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Grosseto Calcio

Gs intervista Raffaele Ferioli: “Il ruolo del portiere è cambiato, vi racconto come si prepara oggi”

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Grosseto Ospite della puntata settimanale a “D lunedì (c’è il Grifone)” è stato Raffaele Ferioli, preparatore dei portieri del Grosseto, ruolo che riveste ormai per la terza stagione consecutiva. Suo il compito di preparare e formare il gruppo di giovanissimi portieri sui quali ha deciso di puntare la società: Barosi (2000), Nunziatini (1999) e Mileo (2000).

Hai a disposizione tre under per l’attuale campionato di Serie D, come si pianifica l’allenamneto da svolgere?
<<Come preparatore cominci a lavorare sul loro bagaglio di base per portarli a livelli più alti – risponde Raffaele Ferioli -. Ogni ragazzo è diverso, bisogna inannzitutto vedere da dove arriva, a quali lavori era abituato. Serve tempo per coinvolgere il portiere alle tue metodologie di allenamento, ci sta che passino diversi mesi per farlo arrivare ad un periodo di forma ottimale. Con Damiano Nunziatini, ad esempio, ci lavoro da due anni: ha avuto una crescita importate, ma non immediata, perché ha dovuto adattarsi alle mie modalità lavorative, poi col lavoro cresce la condizione, stai meglio e benefici maggiormente dall’allenamento – però aggiunge Ferioli – Se il portiere non crede in quello che gli trasmetti è tempo perso. Devi spiegare quello che fai e ciò che andrai a fare. C’è bisogno che le due parti vadano insieme sulla stessa strada>>.

Quanto tempo serve per far esprimere al meglio un portiere?
<<Il percorso di crescita non avviene rapidamente, lavori sulle pecche del giocatore man mano che lo conosci. Cristiano Cipolloni è stato la mia grande fortuna: io trasmettevo a lui la voglia di allenarsi e adeguando l’allenamento alla persona, stava bene e si allenava volentieri>>.

Parlando di rendimento in campo Ferioli puntualizza:
<<Se i ragazzi sbagliano o hanno delle incertezze la colpa è mia perché non ho trasmesso la cattiveria giusta nel corso della settimana – ovvero – Riguardare le partite, dare gli input e le informazioni sulle squadre e gli attaccanti che andremo ad incontrare>>.

Filmarsi e correggere gli errori, ma anche prepararsi sugli avversari:
<<Con le nuove tecnologie adesso è molto facile, negli ultimi anni confrontandomi con altri tecnici del mestiere ho deciso di riprendere l’allenamento e la partita del portieri. La prima cosa che faccio la domenica quando torno a casa e riguardarmi tutta la partita del mio portiere. Gli errori glieli mostro per cercare di migliorarli – prosegue Ferioli – perché io sono dell’avviso che c’è sempre la possibiltà di migliorare, di fare di più. Puntiamo la telecamera sull’area di rigore per novanta minuti, riprendiamo gli spostamenti e come si comporta nelle varie fasi del gioco, lì si verifica se il lavoro trasmesso la settimana si è riversato nella prestazione in partita>>.

La parata di Barosi in controtempo col Tuttocuio sul parziale di 2-1: riflesso, colpo di reni, fortuna o qualcos’altro che si può allenare?
<<Lui era già predisposto per far la parata invece c’è stata la deviazione, è stato rapido a girarsi e questo vuol dire che fisicamente sta bene e ciò è dovuto al periodo di crescita che sta compiendo – rimarca Ferioli -. Considerate che Barosi non è ancora al top della forma>>.

C’è tempo durante la settimana di curare tutti questi aspetti?
<<La fortuna di un portiere in queste categorie è di allenarsi sei o sette volte in una settimana. A Grosseto facciamo anche le doppie, e questo ti porta ad allenare più aree e ad avere una condizione fisica migliore, poi ci si va concentrare sulle aree dove c’è carenza, ma Barosi non è Nunziatini – spiega Ferioli – hanno caratteristiche diverse, devi mediare. Fondamentale è tenere un giocatore come Nunziatini al top, un giocatore che l’anno scorso era titolare e quest’anno si è trovato a fare zero partite. Io li tratto entrambi alla stessa maniera. La bravura di Damiano, credetemi, è quello di dare sempre il massimo, mai sottotono ed è anche una fortuna per lo stesso Barosi, poi fra i due c’è un ottimo rapporto>>.

