Amarcord: ricordando Loris Lottini, bandiera unionista

Loris Lottini (Foto dal libro "Cento passi nella storia")

Grosseto. Torna il consueto appuntamento settimanale con “Amarcord”. Una rubrica dove vengono ricordati personaggi e storie tramite gli articoli che a suo tempo furono scritti da Giulio De Paola.

Il Grifone è ormai ultracentenario ed è impossibile poter avvicinare i protagonisti dei primi decenni di storia unionista, ma uno dei calciatori che sicuramente sarebbero stati bene nella nostra carrellata di interviste è senza dubbio Loris Lottini (1916-1999), ottavo assoluto per numero di presenze con la maglia del Grosseto.

202 partite tra il 1933 ed il 1950 non sono poche, soprattutto se si considera che in mezzo c’è stata la pausa dovuta alla seconda guerra mondiale, per quella che è doveroso considerare una autentica bandiera dello sport in città.

Lo chiamavano “Veleno”, ma non ha mai gradito più di tanto questo soprannome e ci teneva a ricordare la sua correttezza in campo. Un signore, sia nel suo ruolo di mediano sinistro che nella vita di tutti i giorni.

Era facile incontrarlo in giro per la città ed era ancora ammirato e rispettato a distanza di decenni dal termine della sua carriera agonistica, tanto che i vecchi grossetani lo indicavano ai più giovani come esempio di attaccamento ai colori unionisti.

Nei suoi lunghi anni in biancorosso Lottini ha vissuto stagioni da protagonista ed era in campo nel 1946-47 quando il Grifone arrivò primo in serie C senza poter ottenere la promozione in seguito ad alcune prestazioni sfortunate in una sorta di girone finale con le compagini degli altri gironi.

Dopo un secondo posto alle spalle del Piombino, nel 1949 la beffa fu ancora più atroce con il terzo posto e la famosa sconfitta a tavolino subita a Prato causata dall’arrivo in ritardo allo stadio per colpa del passaggio del Giro d’Italia.

Proprio ricordando quell’episodio celeberrimo, ha sempre voluto mettere a tacere alcune dicerie serpeggiate negli ambienti degli sportivi che parlavano di volontarietà dell’arrivo in ritardo grossetano nella città laniera.

Nel 1950 le strade con il Grosseto si divisero, così Lottini spese gli ultimi scampoli di carriera indossando i colori del Ribolla e dell’Argentario prima di una esperienza come allenatore. Da segnalare anche una brevissima avventura con la squadra siciliana dell’Ispica durante la seconda guerra mondiale.

Non c’è dubbio che Lottini avrebbe potuto fare carriera e se lo sarebbe meritato, ma quando lo cercò la Spal di Ferrara declinò l’invito per rimanere in Maremma con la famiglia. Una scelta di vita vera, non come quelle di certi calciatori di adesso che baciano una maglia con tanto trasporto per poi tradirla alla prima occasione.

Parlare di Loris Lottini porta a citare inevitabilmente anche il figlio Gianni (notissimo sportivo e per anni allenatore di squadre calcistiche della zona) ed i nipoti Riccardo e Roberto che in epoche diverse hanno narrato le gesta dei torelli sulle pagine dei giornali.

Di Riccardo, oggi avvocato, si ricordano ancora alcuni memorabili articoli scritti nell’estate del 1995 nel pieno della bufera-Anzidei, mentre Roberto è attualmente direttore responsabile della testata on-line  Grosseto Notizie.

Da sottolineare il fatto che per alcune stagioni Roberto Lottini ha ricoperto anche il ruolo di addetto stampa dell’Unione Sportiva Grosseto, quasi a chiudere un abbraccio ideale con il nonno Loris, che ha iniziato una sorta di dinastia biancorossa ormai più di ottanta anni fa.

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