COURMAYEUR – Ci sono imprese sportive che superano i confini della logica per entrare nel territorio della leggenda personale. Quella scritta da Luca Volpe al Tor des Géants (TOR330) è, senza ombra di dubbio, una di queste. Nei giorni scorsi, l’atleta maremmano ha tagliato il traguardo di Courmayeur, completando un viaggio immenso di 336,1 chilometri e oltre 24.000 metri di dislivello positivo. Ma a rendere questo traguardo qualcosa di straordinario è il retroscena: appena tre settimane fa, Luca stringeva tra le mani il titolo di Finisher all’UTMB di Chamonix, la leggendaria gara da 170 chilometri attorno al Monte Bianco. Chiunque mastichi di corsa in montagna sa che completare una sola di queste prove richiede anni di sacrifici; concatenarle entrambe in meno di un mese, sfidando i limiti del recupero umano, è un’impresa titanica riservata a pochissimi eletti. Gareggiando con il pettorale 1581, Luca Volpe ha gestito lo sforzo, il sonno e la fatica con la lucidità del veterano e il cuore del sognatore. Ha fermato il cronometro ufficiale a 147 ore, 43 minuti e 1 secondo, conquistando una monumentale 638ª posizione assoluta in un parterre che vedeva al via i migliori specialisti mondiali della disciplina.
Un cammino durato più di sei giorni e sei notti, superando 25 colli sopra i duemila metri di altitudine, respirando l’aria sottile delle vette valdostane e lottando contro il buio e i dolori muscolari, chilometro dopo chilometro, nelle storiche Basi Vita di Valgrisenche, Cogne, Donnas, Gressoney, Valtournenche e Ollomont. Subito dopo aver tagliato il traguardo, affidando le proprie sensazioni a un toccante messaggio social sotto lo striscione d’arrivo, l’atleta ha descritto la profondità intima dell’esperienza:
«L’unica descrizione che mi sento di dare ora è: trecento e passa chilometri di emozioni pure», ha dichiarato Luca. «Un’esperienza di vita intensissima, un viaggio in cui impari a conoscerti a fondo, a gestire i tuoi limiti e a convivere con la fatica fisica e mentale più estrema. È qualcosa che ti cambia profondamente».
Nel momento della massima gioia sportiva, il pensiero è andato immediatamente a chi ha sorretto i suoi passi da lontano e da vicino: «Un grazie immenso va a tutti gli amici, alla mia squadra e a chi, anche con un solo messaggio, ha fatto il tifo per me in questi giorni. Sentire la vostra vicinanza in ogni Base Vita è stata la spinta decisiva per non mollare mai, soprattutto nelle ore più dure della notte». Un ringraziamento colmo d’affetto è stato dedicato infine alla propria famiglia: «La mia Base Vita più importante, il porto sicuro a cui tornare e senza la quale nulla di tutto questo sarebbe stato possibile». Con il superamento dell’ultimo iconico baluardo del Col de Malatrà a 2.925 metri e la successiva picchiata trionfale su Courmayeur, Luca Volpe non ha solo concluso una gara. Ha messo una firma indelebile su una delle pagine più belle e d’ispirazione dello sport di endurance, dimostrando che con la determinazione, la testa e il cuore, i confini dell’impossibile si possono spostare un po’ più in là.





