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Stop al calcio giovanile professionistico e quello dei dilettanti? Ancora si brancola nel buio…

Grosseto – Il calcio giovanile professionistico si ferma, è quanto, in sintesi, espresso dal comunicato ufficiale N.187\A della FIGC pubblicato il 16 aprile. Lo stop forzato, causa emergenza Covid19, vale per la Primavera, per la Berretti, per il calcio femminile. Esso prevede la sospensione di tutti quei campionati organizzati sotto l’egida del settore giovanile. In forse è tutto il calcio senior. 

Ed il calcio dilettantistico con tutte le formazioni giovanili ? Nel frattempo, esso brancola ancora nel buio e non se ne conosce il destino. 

I motivi che potrebbero portare a uno stop forzato sono molteplici. Il più importante è quello relativo alla salute. Non è realistico pensare che nel calcio non professionistico si possa imbastire una commissione medica che monitori l’operato delle società sportive, che si facciano a tutti gli atleti i tamponi, come è stato invece prefigurato per la serie-A. I fautori della sospensione ritengono anche che gli impianti delle categorie inferiori, specie quelle di terza e seconda, non sarebbero in grado di garantire l’illuminazione dei propri impianti per tutto il periodo estivo. 

Fatta eccezione per qualche sparuto articolo (Corriere, TuttoSport), delle sorti del calcio dilettantistico non si parla nei giornali sportivi nazionali.

Perdura quindi lo snobismo nei confronti del calcio dilettantistico. 

Quali sono le misure finora intraprese dagli altri Paesi? In Francia e Inghilterra si è deciso che non si giocherà, la federazione francese e la football association hanno voluto porre fine a tutte le competizioni, a qualsiasi latitudine, sia maschili che femminili, al fine di garantire la sicurezza dei giocatori. 

Nello specifico; In Francia – Le classifiche cui fare riferimento saranno quelle dell’ultima giornata disputata, ossia quella del 13 marzo. Le retrocessioni sono state decurtate a una. In Inghilterra – La differenza sostanziale con il paese transalpino è che i risultati sono stati annullati, non vi saranno quindi né retrocessioni né promozioni. 

A preoccupare il calcio dilettanti, oltre all’immediato presente, è anche il futuro. Il 30 per cento delle società infatti rischia di non aver la forza economica di ripartire e sarà quindi costretta a chiudere i battenti. Le organizzazioni preposte, coadiuvati dai governi locali, devono al più presto trovare una soluzione a riguardo. 

Benché, come già è stato riportato sopra, tutto il calcio senior sia in sospeso, in Italia l’interesse verte esclusivamente sul calcio professionistico, quello dei dilettanti è divelto dalle discussioni sia ufficiali che pubbliche. Ci si occupa solo del calcio professionistico, cioè di quello – sia pure guardato seduti sul divano o in piedi stretti tra gli spalti – che è puro spettacolo. Esso non è sport ma un’evasione, un gioco, cui scopo è quello di distrarsi, pensare ad altro. Ci si preoccupa cioè degli spettatori, non degli sportivi. Ci dovrebbe essere maggior attenzione, anche e soprattutto in questi tempi segnati dall’emergenza, nei confronti dei calciatori dilettanti perché lo sport è quello praticato, che è una cosa stupenda. 

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