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Pisa-Grosseto: dall’altra sponda…

di Dario Lombardi
PISA. Ho un rapporto di amore/odio nei confronti di Pisa: amore perchè ci sono nati amici a cui voglio un bene infinito, odio per via di amori fuggiti via. Si è strano, ma che ci volete fare, è così. Quindi, quando c’è Pisa-Grosseto, per me è sempre un derby come Sampdoria-Genoa, o Roma-Lazio, decidete voi. Questa partita mi piace vederla insieme al mio amico Frank, nerazzurro doc, e ci piace punzecchiarci sulle disgrazie delle nostre squadre. Per farlo però, mi è toccato guardare la partita in gradinata e non in mezzo ai grossetani. Una cosa del genere mi è già capitata: era il 24 gennaio 2009, a Grosseto c’era un tempo che neanche gli islandesi sopporterebbero, e dentro la curva ospiti soffrivo e godevo nel vedere la doppietta all’ultimo di Pichlmann che sancì il 4-1 definitivo. Caso volle che quello fu il mio primo match allo Zecchini, e caso volle anche che esattamente un anno dopo ci trovammo allo stadio di Pisa a vedere i padroni di casa contro il Borgo a Buggiano in serie D.Oggi però è un’altra storia: loro sono quelli forti e noi quelli bisognosi di punti. Ci troviamo a prendere il biglietto e a fare un giro, notando i primi tifosi biancorossi a farsi le foto reggendo la torre di Pisa. Poi il panino di rito prepartita insieme al dg Lucchesi (anche lui dal paninaro); tutti i pisani gli chiedono qualcosa su Martella, lui dice che oggi dovrebbe giocare.Entriamo dentro, i ragazzi si stanno scaldando: Delvecchio si riconoscerebbe anche al buio, non vedo Di Cuonzo. Dall’altra parte stupisce il nuovo look biondo (per tutti inguardabile) di Giovinco.

La partita inizia, il tifo biancorosso si fa sentire (ci sono anche i ragazzi britannici a giudicare dalla bandiera esposta) ma è una sofferenza imparagonabile: è terribile non poter dire o esprimere ciò che vuoi in mezzo alla tifoseria avversaria, soprattutto se Gioè e Gotti perdono un sacco di palloni. Il Pisa ha una difesa che scricchiola e Favasuli sbaglia quasi tutti i passaggi ma il Grosseto non affonda, non riesce ad attaccare come dovrebbe. E’ una partita oggettivamente brutta e soffro più del dovuto, stringendo forte la mia sciarpa nascosta in tasca, ascoltando in silenzio gli sfottò e le offese che, come in tutti gli stadi del mondo, piovono all’indirizzo dell’arbitro e della rispettiva moglie. Perdo tutte le mie forze quando segna il Pisa; penso sia la fine, ma vedo il guardalinee alzare la bandierina e un sorriso grande quanto Piazza dei Miracoli mi circonda il viso.

Mi sento riavere. Cerco di contenermi quando Gioè e Gotti sbagliano occasioni preziosissime, e quando all’ultimo la palla esce fuori mi metto le mani in testa per la disperazione e per la paura.

E’ finita. Tutti escono scontenti, lo sono anch’io: contro un Pisa così potevamo vincere, invece siamo qui ad accontentarci di un punticino che ci manda fuori dai primi 9, ci sorpassa il Lecce e ci avvicina il Viareggio. Mi mangio le mani a vedere la squadra che lancia le maglie in curva, vorrei essere lì ad acchiapparne almeno una. Usciamo dallo stadio, inizia a fare freddino. Il buio agguanta la giornata in fretta, e tutti tornano alle proprie vite.