Estonia: Galgani e Maramotti, due Donne da non sottovalutare! Galgani un soffio dal podio. Maramotti un lungo per “allenamento” verso i mondiali

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Due giorni di pioggia, vento, freddo e condizioni proibitive in Estonia. Fabia Maramotti chiude il Full Ironman in 10 ore e 36 minuti, Guido Petrucci costretto al ritiro dal freddo. Nell’Ironman 70.3 straordinaria Roberta Galgani, quarta di categoria alla sua seconda esperienza sulla distanza.
Il triathlon è anche questo. Non sempre sole, mare cristallino e strade da cartolina. A volte è freddo, pioggia, nebbia, acqua gelida e quella domanda che, prima o poi, arriva nella testa di ogni atleta di endurance: continuare oppure fermarsi?
A Tallinn, in Estonia, la Triathlon Grosseto ha vissuto due giorni che difficilmente saranno dimenticati. Il 22 e 23 agosto i colori maremmani sono tornati sul palcoscenico internazionale Ironman, prima con Fabia Maramotti e Guido Petrucci impegnati nella Full Distance, poi con Roberta Galgani al via dell’Ironman 70.3. Ad attenderli un clima tutt’altro che estivo, con temperature intorno ai 15 gradi, un forte vento con raffiche importanti, pioggia fredda, nebbia, asfalto bagnato e un clima classico estone, freddo. Proprio questo clima ha finito per diventare uno degli avversari principali della competizione.
La prima grande impresa porta ancora una volta il nome di Fabia Maramotti.
Alle 7 del mattino di sabato 22 agosto Tallinn era avvolta dalla nebbia quando gli atleti sono entrati in acqua per affrontare i 3,8 chilometri della prima frazione. Fabia ha scelto ancora una volta la tecnica prima della comodità. Nonostante la temperatura dell’acqua, è partita con una muta smanicata, una scelta coraggiosa che le ha consentito maggiore libertà nella bracciata e che nelle mani di un’atleta della sua esperienza si è trasformata in una prestazione straordinaria.
Maramotti ha affrontato correnti e una temperatura dell’acqua non proprio confortevole ed è uscita comunque dall’acqua in terza posizione, completando i 3,8 chilometri in appena 57 minuti.
Ma è sulla bicicletta che la professionista emiliana, ormai adottata sportivamente dalla Maremma, ha messo in scena una delle prestazioni più impressionanti della sua gara.
Il percorso estone, quasi interamente pianeggiante e interrotto soltanto da qualche piccolo dislivello, era teoricamente perfetto per spingere. Il problema era tutto ciò che stava intorno: freddo, pioggia, forti raffiche di vento che su un asfalto bagnato non garantivano serenità. Fabia ha percorso i 180 chilometri in 4 ore e 31 minuti, facendo registrare una media vicina ai 40 chilometri orari e arrivando alla seconda transizione in seconda posizione di categoria.
Numeri che raccontano da soli il livello della prestazione.
Restava però una maratona.
Quarantadue chilometri sotto una pioggia battente e con temperature decisamente poco favorevoli, dopo aver già nuotato per 3,8 chilometri e pedalato per 180. Il freddo ha cominciato inevitabilmente a presentare il conto, creando difficoltà muscolari e rendendo ancora più dura una distanza che, in condizioni normali, rappresenta già una delle prove più estreme dello sport.
Ed è qui che Fabia ha dimostrato che essere un’atleta di alto livello significa anche saper leggere una gara.
Tallinn non rappresentava l’obiettivo principale della sua stagione. Tra poche settimane ad attenderla ci saranno infatti i Campionati del Mondo Ironman 70.3 di Nizza, qualificazione conquistata con la splendida prestazione di Alghero. Trasformare una gara di preparazione in un rischio muscolare non avrebbe avuto alcun senso. Maramotti ha quindi scelto di gestire lo sforzo, abbassare il ritmo e preservare il proprio fisico, completando comunque la maratona in circa quattro ore e mezza.
La finish line è arrivata dopo 10 ore e 36 minuti di gara. Fabia Maramotti ha chiuso il Full Ironman di Tallinn in una “modesta” quinta posizione di categoria.
Un altro risultato internazionale di enorme valore per l’atleta e per la Triathlon Grosseto, ma soprattutto un test durissimo superato sulla strada che adesso porta verso il Mondiale di Nizza.
La stessa giornata ha raccontato però anche un’altra faccia dello sport.
Quella di Guido Petrucci, atleta e tecnico della Triathlon Grosseto, uomo che all’interno della società è ormai sinonimo di imprese fuori dall’ordinario e che proprio pochi giorni prima aveva seguito Andrea Matta, Michelangelo Biondi e Fabia Maramotti nei 22 chilometri in mare aperto della “Da Porto a Porto” all’Argentario.
A Tallinn, questa volta, il suo avversario più difficile non è stato il cronometro.
È stato il freddo.
La temperatura dell’acqua, una corrente noiosa e soprattutto la visibilità fortemente ridotta dalla nebbia hanno reso complicata fin dall’inizio la frazione di nuoto. Per qualche momento è arrivato anche il panico, quella sensazione che in acqua può mettere in difficoltà persino un atleta esperto.
Ed è stata proprio l’esperienza di Guido a fare la differenza. Ha gestito quel momento, ha ritrovato lucidità, ha scacciato la paura ed è riuscito a portare a termine la frazione.
Quello che non è riuscito a scacciare, però, è stato il freddo. E il freddo estone si fa sentire anche ad agosto, all’improvviso, 16 gradi!
Una volta salito in bicicletta, ancora bagnato dalla frazione di nuoto, chilometro dopo chilometro, con pioggia, raffiche improvvise di vento e le basse temperature hanno continuato ad aggredire il fisico. Intorno al novantesimo chilometro i problemi alle gambe e alla schiena sono diventati importanti.
Ed è arrivata la decisione più difficile. Fermarsi.
Per un atleta abituato alle imprese estreme, accettare un ritiro può essere infinitamente più difficile che continuare. Ma Guido Petrucci è anche un tecnico e da anni insegna ai suoi atleti un principio fondamentale: conoscere il proprio corpo, rispettarlo e soprattutto saperlo ascoltare.
Questa volta ha dovuto applicare a sé stesso ciò che tante volte ha spiegato agli altri.
Il ritiro resta un colpo duro, soprattutto per chi è abituato a non mollare. Ma in determinate condizioni la vera esperienza non consiste nel riuscire a resistere a qualsiasi costo. Consiste nel capire quando quel costo sta diventando troppo alto.
Ventiquattro ore più tardi, domenica 23 agosto, la Triathlon Grosseto è tornata sulla linea di partenza.
E questa volta è arrivata una delle sorprese più belle dell’intera trasferta estone.
Roberta Galgani ha sfiorato il podio dell’Ironman 70.3 di Tallinn per una manciata di secondi, chiudendo quarta di categoria alla sua seconda esperienza sulla distanza.
Un risultato che assume un significato ancora maggiore conoscendo la sua storia.
Soltanto due anni fa Roberta aveva timore dell’acqua e accompagnava il compagno Guido Petrucci alle gare condividendone soprattutto la passione. Oggi è lei a ritrovarsi davanti a una classifica internazionale, a pochi secondi da un podio Ironman70.3.
Questa volta, si può davvero dire che l’allieva abbia superato il maestro.
Le condizioni della domenica erano leggermente migliori rispetto alla giornata precedente, ma chiamarle favorevoli sarebbe stato impossibile. L’acqua aveva guadagnato appena un paio di gradi e il freddo continuava a rappresentare un problema serio.
Proprio il nuoto, la disciplina che più di tutte ha segnato il percorso sportivo di Roberta, rappresentava il primo grande ostacolo. Lo ha superato.
Galgani è uscita dall’acqua in settima posizione di categoria. Qualche minuto per recuperare la   temperatura corporea e poi subito sulla bicicletta, dove la gara ha cominciato a cambiare volto.
Sui 90 chilometri del percorso, con asfalto bagnato, pioggia, temperature basse ed un vento che non accennava a terminare, Roberta ha mantenuto una media di circa 25 chilometri orari, recuperando posizioni fino ad arrivare alla seconda transizione quarta di categoria.
A quel punto mancava una mezza maratona.
Ventuno chilometri nei quali Galgani ha corso con una regolarità impressionante. Passo dopo passo, con la precisione di un orologio, ha continuato a recuperare terreno fino ad arrivare addirittura a sognare la seconda posizione.
Il podio, alla fine, è sfumato per pochissimo.
Ma la quarta posizione conquistata a Tallinn cambia definitivamente la prospettiva.
Roberta Galgani, alla sua seconda esperienza in un Ironman 70.3, non è più soltanto un’atleta che vuole arrivare al traguardo. È un’atleta di categoria con la quale, da questo momento, bisognerà fare i conti.
Raggiunta telefonicamente a Tallinn subito dopo la gara, ancora alle prese con il freddo e con il recupero, Roberta non ha nascosto l’emozione.
«È un’emozione enorme, non me lo sarei mai immaginata. Freddo, meteo avverso, ieri ho visto persone ritirarsi e soffrire durante il Full Ironman ed ero molto indecisa se partire o meno. Poi Guido mi ha rassicurata e quando mi sono tuffata in quelle acque fredde ho pensato soltanto ad arrivare fino in fondo. Ho sofferto molto il nuoto per il freddo e la frazione della bici per via delle forti raffiche di vento che sull’asfalto bagnato non davano le migliori condizioni, meglio non rischiare. La corsa è andata bene, me la sono goduta, seppur infreddolita il tifo di Fabia e Guido è stato fondamentale. Poi quando ho visto al finishline è stato tutto bellissimo».

