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Partiamo col dire che in Italia è sempre complicato realizzare nuove strutture sportive sia per un eccesso di burocrazia che per vincoli di vario tipo.
In tale contesto, il centro sportivo Carlo Pucci di Roselle non ha certo rappresentato un’eccezione, anzi, viste le vicissitudini è l’emblema di quanto abbiamo appena detto.
Facciamo, però, un passo indietro.
Torniamo agli anni in cui l’Us Grosseto è stato posseduto dal vulcanico imprenditore viterbese Piero Camilli, un periodo d’oro culminato con sei anni consecutivi in Serie B e la Serie A sfiorata.
Soprattutto con il Grifone tra i cadetti, è diventato quasi necessario avere un centro sportivo di proprietà e Piero Camilli, detto il Comandante (così ribattezzato dai tifosi unionisti per il grande decisionismo), ha sempre voluto costruirne uno in città o nei dintorni di questa.
Sul perché ciò non sia avvenuto abbiamo pensato di chiederlo al diretto interessato, adesso impegnato nel rilancio del calcio a Viterbo.
Camilli, però, continua ad avere interessi a Grosseto ed è sempre informato sulle vicende biancorosse.
D’altronde, crediamo di non sbagliare se diciamo che l’ex-proprietario del Grifone è ancora un tifoso biancorosso.
Piero buongiorno. Spesso si parla di riformare profondamente il calcio italiano, ma qualcuno si dimentica che nel nostro Paese mancano anche le strutture adeguate. C’è tanto da rinnovare e innovare, non crede?
<<Buongiorno. Sì, sono assolutamente d’accordo. La carenza di strutture è ancor più evidente nelle grandi città rispetto ai piccoli paesi. Lo scorso anno ho fatto dei campionati giovanili a Roma ed è stato un delirio barcamenarsi tra le poche strutture disponibili. Ormai si pensa solo al grande calcio, alle partite in tv, a Sky, Dazn e compagnia bella, ma qui c’è da ripensare un po’ tutto. Tra l’altro, non mancano solo le strutture, ma è finito in secondo piano pure il gesto tecnico. Di fatto, anziché valorizzare la tecnica individuale, si punta più che altro all’aspetto fisico e ciò non va bene>>.
Da ex-amministratore pubblico e dirigente calcistico, passato e presente, quale difficoltà ha incontrato e incontra quando si tratta di costruire o ristrutturare profondamente degli impianti sportivi?
<<Beh, riuscire a costruire nuovi impianti nel pubblico è più facile perché si può attingere a fondi statali e i piani regolatori possono essere fatti ad hoc. Come privato, invece, mi basta ricordare quello che ho vissuto a Grosseto. Aggiungo, poi, che spesso ci sono vincoli ambientali, uniti alle prescrizioni delle Belle Arti e al ruolo che gioca la politica in determinate situazioni. In altre parole, per un privato costruire impianti sportivi può diventare un’odissea>>.
Come avrà letto, all’Us Grosseto è stata revocata la gestione del centro sportivo Carlo Pucci di Roselle. Che idea si è fatto della vicenda?
<<Vivo a Grotte di Castro, ma leggo regolarmente ciò che accade da voi. Da esterno dico che è una vicenda nella quale è difficile addentrarsi. Rammento, però, di aver visitato il centro sportivo di Roselle quando l’amico Alessandro Renaioli ha presentato il suo libro. Ecco, in quel frangente ricordo di aver ricavato l’idea di una struttura non all’altezza di quanto raccontato. Quando si fanno certe opere è bene prendere spunto da quelle esistenti altrove e funzionanti per adattarle alla realtà locale. Secondo la mia opinione, in quel centro sportivo mancano sia le strutture di gioco che quelle ricettive. Aggiungo, poi, che se una società di calcio si trova a pagare fin dai dilettanti oltre 16 mila euro mensili, che sarebbero poi scesi a circa 13 mila, per usufruire di una struttura come quella in questione, allora tutto si complica>>.
Sappiamo che quando è stato proprietario del Grosseto avrebbe voluto costruire un centro sportivo. Cosa ricorda di quel periodo?
<<Ricordo davvero con amarezza quanto è avvenuto allora. Al governo della città c’era il centrosinistra con sindaco Emilio Bonifazi e vice Paolo Borghi. Il Grosseto era in B ed era necessario programmare il futuro. Ho rappresentato al Comune la mia idea di costruire un centro sportivo con le mie risorse, ma mi sono sentito preso in giro. Mi hanno fatto vedere diverse aree, una delle quali al Pingrossino, senza riuscire a concretizzare la cosa. Rammento che al mio progetto ha aderito anche Banca della Maremma (ora Banca TeMa, ndr) perché avrebbe utilizzato il centro sportivo per il dopolavoro dei suoi dipendenti. Sarebbe stata una struttura completa, funzionale alle esigenze del Grifone in B e fruibile tutto l’anno. Taglio corto dicendo che la politica non ci ha aiutato, punto e basta. Proprio per questo, mi ha fatto sorridere vedere l’opposizione attuale, che è di centrosinistra, indignata per la vicenda del centro sportivo. Di sicuro, in Italia è più facile fare opposizione che non gestire la cosa pubblica, perché lì non servono polemiche strumentali, ma concretezza e capacità gestionale>>.
