica italiana ovvero l’opera rock “Terra in bocca” dei Giganti: <<Terra in bocca l’ho suonato e l’ho anche scritto con i Giganti, in particolare con Mino Di Martino. È stata un’operazione importante che, purtroppo, ci è stata censurata dopo quindici giorni. Dopo la trasmissione in Rai è arrivata la telefonata di qualche dirigente o di qualche politico ad alto livello che ha detto che di mafia non si poteva parlare. Si è trattato della prima opera rock italiana ed una delle prime al mondo, una specie di Giulietta e Romeo ambientata in Sicilia. Nel punto in cui muore il protagonista sgorga l’acqua tanto attesa da tutto il paese. Lo suonammo con i Pleasure Machine, ovvero Ellade Bandini ed Ares Tavolazzi che portai da Ferrara a Milano.>>

Con quale spirito un maestro come Vince Tempera scriveva le sigle dei cartoni animati? <<Scrivevo quelle canzoni giocando, ma cercando comunque di fare cose che venissero ricordate come era successo con quelle della Disney interpretate anche da Louis Armstrong. Miei brani come Shooting Star o la sigla di Daitarn 3 fanno parte di quei pezzi difficili che tutti i bassisti imparano per migliorarsi. Ho scritto per due anni sigle e poi mi sono fermato. Quando suonavo con Francesco Guccini portavo a sua figlia, che allora era piccola, i dischi di Remi e di Ufo Robot. Vorrei essere ricordato proprio per Ufo Robot, un pezzo storico che ha rappresentato un momento di rottura sia come testo che come musica, un pezzo che è diventato un inno per più di una generazione. Negli anni successivi la qualità delle sigle si è abbassata e sono subentrate le canzoncine in stile Zecchino d’Oro con Cristina D’Avena, ma è normale: noi abbiamo aperto una strada, poi non puoi sapere cosa accade dopo e cosa ti porti dietro.>>

L’ultimo ricordo che ci affida Tempera è legato al calcio: <<Ero amico con Sandro Mazzola e dopo Ufo Robot mi chiese di scrivere l’inno dell’Inter perché sono interista. Era l’anno in cui i neroazzurri vinsero lo scudetto, il 1980. In quel periodo frequentavo per lavoro Roma ed andavo a vedere le partite dei giallorossi che non andavano benissimo. L’inno non era ancora “Grazie Roma”, ma una canzone di Lando Fiorini, ed i tifosi lo contestavano lanciando maledizioni ed imprecazioni. Scottato da tutto questo, non volli scrivere l’inno dell’Inter che poi venne scritto da Mino Reitano. L’Inter per anni non vinse nulla.>>

Giulio De Paola

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