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Scuola, riduzione orario scolastico, servizio mensa, assenza di personale, carenza di docenti. Questi – evidenzia Gabriella Capone – membro della segreteria comunale del Partito Democratico di Grosseto – sono alcuni dei nodi ancora da sciogliere, relativamente alla ripresa delle attività didattiche

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In questo lungo lasso di tempo in cui, affannosamente, le famiglie, i Dirigenti scolastici, i docenti, si sono improvvisati cultori della didattica a distanza, padroni del web, informatici di professione, gli edifici scolastici son rimasti lì, ad aspettare quegli interventi necessari ed urgenti per la loro riapertura. Al di là delle polemiche su quanto è stato già fatto, sull’elenco dettagliato dei lavori, al 10 settembre, ancora “in corso di esecuzione”, delle risorse pervenute e stanziate, si avverte la necessità di rispondere alla nota dell’Assessora all’Istruzione, Chiara Veltroni. Relativamente alla polemica inerente l’Istituto scolastico di Via Monte Bianco, ha dichiarato: “Il Comune non ha competenza sia rispetto all’organizzazione didattica delle classi sia rispetto all’organico delle scuole (…) possiamo solo attendere e sperare.” Ed ha proseguito affermando che l’unica cosa che il Comune possa fare è dare il supporto possibile nel rispondere ai genitori. Sorge inevitabilmente il dubbio che a fronte di un’emergenza che ha visto tutti i livelli istituzionali impreparati, colti nella necessità di doversi attivare, qualcos’altro il Comune avrebbe potuto fare. Avrebbe potuto stilare un vero e proprio accordo per la ripresa. Avrebbe potuto procedere a nuove assunzioni necessarie a garantire il rispetto della sicurezza e della tutela della salute dei bambini e dei lavoratori, in sintonia con il perdurare dell’emergenza Covid-19. Avrebbe potuto, infatti, mettere in campo un piano straordinario occupazionale, relativamente alle scuole d’infanzia e nidi, con la volontà di compiere un investimento importante per il futuro del servizio scolastico. Sono state assunte 9 unità, 6 docenti e 3 collaboratori. Ci si chiede se saranno sufficienti. Avrebbe potuto effettuare una ricognizione puntuale di tutti gli spazi di ogni struttura comunale prevedendo, se necessario, una riorganizzazione e rifunzionalizzazione degli stessi, coadiuvando i Dirigenti scolastici in questo difficile compito. Avrebbe potuto costruire tensostrutture esterne, per implementare gli spazi adibiti ad aule scolastiche, come è stato fatto in altri comuni della Provincia. Avrebbe potuto varare un vero e proprio piano per l’edilizia scolastica. Avrebbe potuto correlare le politiche per l’istruzione, con necessari interventi di rigenerazione urbana ed il programma di lavori pubblici. Ciò avrebbe garantito – spiega Capone – alla popolazione scolastica di tornare a vivere l’esperienza formativa in quell’ottica di socialità che la caratterizza. E quando si legge che il Comune ha rivisto i protocolli mensa, riorganizzato le attività per i servizi educativi, riorganizzato i trasporti scolastici, con le proprie ed esclusive forze, ci sarebbe da rispondere che non c’è nulla di cui stupirsi. È questo che fa un Comune: garantisce il diritto allo studio ed in quest’ottica l’Ente locale non solo è tenuto a programmare la gestione delle proprie risorse economiche per migliorare qualitativamente i servizi offerti alle scuole, ma assume anche un ruolo essenziale nel proporre interventi e attività nel rispetto delle proprie competenze. In ogni caso, la campanella sta per suonare e molti genitori, insoddisfatti di quanto è stato fatto, si trovano a dover leggere direttive e regolamenti e ad adeguare, all’ultimo minuto, le tempistiche scolastiche alle proprie attività lavorative. Nel frattempo, abbiamo comprato grembiuli, quaderni e matite e ci presenteremo tutti lunedì mattina fuori dai cancelli, rispettando le distanze, ma soprattutto incrociando le dita. Attendendo e sperando.

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