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Ulmi (Lega): “Per fronteggiare l’emergenza e garantire la sicurezza creare almeno un ospedale interamente Covid per provincia.

Preoccupazione anche per la carenza
dei vaccini antinfluenzali e dei dpi”

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Creare almeno un ospedale interamente Covid per provincia, ma attenzione anche ai vaccini antinfluenzali che attualmente, in provincia di Grosseto, sono carenti e non si possono registrare ritardi sulla distribuzione dei dispositivi di protezione individuali ai medici di base, come avvenuto nelle scorse settimane”. Lo sostiene il consigliere regionale della Lega Andrea Ulmi. “Il Presidente Giani – afferma Ulmi- nella sua ordinanza parla di convertire a cure intermedie Covid almeno l’80 per cento dei posti letto. Ritengo che invece sia necessario trasformare in Ospedale interamente Covid, almeno una o più strutture per provincia. Innanzitutto perché questo permette un isolamento ed un lavoro effettuato in maggior sicurezza evitando il disagio, ad esempio, di spostare intere unità operative dagli ospedali principali agli altri. Inoltre avremmo minori problemi di sanificazioni ed eviteremmo i problemi della scorsa primavera con il reparto Covid di Grosseto situato fisicamente lontano dalle sale in cui effettuare gli esami diagnostici”. Secondo Ulmi occorre anche assumere rapidamente un numero superiore di medici e di addetti ai controlli. “Già con un’ordinanza, la n. 19 del 25 marzo 2020 dunque in piena emergenza, erano previste nuove assunzioni a tempo indeterminato – afferma il consigliere- Credo che basti ripartire da lì, ma occorre agire in fretta”. L’altra preoccupazione di Andrea Ulmi è la carenza di vaccini. “Mi risulta – afferma- che già fosse carente quello ‘adiuvato’ che solitamente viene somministrato agli ultra 75enni, cioè alle persone a maggior rischio. Mi è stato riferito che fino al 5 novembre sia stata sospesa la distribuzione ai medici di famiglia. Credo che sia necessario agire immediatamente”. Anche sui Dpi per i medici di base il consigliere Ulmi chiede una distribuzione costante. “Sono iniziate le vaccinazioni – afferma- con i medici di base che non avevano ancora ricevuto i nuovi Dpi, dunque operando con una scarsa protezione o utilizzando quelli che erano avanzati dalla scorsa primavera. Non è tollerabile che questo accada, per la sicurezza del medico e dei pazienti”.

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