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Roselle, fine di un sogno. Ora c’è da pensare a un nuovo futuro

È finito il sogno, peccato. L’Ac Roselle è stato estromesso dalla corsa alla Serie D proprio a un passo dal traguardo, esattamente fino a 12’ dal termine, quando conduceva per 1 a 0 sul campo di Cerreto d’Esi. Da quel momento, però, il black-out, fisico e mentale della squadra, con 3 reti subite nell’arco di appena 7’, qualcosa di inimmaginabile per una corazzata difensiva capace di farsi perforare appena 20 volte in tutto il campionato. A nulla valgono le giustificazioni delle assenze pesantissime di Consonni (per infortunio) e di Nieto (per scelte personali), così come non conta il clamoroso duplice errore arbitrale a danno del Roselle al 1’ della partita di andata (rigore non concesso per vistosa trattenuta e mancata espulsione per fallo da ultimo uomo). Infatti, l’amara realtà è che il Roselle ha gettato alle ortiche un’occasione storica, perché approdare in finale contro il Francavilla dell’ex-biancorosso Di Gennaro avrebbe significato quasi certamente Serie D anche in caso di sconfitta. Adesso, invece, il futuro è tutto da scrivere, ma quello che ha saputo fare la famiglia Ceri in 5 anni per il calcio maremmano rimarrà negli annali. In ogni caso, è difficile muovere accuse a chi nella prima stagione in Eccellenza è arrivato secondo dietro il Seravezza (battendolo all’andata e pareggiando al ritorno), per di più giungendo in finale di Coppa Italia di categoria, fase regionale, trofeo perso solo ai rigori in una partita davvero stregata. L’unica osservazione che ci sentiamo di fare, ovviamente a posteriori, è che la squadra avrebbe potuto essere rinforzata maggiormente, proprio quando i termali erano primi con 5 punti di vantaggio sui rivali versiliesi. Il club rosellano, però, in quel momento ha privilegiato il gruppo e il resto è cosa nota. Ora, come accennato, c’è da scrivere il futuro ed è necessario farlo nel migliore dei modi. La Serie D potrebbe essere ancora raggiungibile, ma solo tramite ripescaggio e comunque molto dipenderà dalle situazioni che si creeranno da qui a luglio. Tuttavia, se l’Ac Roselle decidesse di cambiare denominazione, colori e simbolo societario, adottando quelli di Grosseto, la possibilità di ripescaggio potrebbe crescere, anche se dopo la scomparsa del Grifone targato Camilli la nostra città ha già usufruito dell’ex-Lodo Petrucci. Diciamo ciò perché esiste il precedente del Rimini, visto che se il club romagnolo avesse pagato per il ripescaggio, la scorsa estate sarebbe stato ammesso in Serie D per il blasone, nonostante tale città avesse già beneficiato dell’ex-Lodo Petrucci. Una fiammella cui aggrapparsi, per sperare di rivedere la città di Grosseto (indipendentemente che a rappresentarla ci sia il Roselle o il nuovo Grifone) fin da subito nel massimo campionato dilettantistico, perché temiamo che un torneo in Eccellenza fiaccherà lo spirito di tanti tifosi grossetani, costretti a veder scendere di categoria il massimo club cittadino dal 2013, ultima stagione del lustro tra i cadetti. Vedremo, poi, se anche il Comune proporrà o troverà ulteriori soluzioni in grado di rilanciare il calcio grossetano ai massimi livelli. Una cosa, però, è certa: Grosseto merita altri palcoscenici!

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Yuri Galgani

Giornalista pubblicista, è appassionato di calcio e statistiche sportive. Vanta esperienze e collaborazioni col Guerin Sportivo (al tempo diretto da Marino Bartoletti), Telemaremma, Tv9, Calciotoscano.it, Biancorossi.it, Vivigrossetosport.it, Tuttob.com e Pianetab.com. Si è occupato principalmente di Serie B e di Lega Pro e dalla passata stagione segue la Serie D. È co-autore del libro Cento passi nella storia, scritto in occasione dei 100 anni dell'Us Grosseto. Da novembre 2014 è il vice-direttore di Grosseto Sport.

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