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Calcio, asfalto e denaro sprecato. Il paradosso calcistico corre lungo la Sarzanese-Valdera.

Oggi vogliamo raccontarvi una situazione calcistica che si presenta lungo la Sr 439, nota come Sarzanese-Valdera. Ebbene, ci concentreremo sul tratto di strada che va da Massa Marittima a Pomarance, una lunga lingua d’asfalto che tocca otto località (tre in Provincia di Grosseto e cinque in quella di Pisa), le quali hanno in comune una cosa: l’utilizzo di tantissimi addetti ai lavori e calciatori livornesi. Stiamo parlando di Massa Marittima, Montieri, Monterotondo, Castelnuovo, Larderello, Montecerboli, Serrazzano e Pomarance. Non è tanto sull’utilizzo smodato (e assolutamente legittimo) di allenatori e giocatori livornesi che vogliamo soffermarci, ma sull’assurdità dei costi sostenuti per farlo e le conseguenze che tutto questo porta in un calcio dilettantistico sempre più in crisi. A segnalarci la situazione paradossale, col solo intento di far riflettere, sono stati alcuni addetti ai lavori che conoscono bene quanto accade lungo quei 43 km. di cui stiamo parlando e che hanno chiesto di rimanere anonimi proprio per evitare inutili polemiche.

<<Vorrei darvi lo spunto per una riflessione seria su quanto sta accadendo a livello calcistico tra Massa Marittima e Pomarance, dove ci sono sei società di calcio, tre grossetane e tre pisane, che anziché cercare di favorire i giocatori del posto, vanno ad attingere a piene mani nel Livornese. Mi riferisco al Massa Valpiana, al Montieri e al Monterotondo per quello che concerne la nostra zona, ma anche al Castelnuovo, alla Geotermica (ovvero Larderello, Montecerboli e Serrazzano) e al Pomarance per l’area pisana. Il problema non è l’uso smodato di allenatori e giocatori provenienti dal Livornese, quanto il costo assurdo che questa cosa ha nell’economia di club mediamente piccoli. Ho fatto un conto con dati alla mano e posso dire che far venire tutta questa gente dalla Provincia di Livorno costerà complessivamente circa 500 mila euro per questa stagione. Una vera e propria follia. Si tratta di una cifra di cui sono piuttosto sicuro e che deve far riflettere>>. Questa è una delle prime testimonianze raccolte.

C’è, poi, chi ha detto: <<Mi e vi domando: ha senso affidarsi ad esterni, con costi che lievitano a vista d’occhio, quando ci sarebbe la possilità in molti casi di utilizzare la gente del posto? Spesso, poi, i forestieri non sono neppure un granché, ma vengono portati dall’allenatore livornese di turno che si circonda di gente di sua fiducia. Chiaramente, se per fare anche campionati di Prima, di Seconda o addirittura di Terza ci si affida a tantissimi giocatori esterni, quei giocatori locali che potrebbero tranquillamente giocare in tali categorie alla fine sono costretti a smettere>>.

Nell’ascoltare le varie testimonianze, ci sono stati fatti gli esempi di Guareri e Ferri, vittime di questo paradosso in un calcio dilettantistico sempre più privo di risorse. Proprio Guareri, a quanto abbiamo scoperto, è un 2000 che a causa del poco spazio avuto per l’arrivo di tanti giocatori esterni per un periodo ha addirittura smesso. Successivamente ha trovato chi gli ha dato fiducia ed è stato conteso da Atletico Piombino in Eccellenza e Monterotondo in Promozione. Alla fine, Guareri ha accettato di giocare nel Monterotondo, vicino casa. Effettivamente, prima di attingere a piene mani da fuori, magari per disputare dei campionati interprovinciali o provinciali, sarebbe meglio provare a dare spazio ai ragazzi del posto, con conseguente abbattimento dei costi e soddisfazioni per i vari sodalizi interessati.

A rincarare la dose c’è l’ultima testimonianza: <<Personalmente trovo assurdo che ci siano club capaci di avere allenatori e, mi pare, diciannove elementi su ventidue delle rispettive rose provenienti dal Livornese. Perché tutto ciò? A chi giova? Visto il momento di difficoltà del nostro calcio, con effetti che si riverberano anche e soprattutto nei piccoli paesi come quelli di cui stiamo parlando, perché non provare a valorizzare i giovani del posto, anziché andare a pescare altrove con costi assurdi? In questo c’è una grossa responsabilità anche da parte di alcuni Comuni, che buttano letteralmente dei soldi accontentando, più o meno consapevolmente, le richieste di dirigenti calcistici fin troppo incompetenti. Ecco, anche quello dei dirigenti che hanno poco a che fare col calcio o che non hanno le competenze necessarie per svolgere tali mansioni è un altro grosso problema da superare. Tuttavia, la cosa più grave resta lo spreco di denaro da parte delle società che vanno a pescare giocatori fuori zona, spesso per proporre un calcio in categorie a malapena decorose. A mio giudizio, meglio un allenatore o un giovane del posto, rispetto a chi viene da fuori e fa sprecare inutilmente le poche risorse di club dilettantistici così piccoli>>.

A ben pensarci, determinati cambiamenti dovrebbero partire proprio dalle società più piccole e periferiche, ma senza dirigenti e soggetti adeguati, in grado di comprendere queste esigenze, sarà un’impresa impossibile.

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Giornalista pubblicista, è appassionato di calcio e statistiche sportive. Vanta esperienze e collaborazioni col Guerin Sportivo (al tempo diretto da Marino Bartoletti), Telemaremma, Tv9, Calciotoscano.it, Biancorossi.it, Vivigrossetosport.it, Tuttob.com e Pianetab.com. All'inizio si è occupato principalmente di Serie B e di Lega Pro, poi anche di Serie D e di Eccellenza. È co-autore del libro Cento passi nella storia, scritto in occasione dei 100 anni dell'Us Grosseto. Da novembre 2014 è il vice-direttore di Grosseto Sport. Ha condotto per tre anni le trasmissioni web Il lunedì del Grifone e D lunedì c'è il Grifone. È il commentatore delle partite dell'Us Grosseto su Gs Tv e su Eleven Sports, nonché del Follonica Gavorrano e dell'Us Grosseto Primavera 3. Ha collaborato anche con Sportitalia.
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