RIBOLLA – Ci sono notti calcistiche destinate a legarsi indissolubilmente al nome di un solo uomo. Quella dello stadio “Scirea” è stata, senza ombra di dubbio, la notte di Antonio Della Vecchia. Il capitano e difensore del Ribolla 1925 ha firmato un’impresa leggendaria nei trentaduesimi di finale di Coppa Toscana di Seconda Categoria, trascinando i suoi ai sedicesimi contro il Guazzino dopo una sequenza finale che ha dell’incredibile (5-4 d.c.r., 1-1 al 90°).
La cronaca del match passa quasi in secondo piano rispetto al dramma sportivo e al riscatto d’orgoglio guidato dal difensore bianconero. Sotto di una rete alla fine del primo tempo, il Ribolla spinge per tutta la ripresa senza trovare il varco giusto. Al 92° minuto, il castello sembra crollare definitivamente: il portiere Matteo Shabani viene espulso e, con i cambi già tutti esauriti, la squadra si ritrova in dieci e senza nessuno tra i pali.
È in questo esatto momento che emerge la leadership di Antonio Della Vecchia. Senza esitare, il capitano si sfila la maglia da difensore, indossa quella da portiere e va a posizionarsi sulla linea di porta, pronto a fare da scudo umano per i suoi compagni.
Il suo sacrificio infonde coraggio alla squadra. Al 94’, Moretti si guadagna un calcio di rigore che Lorenzo Martini trasforma con ghiaccio nelle vene, fissando l’1-1 e portando la sfida alla lotteria dei penalty.
Ai rigori, la pressione è tutta sulle spalle del difensore-portiere. Mentre i tiratori del Ribolla si dimostrano impeccabili segnando cinque penalty su cinque, il capolavoro di Della Vecchia si compie in occasione del quarto tiro del Guazzino. Il capitano intuisce la traiettoria, si distende e respinge la conclusione avversaria tra l’incredulità generale e il boato dello “Scirea”. Un intervento da portiere vero che blinda la qualificazione e trasforma Della Vecchia nell’eroe eterno di una notte memorabile per il calcio locale.