Sappiamo che il suo legame con Grosseto è rimasto costante nel tempo, perché alla nostra città è legato da ricordi che affondano nei tempi in cui lei era un bambino e continuano con suoi interessi imprenditoriali. Da non grossetano, però, come vede Grosseto?
<<A Grosseto sono stato anche recentemente e camminando in corso Carducci ho trovato tanta gente che mi ha salutato e riconosciuto. Significa che qualcosa di buono ho lasciato. Attestati di stima e di affetto che hanno finito per commuovermi. È vero, poi, che frequento la vostra città fin da quando ero molto piccolo. Il giorno tipico di visita era il giovedì, in compagnia di mio padre. Passare lungo il corso nel giorno del mercato era quasi impossibile. Adesso, invece, si percepisce un senso di decadenza comune ad altre città. D’altronde, Grosseto non ha industrie, ma vive essenzialmente di agricoltura e di turismo>>.
A livello calcistico, invece, cosa pensa dell’Us Grosseto inserito nel girone B di Serie C, soprattutto dopo l’esordio positivo contro lo Spezia?
<<Devo dire che il girone B è quello dove si gioca e si giocherà di più a calcio. In quello C, invece, secondo me peserà molto anche il fattore ambientale. Comunque, ho visto Grosseto-Spezia e le impressioni che ho ricavato sono state piuttosto nette. Lo Spezia, ad esempio, mi ha fatto una pessima impressione. Squadra messa male in campo con giocatori inadatti in certi ruoli. Non puoi giocare troppo alto con gente pachidermica nelle retrovie. Non dimentico, poi, che i liguri sono allenati da Turati. Sappiamo tutti cosa ha fatto da calciatore quando ha vestito la maglia del Grosseto, inutile aggiungere altro. Per quello che riguarda il Grifone, invece, mi piace sottolineare come sia una squadra tipica di Paolo Indiani, un allenatore bravo e vincente. Ho trovato i biancorossi brillanti, giovani e capaci di proporre un bel calcio. Penso che gli unionisti potrebbero riuscire a disputare un campionato tranquillo, anzi, me lo auguro con tutto il cuore. L’unica incognita è il rendimento esterno, ma già dal match fuori casa contro l’Ostiamare capiremo se il Grosseto ha personalità o meno. Peraltro, ho assistito anche a Perugia-Ostiamare e lì più che a calcio hanno giocato a calci>>.
Lo scorso anno il sindaco di Viterbo l’ha chiamata per salvare la Viterbese invischiata nella lotta per non retrocedere in Promozione. Missione compiuta, pur se ai play-out. Quest’anno, invece, la Viterbese, trovata da lei fortemente indebitata, sparirà e verrà sostituita dal Campagnano, una sua creatura, grazie alla quale i sostenitori gialloblù torneranno a vedere la Serie D. Che obiettivi ha insieme ai suoi figli?
<<La Viterbese l’ho venduta a Romano lasciandola ai suoi massimi storici in C. Dopo diversi anni sono tornato su richiesta del Comune di Viterbo, ma ho trovato una catastrofe. Per questo ho deciso di portare i libri contabili in tribunale, perché è giusto che chi ha fatto danni se ne assuma la responsabilità. Ovviamente, non potevo lasciare Viterbo senza calcio e ho sfruttato la possibilità dell’operazione Campagnano grazie alla quale faremo la D anziché l’Eccellenza. Obiettivi stagionali? Un campionato tranquillo volto a consolidarci>>.
Per concludere, un messaggio ai tifosi biancorossi e alla città di Grosseto.
<<È importante che la città stia vicino alla squadra. Auspico, poi, un momento di serenità tra Comune e Us Grosseto perché fare calcio non è semplice. Nella mia esperienza grossetana a volte la presenza della politica è stata un corpo morto. D’altronde, nei quindici anni da proprietario del Grifone sento di dover salvare solo due politici: Gabriele Bellettini e Alessandro Antichi. Il primo è stato una gran brava persona e mi ha sempre mostrato vicinanza. Antichi, però, ha superato tutti. Ricordo quando c’è stato il tentativo da parte di un club avversario di “rubarci” il legittimo ripescaggio in C2. Quel giorno, l’allora sindaco di Grosseto è venuto a sostenere me e il Grifone in attesa della buona notizia del ritorno tra i professionisti. Ricordo ancora che la sera Antichi ci ha portato a festeggiare>>.












