Il mantenimento funzionale per il parkinsoniano

GROSSETO. Terzo appuntamento con la rubrica Sport, Salute e Benessere curato dal Centro Vasari del Dr. Maurizio Carresi. Questa volta si affronterà il tema del “Mantenimento funzionale per il parkinsoniano”

“MANTENIMENTO FUNZIONALE PER IL PARKINSONIANO”
La malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge principalmente alcune funzioni quali: il controllo dei movimenti e dell’equilibrio. La malattia, fa parte di un gruppo di patologie definite “Disordini del Movimento” e tra queste è la più frequente. I sintomi motori tipici della condizione sono il risultato della morte delle cellule che sintetizzano e rilasciano la dopamina, tali cellule si trovano nella substantia nigra, una regione del mesencefalo.
La causa che porta alla loro morte è sconosciuta. All’esordio della malattia, i sintomi più evidenti sono legati al movimento, ed includono tremori, rigidità, lentezza nei movimenti e difficoltà a camminare. In seguito, possono insorgere problemi cognitivi e comportamentali, con la demenza che si verifica nelle fasi avanzate. La malattia di Parkinson è più comune negli anziani, e, nella maggior parte dei casi, si verifica dopo i 50 anni.
I moderni trattamenti sono efficaci per gestire i sintomi motori precoci della malattia, grazie all’uso di agonisti della dopamina e del levodopa. Col progredire della malattia, i neuroni dopaminergici continuano a diminuire di numero, e questi farmaci diventano inefficaci nel trattamento della sintomatologia; va detto inoltre che, allo stesso tempo, producono una complicanza, la discinesia, caratterizzata da movimenti involontari. Una corretta alimentazione e alcune forme di riabilitazione hanno dimostrato una certa efficacia nell’alleviare i sintomi.
SEGNI E SINTOMI: La malattia di Parkinson colpisce prevalentemente il movimento, producendo sintomi motori, le cui caratteristiche principali sono il tremore, la rigidità, la bradicinesia e l’instabilità posturale.
Il tremore è il sintomo più evidente e più comune, anche se circa il 30% degli individui con malattia di Parkinson all’esordio non lo mostra. Il tremore è tipicamente “a riposo”, con bassa frequenza, e scompare durante i movimenti volontari, in genere peggiorando nelle situazioni di stress emozionale, mentre è assente durante il sonno. Esso coinvolge maggiormente la porzione più distale dell’arto e, all’insorgenza, appare unilateralmente, divenendo successivamente bilaterale. La frequenza del tremore parkinsoniano è compresa tra i 4 e 6 hertz (cicli al secondo) ed è descritto come l’atto di “contare le monete” o come pill-rolling, un termine che deriva dalla somiglianza tra il movimento nei pazienti e la tecnica utilizzata in farmaceutica per preparare manualmente le pillole.
La bradicinesia (lentezza dei movimenti) è un’altra caratteristica della malattia ed è associata a difficoltà in tutto il processo del movimento, dalla pianificazione alla iniziazione e, infine, all’esecuzione. Il movimento sequenziale e simultaneo viene ostacolato. La bradicinesia è il sintomo più invalidante nei primi stadi della malattia. Queste manifestazioni comportano diversi problemi durante l’esecuzione delle attività quotidiane che richiedono un controllo preciso dei movimenti, come la scrittura, il cucito o il vestirsi. La valutazione clinica si basa su prove riguardanti operazioni simili. La bradicinesia non è uguale per tutti i movimenti, perché alcuni pazienti risultano in grado di camminare con grandi difficoltà, ma tuttavia riescono ancora ad andare in bicicletta. Generalmente gli individui che ne soffrono mostrano difficoltà minori se gli vengono forniti degli ausili.
La rigidità e la resistenza al movimento degli arti è causata da una contrazione eccessiva e continua dei muscoli. Nel parkinsonismo può essere uniforme (a “tubo di piombo”) o a scatti (“a ruota dentata”). La combinazione di tremore e l’aumento del tono muscolare sono considerati l’origine della rigidità a ruota dentata. Bisogna anche ricordare che la rigidità può essere associata a dolore articolare, frequente manifestazione iniziale della malattia, e che in queste fasi primarie risulta spesso asimmetrica e tende a influenzare i muscoli del collo e delle spalle, rispetto a quelli del viso e degli arti.
L’instabilità posturale, spesso assente nelle fasi iniziali, soprattutto nelle persone più giovani, è tipica dei momenti finali. Ciò comporta disturbi dell’equilibrio e frequenti cadute, che possono causare fratture ossee. Fino al 40% dei pazienti possono andare incontro a cadute e circa il 10% cade settimanalmente, con un numero di eventi simili correlabile alla gravità della malattia.
La deambulazione avviene tipicamente mediante piccoli passi, strisciati, con un avvio molto problematico e spesso si osserva il fenomeno della “festinazione”, cioè la progressiva accelerazione della camminata sino a cadere. Vi possono essere disturbi della deglutizione, il linguaggio può divenire monotono, poco espressivo, lento (bradilalia); la mimica facciale è scarsa e l’espressione impassibile. Anche la scrittura in un certo senso evolve nello stesso modo (micrografia parkinsoniana), con grafia che tende a rimpicciolirsi. Tuttavia, la gamma dei sintomi motori può essere molto più vasta.
L’esercizio fisico regolare può essere utile per mantenere e migliorare la mobilità, la flessibilità, la forza, l’andatura e la qualità della vita. Per implementare la capacità di movimento nei pazienti che presentano rigidità, sono stati proposti esercizi e tecniche di rilassamento, come dolci dondolii, che aiutano a diminuire l’eccessiva tensione muscolare. Altre efficaci strategie includono lenti movimenti di rotazione degli arti e del tronco, la respirazione diaframmatica e tecniche di meditazione. Per quanto riguarda la deambulazione, possono essere proposti una serie di azioni per migliorare la mobilità e la sicurezza funzionale. Queste puntano a migliorare la velocità di andatura, la lunghezza del passo, il movimento del tronco e del braccio. Gli esercizi studiati per rafforzare la muscolatura si sono dimostrati utili per migliorare la funzionalità motoria nei pazienti con debolezza muscolare e relativa all’inattività. Tuttavia, i rapporti mostrano una significativa interazione tra la forza e il momento in cui sono stati assunti i farmaci. Pertanto, si raccomanda che i pazienti eseguano gli esercizi da 45 minuti a un’ora dopo l’assunzione dei medicinali, ovvero quando la loro condizione risulta ottimale. Inoltre, a causa della postura flessa in avanti e delle disfunzioni respiratorie presenti nella fase avanzata della malattia, gli esercizi di respirazione profonda diaframmatica sono utili per migliorare la mobilità della parete toracica e della funzionalità vitale. L’attività fisica può migliorare anche la stitichezza.
In qualità di laureata in Scienze Motorie, Sport e Salute, specializzata in Scienze delle Attività Motorie Preventive ed Adattate, propongo questo progetto con il preciso intento di contrastare gli effetti degenerativi della malattia attraverso un’attività motoria adattata alle esigenza dei singoli soggetti. L’attività include lo svolgimento di:
➢ esercizi di allungamento e mobilizzazione per correggere gli atteggiamenti posturali viziati e per ridurre la rigidità muscolare;
➢ esercizi funzionali per migliorare le capacità di cambiare posizione, compiere gesti della vita quotidiana, migliorare la deambulazione e prevenire cadute;
➢ esercizi di equilibrio;
➢ esercizi di coordinazione per il miglioramento della fluidità e della precisione del movimento;
➢ esercizi di respirazione: un miglioramento della coordinazione degli atti respiratori contribuisce a ridurre i disturbi di fonazione tipici di questa patologia

