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Calcio

Bresciani: “Era bello vedere lo stadio pieno di tifosi”

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Carlo Bresciani (1954) è stato allenatore del Grosseto soltanto un anno, ma si tratta della stagione più bella ed incredibile ovvero quel 1994-95 che ha rappresentato una sorta di spartiacque nella storia unionista. Dopo aver concluso la sua carriera di calciatore, Bresciani aveva allenato per alcune stagioni nel settore giovanile della Fiorentina e per la prima volta si mise in gioco con una prima squadra proprio con il Grifone unionista.

Nell’estate 1994 giungesti in Maremma.

<<Nei tre anni precedenti avevo allenato nel settore giovanile della Fiorentina, in cui avevo militato anche da calciatore, e mi capitò questa occasione. Accettai subito con grande entusiasmo perché era la prima volta che allenavo una prima squadra. I fatti mi diedero ragione perché vincemmo il campionato, almeno sul campo perché poi finì tutto in una bolla di sapone.>>

A fine stagione la dirigenza si dileguò.

<<Me lo ricordo bene. Finì il campionato, io non venni confermato, la dirigenza sparì ed il Grosseto ripartì dall’Eccellenza. Fu una occasione persa per me, ma anche per il Grosseto perché quella era una squadra che poteva far bene anche in serie C2. Sarebbe stato bello allenare i biancorossi anche nei professionisti e chissà come sarebbe andata a finire…>>

Sei più tornato a Grosseto?

<<Sono tornato in questi anni a Grosseto a vedere qualche partita ed ho notato subito che sugli spalti c’era meno gente rispetto a quando allenavo io la squadra nei dilettanti. Questa cosa mi ha sorpreso, ma mi ha fatto anche piacere perché vuol dire che in quel 1994-95 avevamo creato qualcosa di veramente molto bello.>>

Che ricordi hai di quella annata?

<<Ricordo lo stadio stracolmo con la gradinata opposta alla tribuna piena di tifosi. Era bello vedere dal campo tutta questa partecipazione e questo affetto. La gente apprezzava quello che stavamo facendo: la squadra aveva instaurato un rapporto molto buono con tutta la città. Ferri, Costa e tutti gli altri giocatori venivano fermati per strada e si vedevano in giro i tifosi che indossavano le magliette con i volti dei calciatori del Grosseto. Era una situazione piacevole.>>

Sono passati vent’anni, come descriveresti quella squadra a chi non l’ha vissuta?

<<In quel Grosseto c’erano elementi che avrebbero potuto raccogliere molto nella loro attività sportiva. Forse quello che è arrivato più in alto è Costa, ma anche altri hanno avuto una buona carriera. C’erano almeno quattro o cinque giocatori di categoria abbondantemente superiore e penso che uno come Cuccu con un altro carattere avrebbe potuto avere maggior fortuna.>>

E tu sei soddisfatto di quello che hai raccolto come calciatore?

<<Sono soddisfatto della mia carriera. Non mi posso lamentare anche se, ripensandoci adesso, avrei potuto metterci un po’ più di impegno ed avrei potuto fare qualche anno in più in serie A prima di scendere nelle categorie inferiori. Il mio difetto è stato quello di adagiarmi un po’ sulle mie caratteristiche di giocatore senza mai cercare di impegnarmi più di tanto. Adesso capisco che avrei dovuto impegnarmi di più, ma allora non me ne rendevo conto perché ero giovane.>>

A quali modelli ti ispiravi in campo?

<<A dire la verità non ho mai avuto un modello, non ho mai pensato a questo aspetto. Ero un attaccante atipico, non facevo molti gol: ero più una seconda punta che un bomber di razza. Un po’ mi sono rivisto in Costa, mentre Ferri aveva altre caratteristiche rispetto a me.>>

Dopo aver iniziato con il Viareggio, sei stato a Firenze ed ha militato per tre anni nella Sampdoria.