Il ruolo del portiere è cambiato molto negli ultimi anni, nei massimi campionati è sempre più chiamato a iniziare l’azione e far circolare la palla.
<<Il portiere è sempre sollecitato a giocare con i piedi in tutti gli allenamenti, sia con la squadra sia con il preparatore – racconta Ferioli del metodo Grosseto -. Simuliamo in settimana quello che può succere nel corso della partita: dalla rimessa dal fondo o un giro palla. Ad esempio, fare un disimpegno quando sei pressato ed il portiere deve essere bravo e sapere già dove poter mandare il pallone. Ora il portiere è un giocatore a tutti gli effetti, sebbene non tutti i portieri siano predisposti per natura a giocare coi piedi, ci si arriva con il lavoro. Ragazzi come Barosi alti un metro e novantuno non ha grande dimestichezza – prosegue Ferioli – vanno scelte soluzioni semplici, senza improvvisazioni o peggio ancora rischiare dribbling, ai miei ragazzi l’ho detto che alle volte meglio un pallone in tribuna quando sei in difficioltà; io mi arrabbio quando il portiere spreca il pallone avendo tempo e soluzioni per giocare la palla>>.

Il pubblico dello Zecchini negli anni passati mugugnava ai retropassaggi della squadra, adesso è cambiata l’aspettativa?
<<I tifosi sono abituati a questo sviluppo del calcio e vorrebbero sempre che la palla non venisse sprecata. Devono, però, avere pazienza con i giovani che si cimentano in queste categorie. Se i giocatori coinvolgono più il portiere significa che hanno fiducia in lui. Il pubblico oggi giorno vuole che il portiere faccia deteminati gesti coi piedi e su questo aspetto sono io che devo preparare il giocatore. Poi il nostro allenatore è il primo che vuole che il portiere sia impegnato nel giro palla con i compagni di squadra>>.

Lamberto Magrini pretende molto sul gioco dei portieri?
<<La mia fortuna è avere un allenatore col quale collaboro a 360 gradi. Lamberto Magrini vuole sempre la mia opinione e ci confrontiamo tanto. Noi l’analisi dei gol subiti la facciamo subito, la domenica sera, poi con la telecamera fissata sull’area, oltre al portiere, il mister può verificare se la difesa è piazzata bene. Magrini è uno di quegli allenatori che ti lascia lavorare e ti fa lavorare>>.

Insomma, è diventato più facile allenare i portieri coi piedi che nelle prese alte?
<<Uscite alte o giocare il pallone coi piedi è anche predisposizione – ribatte Ferioli -. Cipolloni con i piedi era molto bravo e d’estate si esercitava anche nei tornei di calcetto. Tutto sta nella voglia di apprendere del portiere, magari non diventerà mai uno Zidane, però potrà migliorare e divenire più sicuro nel ruolo e partecipe nel gioco della squadra. Il portiere deve fare il giocatore, ma soprattutto deve parare>>.

Quanto è impegnativo e quanto è gratificante il ruolo che rivesti all’interno del Grosseto?
<<Fare il preparatore dei portieri a Grosseto non è un passatempo, ma è un lavoro. Di mestiere da anni sono un’assicuratore – ricorda Ferioli – come preparatore ho sposato questo progetto, ma prima ancora ho sposato le persone. Prima di essere il preparatore dei portieri del Grosseto sono stato a Roselle e devo ringraziare la famiglia Ceri che quattro anni fa mi ha fatto iniziare ad allenare i portieri della Juniores. Se riesci a far diventare la passione un lavoro è il top>>.

La stagione sta andando oltre ogni previsione; ma davvero non parlate di serie C nello spogliatoio?
<<Di serie C non ne parliamo, ma non parlarne non vuol dire non volerlo – risponde Ferioli -. I ragazzi vogliono vincere ogni domenica, la società è lì presente, tutti vogliono fare il massimo, poi fra 4-5 domeniche vedremo dove saremo. Chiaramente, è l’istinto: dopo la partita ti chiedi che cosa ha fatto il Monterosi – e conclude – siamo praticamente salvi. Adesso ci possiamo togliere qualche soddisfazione>>.

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