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Calcio

Matteo D’Angella: “Dopo il lockdown la parola d’ordine è prevenzione”

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GROSSETO – “Dopo il periodo del lockdown, la parola d’ordine per la ripresa dell’attività motoria di un calciatore dilettante è cautela e prevenzione”. Questo quanto affermava il noto fisioterapista altoatesino Matteo D’Angella , oramai maremmano d’adozione , visto che è a Grosseto da più di dodici anni, nel corso della prima nostra intervista di qualche tempo fa .

Oggi con Matteo D’Angella vogliamo cogliere l’occasione e capire come e in che modo , secondo la sua esperienza un fisioterapista deve approcciarsi ad un paziente, ad un calciatore nello specifico, in caso di malaugurato infortunio. Quali linee adotta. “ La riabilitazione fisioterapica- spiega Matteo D’Angella – ha lo scopo di far tornare l’atleta, la persona , allo sport praticato o alle normali attività nei minori tempi possibili. Si tratta di una rieducazione specifica. Ad personam. Ad oggi, i cosiddetti protocolli da adottare non esistono più, ovvero ogni paziente, ogni singola lesione anche magari similare tra i vari giocatori e atleti cambia il tipo di recupero. Anche perché dobbiamo essere sempre più specifici, minuziosi, nell’affrontare le problematiche, per arrivare al recupero pieno. Per questo assume importanza fondamentale approcciarsi al paziente conoscendolo in toto.

Nel caso di un calciatore, per esempio, occorre inquadrare il tipo di ruolo , la costituzione fisica, la figura. La bravura del fisioterapista in un primo approccio sta proprio in questo,capire chi abbiamo di fronte , con cosa abbiamo a che fare. Un esempio: un calciatore che gioca da difensore centrale e si presenta con una lesione muscolare ,in quel distretto muscolare , dovrà essere trattato necessariamente, differentemente da un altro che ha lo stesso tipo di situazione, nello stesso distretto muscolare, una lesione molto simile , ma non gioca nello stesso ruolo.

Ognuno , ha una postura diversa, sollecita parti muscolari diverse, ha un modo di correre diverso , una differente conformazione fisica tutti elementi che diventano sostanziali per capire poi come intervenire. Ecco perché non si può più parlare di protocollo generale. Occorre partire, invece, dal presupposto – chiosa Matteo D’Angella -che ogni persona, sia una atleta o meno, è a se”. Diceva qualcuno, ogni persona è un essere unico e di fatto, preso di per se stesso. Ha una sua unicità. Questo è il tipo di approccio che lo studio D’Angella ha nei confronti di chiunque si rivolga a lui e al suo staff, per una qualsiasi terapia riabilitativa. Ad ognuno, alla stessa stregua di un grande sarto, Matteo D’Angella cuce il proprio sul paziente il proprio abito terapeutico. Nulla è lasciato al caso. E non può essere diversamente. Basta guardare quando Matteo D’Angella parla , spiega della sua professione, lo fa con una luce negli occhi che la dice lunga su come ami il suo lavoro, di quali soddisfazioni professionale e umane si stia togliendo.

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