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Calcio

Cipolloni: la Maremma è terra di talenti

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Cristiano Cipolloni (1979) è uno dei portieri più conosciuti nel panorama calcistico maremmano. Attualmente milita nel Roselle, in Seconda Categoria, ma agli albori della sua lunga carriera era nella rosa del Grosseto che iniziava sotto la presidenza Moretti la propria scalata nel calcio che conta dopo il terremoto-Anzidei e la sciagurata parentesi di Quartaroli Fava.

– Sei stato lo scudiero di Montorsi per due anni, dal 1996 al 1998, facendogli da secondo.

Quelle annate sono state fondamentali per la mia crescita. Non avevo ancora 17 anni e mi trovavo, di colpo, da militare negli Allievi con il Sauro a giocare in Promozione con la squadra della mia città. Montorsi è stato per me l’esempio da seguire per le sue doti tecniche, ma anche per la sua serietà e professionalità. Da lui ho capito cosa significasse fare il portiere con la P maiuscola. Con Enrico c’era la giusta rivalità che ci deve essere tra un primo ed un secondo portiere, quella che deve stimolare entrambi a far bene e visto le annate che ha fatto credo di esserci riuscito.

– Oltre a te ed ad Enrico Montorsi, c’era anche Andrea Amorevoli a difendere la porta unionista.

Con Andrea Amorevoli non c’era alcuna rivalità, era impossibile non volergli bene. È una persona eccezionale, oltre ad essere un grande portiere. Con lui ci siamo scontrati diverse volte nel passato recente ed è sempre stato un piacere rivederlo.

– Il vostro preparatore era Moreno Dottarelli, una autentica istituzione.

Moreno per me è stato il “maestro” e sono d’accordo con quanto dici: credo che sia uno tra i migliori in Italia. Ti correggeva come quando un padre corregge il proprio figlio, trasmettendoti passione e serietà. Un grande.

– Lasciasti il Grosseto per tentare la carriera professionistica a Venezia, ma un infortunio ti condizionò.

L’anno a Venezia poteva essere un trampolino di lancio. Ero lì, tra i pochi ad avere 18 anni, a giocarmi un posto da titolare tra i professionisti, poi un brutto infortunio mi fece stare fuori per quattro mesi ed alla fine ho collezionato solo una presenza, per poi tornare l’anno dopo a Grosseto.

– Hai qualche rimpianto per non aver sfondato a livello professionistico?

Credo che nella vita una persona debba essere predestinato a fare certe cose; si vede che quella non era la mia strada. Un po’ di rimpianto mi viene a ripensarci, ma solo per come ne sono uscito.

– Riesci a seguire ancora le vicende del Grifone?

Il Grosseto lo seguo e spero che torni al più presto a calcare campi più importanti rispetto a quelli della Lega Pro, come ci aveva abituato fino a poco tempo fa.

– Come è proseguita la tua carriera dopo aver lasciato il Grosseto?

Dopo aver lasciato il Grosseto sono andato al Venezia Mestre in C2 per poi tornare l’anno dopo a Grosseto in serie D e scendere poi alla Castiglionese in Prima Categoria. Successivamente ho ho giocato a Montalcino per due anni in Promozione, a Rosia un anno in Eccellenza, ed a Fonteblanda sono rimasto ben sette anni in Prima Categoria. Infine, ho giocato ad Alberese due anni in Prima Categoria.

– Adesso militi nel Roselle.

Dall’anno scorso sono in forza al Roselle: l’anno scorso ho vinto il campionato di Terza Categoria e la Coppa Provinciale. Quest’anno siamo partiti per vincere ancora il campionato, ma non ci siamo riusciti ed ora ci rimane lo spareggio in programma il prossimo 11 maggio, dove speriamo di regalare al nostro presidente quello che si merita per come ci tratta e per la passione che ci mette. Sono sicuro che, con lui al comando, sentirete parlare del Roselle e vedrete crescere questa società anno dopo anno.

– Quest’anno è stato un anno piuttosto difficile per le squadre della Provincia nei campionati regionali.

È stato un anno un po’ particolare, vuoi per la crisi economica, vuoi forse per una mancanza di organizzazione generale, e trovare una soluzione non sarà facile. Credo che dobbiamo ripartire da zero, dobbiamo ripartire dai settori giovanili: se crescono loro crescerà tutto il sistema. Colgo l’ occasione per fare un grosso in bocca al lupo a tutte le società maremmane, non soltanto a quelle in cui ho militato.

– Cosa ne pensi delle nuove leve e della della situazione del calcio giovanile in Maremma?

Per quanto riguarda i giovani portieri, sono molto fiducioso: ci sono, a differenza di qualche anno fa, molti allenatori dei portieri preparati che stanno facendo crescere diversi giovani. Fare i nomi sarebbe inopportuno, comunque sono sicuro che a breve uscirà qualcosa di buono. Il calcio giovanile in Maremma deve crescere per far da traino a tutto il resto e la priorità è intervenire nelle strutture e nei materiali. In poche parole, ci vogliono investimenti, anche se capisco che, al momento, sia quasi un’utopia, ma spero che le cose cambino al più presto perché la Maremma è una terra ricca di talenti.

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