Gianluca Scafuro, atleta grossetano del Cykeln Team di Firenze, ha concluso in 17ª posizione la Race Around Rwanda 2026, una delle competizioni di ultracycling più impegnative del continente africano. L’impresa è stata portata a termine con Impanga, una cargo bike artigianale costruita su misura da Tommasini Biciclette di Grosseto: 1.005,88 km percorsi attraverso le “mille colline” ruandesi, 19.349 metri di dislivello positivo, 59 ore di movimento effettivo per un tempo totale di 93 ore e 34 minuti. Il traguardo è stato tagliato alle ore 2:38 del 6 febbraio, al termine di una sfida che ha visto 150 atleti prendere il via da Kigali il 1° febbraio.
Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per sentire le sue impressioni. <<All’inizio la gente mi guardava tipo ‘ma questo è matto, va con una cargo?. Poi Impanga ha dimostrato che funziona eccome!>>, spiega Scafuro. La scelta di utilizzare un cycle truck invece di una bici gravel tradizionale nasce da una precisa volontà: dimostrare che una cargo bike evoluta può affrontare anche competizioni estreme. <<In Rwanda tanta gente usa biciclette ogni giorno per trasportare di tutto: riso, bombole del gas, mattoni, frutta. Volevo dimostrare che un cycle truck fatto bene può affrontare anche una gara così tosta>>, aggiunge l’atleta.
Impanga, che in kinyarwanda significa “gemello”, è stata progettata e costruita da Tommasini Biciclette di Grosseto con geometrie studiate specificatamente sulle misure biomeccaniche di Scafuro. Il telaio in acciaio, materiale scelto per la sua resistenza e capacità di assorbire le vibrazioni, presenta un baricentro basso che garantisce stabilità anche su pendenze estreme. <<Il nome Impanga significa ‘gemello’ in kinyarwanda. Perché la Maremma e le colline rwandesi si assomigliano: stessa terra rossa, stesso profilo duro, stessa cultura della fatica>>, spiega Scafuro.
Il momento più difficile è arrivato al chilometro 750, durante la notte. <<Avevo freddo, fame e le energie erano finite. Andavo a piedi con la bici a mano, non riuscivo neanche a salire in sella>>, racconta l’atleta. Dopo una breve sosta al checkpoint 4, al chilometro 780, Gianluca ha trovato le energie nervose ed è ripartito per completare gli ultimi 220 km fino a Kigali. Tra i momenti più significativi, invece, l’attraversamento notturno del Nyungwe National Park, foresta pluviale a 2500 metri di altitudine. <<Sei lì a 2500 metri, circondato dalla giungla, l’umidità è altissima. La salita è dura, ma c’è una pace strana. Ecco, in quei momenti capisci perché fai queste cose>>, ricorda Scafuro.
L’impresa è stata resa possibile grazie al supporto di partner tecnici d’eccellenza: Tommasini Biciclette per la costruzione della cargo bike, Udog per le scarpe gravel utilizzate per tutti i 1.005 km di percorso, Rockbros per l’abbigliamento tecnico e il casco, e il Ministero dello Sport Rwandese per il supporto logistico. <<Quando passi 59 ore effettive in movimento, i piedi sono fondamentali. E i miei hanno retto benissimo grazie a Udog>>, sottolinea Scafuro. <<Rockbros mi ha permesso di gestire sbalzi termici di oltre 30 gradi, dalle piogge tropicali al caldo asfissiante>>.
Impanga non è solo una bici da competizione, ma il prototipo di un progetto più ampio. <<È il prototipo di un progetto più grande: portare questa tecnologia cargo in Rwanda per migliorare la vita di chi usa la bici per lavoro ogni giorno>>, spiega l’atleta del Cykeln Team. L’obiettivo è dimostrare come cycle truck moderni ed efficienti possano fare la differenza nella quotidianità dei lavoratori rwandesi che utilizzano biciclette per trasportare carichi pesanti sulle colline del Paese.
La Race Around Rwanda è una competizione di bikepacking self-supported che si svolge interamente attraverso il territorio rwandese. Con partenza e arrivo a Kigali, gli atleti affrontano circa 1.000 km e quasi 20.000 metri di dislivello positivo in completa autonomia, senza assistenza esterna, attraversando il Nyungwe National Park e le iconiche “mille colline” rwandesi.