Il 2014 porta con sé la riforma della giustizia sportiva. Malagò (Coni) viaggia spedito

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò tira dritto per la sua strada. Il 18 dicembre ha portato in Giunta del Coni e ha fatto approvare l’avvio dell’iter per riscrivere la giustizia sportiva. Un impegno importante, quello che si era prefissato il presidente del Comitato olimpico all’atto dell’insediamento lo scorso anno. Una svolta epocale, ratificata con soli tre voti contrari (Federcalcio, Federbasket e Federnuoto). Tra le modifiche, l’abolizione dell’Alta Corte del Coni e del Tribunale Nazionale Arbitrale dello Sport (Tnas); al loro posto, la nascita del Collegio di Garanzia dello Sport. Quello che preoccupa di più i contrari è la figura del “super procuratore” che viene istituita in ambito Coni.

Il presidente del Coni Malagò parla della riforma, visibilmente soddisfatto, motivandola così: <<È una rivoluzione: da una parte il Coni garantisce rispetto per gli organi federali, ma al tempo stesso chiediamo che il percorso dei processi sia equo e trasparente, nei tempi e nei modi. L’impianto di base della riforma possiede elementi nuovi: il terzo grado del Coni sarà un vero e proprio terzo grado, che sarà equiparabile a quella che è l’attuale Cassazione. Salvo casi particolari, valuterà solo la legittimità del percorso endofederale. C’era l’esigenza e la necessità, ma anche il preciso dovere di fare questo passo, e dovevamo espletarlo il prima possibile>>.

Quindi, via il Tnas che ormai era diventato un vero luogo atto a ridurre le pene, tanto che era ormai definito lo ” scontificio” e soprattutto perchè lo stesso organismo entrava di fatto nel merito delle sentenze. Il Tnas era stato introdotto per frenare il ricorso ai Tar, ma l’esperimento non ha funzionato, come affermato dallo stesso Malagò: <<Purtroppo, questo esperimento non ha funzionato. Dov’è che non funziona? Semplice: Se c’è stato un percorso processuale nella federazione di riferimento e, praticamente, si ricomincia da capo al Tnas, vuol dire che c’è qualcosa che non va. E da qui sono nate le sentenze a ribasso>>.

Le altre modifiche riguardano una probabile separazione della parte inquirente, con un ritorno a due diverse strutture: quella della Procura federale e quella dell’Ufficio Indagini, in questi anni entrambi svolti in seno alla Figc dal superprocuratore federale Stefano Palazzi. Saranno, poi, garantiti meglio i diritti di difesa dell’imputato, con l’avvocato difensore che potrà produrre in aula prove nel dibattimento e non, come funzionava fino ad ora, atte solo a mitigare le eventuali pene. Resta ovviamente la responsabilità oggettiva delle squadre nei confronti dei loro dipendenti, solo che non diventerà automatica – creando anche i casi assurdi di squadre penalizzate per aver acquistato un giocatore giudicato in quel momento colpevole di avere scommesso negli anni precedenti – e sarà valutata con garanzie per i club.

Di sicuro l’argomento più spinoso che ha creato malumori, in primis in casa Figc, che lo vede come un’interferenza nella propria autonomia, il ruolo del “super procuratore”. Si tratta di una figura che sarà chiamata a vigilare su tutte le Procure federali, in particolare, potrà segnalare casi sfuggiti ai singoli procuratori oppure in caso di superamento dei termini di indagine o di omissione di atti di indagine. Non vi è dubbio che di tutte le federazioni il ruolo del procuratore federale più in vista e discusso in questi anni sia stato quello di Palazzi e che la gestione della giustizia sportiva sia per antonomasia collegata a quella della Figc (con ben 10.000 procedimenti sui 17.000 totali di tutte le 45 federazioni raccolte sotto l’egida Coni nell’ultimo triennio). In altre parole, la riforma della giustizia sportiva è stata necessaria, perchè quella attuale non è stata capace di dare di sé un’immagine giusta ed efficace. Dunque, il voto contrario di Abete è apparso ed appare come una difesa d’ufficio dei suoi organismi e dei suoi uomini, spesso al centro di polemiche in questi ultimi anni a causa del modo di operare, come nei processi di Scommessopoli dell’estate 2012, per non dimenticare prescrizioni eccellenti per decorrenza dei termini. Ancora più clamorosa quella di Gaucci e figli, perchè le indagini si sono chiuse con “soltanto” 6 anni di ritardo.

Appare evidente che la linea tracciata da Malagò voglia segnare un cambio epocale, necessario e non più eludibile, per poter ridare credibilità a tutto il sistema sportivo italiano.

A tal proposito, la prossima Giunta del Coni provvederà alla nomina di una commissione speciale che dovrà redigere il Testo Unico di Giustizia Sportiva e avrà tempo fino al prossimo 30 maggio per completare il lavoro. L’entrata in vigore della riforma è prevista per la prossima stagione sportiva.

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