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Emergenza Coronavirus, lettera aperta della signora Giulia Mangiapane: “Diurno della Rsa Pizzetti chiuso in base a quale Ordinanza?”

Grosseto Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera indirizzata dalla grossetana Giulia Mangiapane al nostro vicedirettore, Yuri Galgani. Si tratta di uno sfogo personale dovuto all’enorme disagio che la signora Giulia e la sua famiglia si trovano costretti a vivere con la chiusura del centro diurno di villa Pizzetti a far data da oggi. Stessa sorte, aggiungiamo noi, toccata ai servizi di assistenza domiciliare ai disabili gravi. Il tutto, crediamo, in ottemperanza ai vari decreti emanati recentemente per contrastare il diffondersi del Coronavirus. Tuttavia, la signora Mangiapane evidenzia non solo la modalità con la quale le è stata comunicata la chiusura del centro diurno (dove porta sua madre affetta dal Morbo di Alzheimer), ma anche e soprattutto la mancanza di trasparenza, non avendo ricevuto risposte dalla responsabile del predetto centro su quali basi o riferimenti normativi si stesse procedendo alla chiusura della struttura. Sempre secondo la scrivente <<Sono sospese soltanto le attività dei servizi diurni con finalità meramente ludico ricreative o di socializzazione o animazione che non costituiscono servizi pubblici essenziali. I centri elencati, che assicurano servizi strumentali al diritto alla salute o altri diritti fondamentali della persona (alimentazione, igiene, accesso a prestazioni specialistiche ecc.), possono proseguire la propria attività. Devono comunque garantire condizioni strutturali e organizzative che consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro>>. Insomma, osservazioni pertinenti che meritano risposte esaurienti ed esaustive da parte dell’Ausl Sud Est Toscana e che riteniamo doveroso pubblicare in attesa di eventuali repliche.

Caro Yuri,

affido a queste poche righe un piccolo sfogo circa la situazione di enorme disagio che mi trovo a vivere come familiare di un disabile, ovvero di una persona affetta da demenza (Alzheimer).

Ieri pomeriggio, a mezzo telefonata, ci è stato comunicato che il centro diurno di Villa Pizzetti avrebbe chiuso a far data dal 14 marzo 2020 fino al 03 aprile, salvo futura indicazione di periodo di chiusura più lungo.

Alla mia spontanea domanda circa il ricevimento di una ordinanza da parte del Ministero e/o della Regione Toscana mi è stato risposto che ero offensiva e che dimostravo scarsa fiducia negli amministrativi del centro.

In realtà, credo sia un mio diritto vedere l’ordinanza e comunque la domanda nasceva dal fatto che nelle faq del decreto Dpcm dello scorso 9 marzo, con l’aggiornamento del Decreto dell’11 marzo e aggiornate al 13 marzo si legge quanto segue:

Nei centri sociali per i quali è prevista la sospensione di attività, sono compresi quelli che erogano servizi sociali (disciplinati dalle normative nazionali o regionali) di settore come i  centri diurni per persone con difficoltà di carattere sociale (comprensivo dei servizi di mensa, igiene personale, ecc.), gli empori sociali per persone in povertà estrema, i centri polivalenti per anziani e diversamente abili e i centri di ascolto per famiglie che erogano, tra l’altro, consulenze specialistiche, attività di mediazione familiare e spazi neutri su disposizione dell’autorità giudiziaria e, infine, i centri antiviolenza?

No. Sono sospese soltanto le attività dei servizi diurni con finalità meramente ludico ricreative o di socializzazione o animazione che non costituiscono servizi pubblici essenziali. I centri elencati, che assicurano servizi strumentali al diritto alla salute o altri diritti fondamentali della persona (alimentazione, igiene, accesso a prestazioni specialistiche ecc.), possono proseguire la propria attività. Devono comunque garantire condizioni strutturali e organizzative che consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro.

Quindi, ho sempre pensato che il centro diurno alla stregua di un ospedale combatteva una battaglia in prima linea, insieme alle famiglie, per mantenere in sicurezza i suoi ospiti.

Sicuramente, la decisione sarà scaturita da motivazioni valide, ma avrei gradito esserne messa al corrente e soprattutto avrei gradito capire se potevano esistere soluzioni alternative.

La gestione di questo tipo di malati è molto impegnativa e lo è ancora di più in un momento delicato come questo del quale ovviamente i malati stessi non ne hanno alcun sentore.

Al momento del rientro al domicilio, il centro ha consegnato alle famiglie degli ospiti un documento nel quale si comunicava la chiusura in seguito ad un’ordinanza della Regione Toscana, recepita in una decisione della Direzione di zona distretto, senza allegare nessuno dei due documenti e senza fornire riferimenti di legge.

Sono cosciente che il settore sanitario stia vivendo un momento veramente difficile ed impegnativo per la collettività e senza possibilità di scelta e lo stia facendo, nella maggior parte dei casi, con grandissima professionalità.

La mia famiglia sta facendo la sua parte eseguendo alla lettera il decreto #iorestoacasa e quindi, malgrado l’enorme difficoltà, cercherà di far fronte anche a questa ennesima prova nella speranza che certe attenzioni verso le disabilità non vengano mai meno e i familiari conviventi sentano la vicinanza, nella distanza, delle strutture sanitarie.

Grazie per l’attenzione,

Giulia Mangiapane

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