E fino in fondo è arrivata davvero. A pochi secondi da un podio che, soltanto qualche tempo fa, sarebbe sembrato persino impossibile immaginare.
Da Grosseto sono arrivate immediatamente anche le congratulazioni del presidente Riccardo Casini, orgoglioso di tutti gli atleti che hanno avuto il coraggio di affrontare una trasferta e una competizione rese eccezionalmente difficili dalle condizioni meteorologiche.
Tallinn consegna così alla Triathlon Grosseto tre storie completamente differenti.
Quella di Fabia Maramotti, quinta in un Full Ironman dopo una frazione ciclistica impressionante e ora pronta a concentrare ogni energia verso il grande appuntamento mondiale di Nizza. Quella di Guido Petrucci, che proprio nel giorno del ritiro ha dimostrato forse uno degli insegnamenti più importanti che un tecnico possa trasmettere ai propri atleti: il coraggio non è soltanto continuare, ma anche sapere quando è necessario fermarsi.
E infine quella di Roberta Galgani. La donna che aveva paura dell’acqua, che accompagnava Guido alle gare e osservava quel mondo da fuori. Oggi, alla sua seconda esperienza sulla distanza, è quarta di categoria in un Ironman 70.3 internazionale.
Dalla Maremma all’Estonia, sotto la pioggia e nel freddo del Baltico, la Triathlon Grosseto torna a casa senza bisogno di contare soltanto le medaglie.
Perché alcune delle vittorie più importanti, nel triathlon come nella vita, non si trovano scritte sulla classifica.

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