Alla scoperta di Matteo Ricci, il talentino romanista

Mentre si fa sempre più consistente la diaspora dei big unionisti, si attende l’ufficializzazione dell’arrivo di un altro giovane di belle speranze in maglia biancorossa. Stiamo parlando di Matteo Ricci, centrocampista/trequartista della Roma Primavera, nato proprio nella capitale il 27 maggio del 1994 insieme al gemello Federico (esterno offensivo nella medesima formazione, ndr). Si tratta di uno dei talenti più puri della Primavera giallorossa allenata da Alberto De Rossi. Matteo (ex-compagno di Barba nel 2011-12, ndr), dotato di una gran tecnica, è un destro naturale e ama concludere anche da fuori area. Molto bella, ad esempio, la sua rete da circa 25 metri, nella Final Eight valevole per il titolo italiano Primavera, nel quarto di finale tra Roma e Varese (terminato 4 a 0 per i giallorossi). Dopo aver iniziato a tirare i primi calci nella scuola calcio dei dilettanti del Morena, è entrato nel settore giovanile giallorosso ad appena 11 anni, nel 2005-06. Ha fatto, così, tutta la trafila nelle varie formazioni giovanili del club capitolino fino, appunto, a quella Primavera, dove, in due stagioni, ha disputato 37 incontri mettendo a segno 6 reti. Matteo Ricci contrasta Totti wwwasroma itSi è fatto notare anche da Luis Enrique che, durante la sua esperienza sulla panchina giallorossa (nel campionato 2011-12), l’ha voluto ad allenarsi con la prima squadra nonostante al tempo Matteo avesse poco più di 17 anni. Si tratta di un giocatore che ama dettare i tempi e fornire gli assist e, quando può, cerca la conclusione personale da fuori area oppure tenta l’inserimento vincente seguendo fino in fondo gli sviluppi delle azioni. Come detto, è un talento vero, anche se andrà visto all’opera in un campionato tosto come quello di Prima Divisione prima di poter esprimere giudizi più completi. Tuttavia, il giovane centrocampista vanta già 6 presenze con la selezione azzurra Under 18 e ben 10, con tre gol, con quella Under 19. Insomma, un elemento interessante che aspetta soltanto di esplodere, magari avvertendo la fiducia di un allenatore e di una piazza capaci di farlo sentire importante.

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