<<All’epoca c’era un rapporto di amore-odio con la Sampdoria, ma a distanza di anni vedo che l’apprezzamento nei miei confronti è più forte delle critiche. Quando ho aperto la mia pagina su facebook sono stato tempestato di richieste di amicizia da parte di tanti tifosi doriani, anche giovanissimi che hanno soltanto sentito parlare di me. Non mi aspettavo tutto questo affetto, mi chiamano ancora “biscia” a distanza di più di trent’anni e questo mi fa piacere. Sono stato recentemente a Genova in occasione dei vent’anni dalla morte del presidente Mantovani e la gente si ricordava ancora di me, anche se il mio rendimento non era stato particolarmente brillante in campo.>>

Il tuo ricordo è incancellabile anche a Grosseto.

<<So che anche a Grosseto ho lasciato un buon ricordo e ringrazio tutti quelli che non mi hanno dimenticato. Quell’anno, forse perché dopo tanto tempo la squadra era nuovamente competitiva, c’era un bel clima. Mi sarebbe piaciuto rimanere più a lungo in Maremma o, magari, tornarci anche in annate successive quando la squadra militava tra i dilettanti.>>

Sei rimasto in contatto con i protagonisti di quella squadra fantastica?

<<Tuttora mi vedo spesso con Costa, che viene al mare a Viareggio, e mi sento anche con Nannipieri, Mazza ed altri giocatori di allora. Devo dire che ho dei bei ricordi di quella annata e non dimentico quel momento buio rappresentato dalla scomparsa di Francesca e Viviana. Sarebbe bello ritrovarci per la famosa cena con la squadra: ne parliamo da tanto tempo e quest’anno potrebbe essere l’occasione giusta, visto che sono passati esattamente vent’anni da quella stagione indimenticabile.>>

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Onestamente ripensare a quella squadra e a quei momenti mi viene un senso di nostalgia perché’ eravamo tutti diversi, più tifosi, più rispettosi di tante cose e amavamo di più il Grifone. Il fatto che lo stadio era sempre pieno, molto più pieno di ora e anche di buona parte della serie B ti fa capire che a quel tempo la gente era felice allo stadio e non criticava continuamente la società’ e chi la rappresenta. Io penso che il presidente Camil, con le possibilità’ economiche che ha potrebbe sicuramente ripensare lo stadio e occorrerebbe una gran squadra come quella di Bresciani e un comportamento meno tentennante ogni anno e più deciso verso una rapida risalita.

Io mi sono affezionato in modo particolare a quella squadra perche’ era la prima Volta che vedevo lo stadio pieno ed il Grosseto veramente competitive, inoltre la gente era attaccata a quella squadra perche’ si conoscevano tutti I giocatori era normale parlare con loro alla fine delle partite oppure incontrarli in Centro o vederli il lunedi’ in televisione, sarebbe stato tutto perfetto se il presidents fosse stato Piero Camilli.

Venivi da un ventennio di delusioni e anonimato, trovarsi una squadra più che competitiva riaccese entusiasmi sopiti da anni o per le nuove generazioni mai provate.
Da qui la grande partecipazione allo stadio, ripresa poi nel primo quinquennio dell’era Camilli.
Adeso dopo aver assaggiato per anni la B, aver lottato per la A per due anni consecutivi, il tifoso maremmano è diventato di bocca buona, esigente.
Aggiungici poi le pay tv, sportube, i disagi per acquistare i biglietti, i prezzi, la crisi, i risultati modesti degli ultimi 4 anni, e vedrai che messi insieme tutti questi elementi… fanno si che allo stadio ci siano quattro gatti.
Io ho sempre pensato che, portare i bambini allo stadio, le future generazioni, dovrebbe essere una politica che ogni società dovrebbe percorrere. Biglietti gratis alle scuole, far amare ai ragazzi i colori della propria città… Una volta forse non ci sarebbe stato bisogno di questo, ma ora è diverso, e vedere lo Zecchini desolatamente deserto da ormai troppi anni, fa male.

 

 




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