
Calcio
Arbitri: risorse del calcio da tutelare
Momento di pausa per il periodo pasquale per i campionati dilettantistici, e forse adatto per un momento di riflessione: non di calcio giocato o di pronostici. Non si parla di giocatori, squadre o dirigenti in particolare parliamo di sportività e rspetto.
Non si parla di una squadra e né tantomeno un giocatore. Ma è la base fondamentale dello sport.
Dalle notizie che ci pervengono da tanti, troppi campi a livello nazionale, la situazione di questi due dogmi dello sport si va a farsi “benedire”.
Anche da noi recentemente, in un campo di terza categoria, si è assistito ad un fatto più che spiacevole. A fronte di un ammonizione, un giocatore avrebbe affronta il direttore di gara colpendolo con una testata al volto come riportato dal comunicato ufficiale della delegazione provinciale Figc.
Questo non è calcio, questo non è sport. Da vecchio spettatore del calcio dilettantistico, la classe arbitrale è sempre stata “bistrattata” a torto o ragione, ma prima si parlava di tifo, ora non più.
Non voglio certamente ergermi a paladino o difensore della classe arbitrale. Onestamente e con la mano sul cuore immedesimiamoci in un ragazzo di 17/18 anni che deve andare ad arbitrare una partita di terza categoria, in un paesino anche a 100/150 km di distanza, mandato li per esigenza, come può scendere tranquillo in campo per fare per quello che è stato chiamato?
Lui deve dirigere una partita, e farlo al meglio possibile, magari prendendosi gli insulti del pubblico. E certamente lo fa per passione, non per il rimborso spese. Però c’è una differenza importante: lui è solo.
Non è come difendere il compagno di squadra aggredito dagli avversari.
Luì è quello che talvolta (tante volte) al triplice fischio batterebbe il record dei 100 metri, dribblando i giocatori che vogliono spiegazioni da lui in maniera energica, per entrare nello spogliatoio in attesa che la situazione si possa calmare.
Gli arbitri sono persone e sportivi che vanno rispettati soprattutto come persone.

