➢ esercizi di potenziamento muscolare;

➢ sessione di esercizi in piscina per contrastare e ridurre la rigidità muscolare e per migliorare la fluidità del movimento

L’approccio della terapia da parte del singolo paziente può dipendere dallo stato della malattia: in soggetti che sono in uno stadio lieve/moderato, che ancora camminano ed hanno un discreto livello di indipendenza fisica, l’attività si concentra sull’insegnamento degli esercizi creati per ritardare o prevenire l’evoluzione delle difficoltà motorie con l’obiettivo del mantenimento delle capacità funzionali individuali. In questi soggetti hanno un effetto benefico gli esercizi di potenziamento e resistenza che vanno ad agire soprattutto sugli arti inferiori, con lo scopo di mantenere l’equilibrio e le capacità deambulatorie Negli individui con attività motorie già compromesse tipiche di una fase avanzata della patologia, l’attività spazia dall’insegnamento degli esercizi motori all’insegnamento di strategie compensative, che permettono di conservare il più possibile l’attività motoria rimasta.

Dott.ssa ROBERTA GIUGGIOLI
Dott.ssa Magistrale in scienze e tecniche
delle attività motorie preventive e adattate

CENTRO VASARI
Dr Maurizio Carresi
Dott. Fisioterapia Scienze della Riabilitazione

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