
Amatoriali
Nike League Grosseto, la sesta giornata racconta verità scomode
C’è un calcio che non fa notizia nazionale, ma che profuma di spogliatoio, di orgoglio e di nervi scoperti. È quello della Nike League Grosseto, dove il weekend ha lasciato più di una storia da raccontare e qualche certezza in meno di quanto si pensasse.
Al “Turbante Stadium” (metaforico ma non troppo), l’Fc Turbante fa il lavoro sporco e lo fa bene: 4-0 al Real Madrink. Partita bifronte, come certe amicizie. Primo tempo in equilibrio, con il Madrink che tiene botta e illude di poter reggere l’urto. Poi la ripresa, e lì il Turbante alza il
volume, cambia marcia e trasforma il campo in una pista privata. Il risultato finale è severo, ma onesto.
Se invece cercavate il caos, lo avete trovato in Madness–SkyBlueVillage, finita 5-8. Non una partita, ma una rissa calcistica travestita da match. Ritmi folli, contrasti sopra il consentito e nervi saltati: due espulsi per la Madness che paga a caro prezzo una cattiveria più distruttiva che utile. SkyBlueVillage ringrazia, segna otto volte e porta a casa una vittoria che pesa anche sul piano psicologico.
Non c’è stata storia, invece, in As Nacot–Anonimus, terminata con un impietoso 0-17. Una di quelle partite che finiscono presto nella testa di chi perde e non finiscono mai sul tabellino. Anonimus gioca sul velluto, As Nacot affonda senza appigli. Troppa la differenza, quasi crudele il punteggio, ma il calcio dilettante sa essere spietato quando manca l’equilibrio.
Il piatto forte, però, era l’ultimo. Feet Lovers–Sporting Beuda 3-5, la più combattuta, la più vera, la più “da prime della classe”. Sessanta minuti (mentali) di duelli, sorpassi e contro-sorpassi. Feet Lovers lottano, Beuda risponde colpo su colpo e alla fine porta a casa una vittoria pesante, di quelle che valgono più dei tre punti perché mandate un messaggio al campionato: per il vertice bisogna passare da qui.
La Nike League Grosseto continua così, tra goleade, risse sportive e battaglie d’alta quota. Un calcio che non chiede permesso, ma pretende attenzione. E forse, in fondo, è proprio questo il suo bello.
Articolo di Alfonso Picozzi
Foto di Stefania Acierno


















