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Mariano Stendardo: “a Livorno la mia più grande delusione”

Nella foto Mariano Stendardo in azione con la maglia del Grifone

GROSSETO. Mariano Stendardo (1983) ha disputato 32 partite con la maglia unionista nel corso della stagione 2008-09 raggiungendo con la squadra i play off. A distanza di anni, l’eliminazione della squadra biancorossa in semifinale ad opera del Livorno brucia ancora al difensore di origine napoletana che adesso milita nel Savoia insieme all’altro ex torello Giovanni Ruscio.

– Hai esordito quasi 15 anni fa con il Napoli scendendo in campo in Nove occasioni. Ti sarebbe piaciuto restare più a lungo in azzurro?

E’ ovvio che, come per ogni napoletano, il mio sogno è sempre stato quello di giocare con la maglia azzurra col mio nome sulle spalle. Esserci riuscito, seppur in poche occasioni, in serie B è stata comunque la più grande soddisfazione della mia carriera. Sarei rimasto a vita al Napoli, ma ero troppo giovane per capire realmente il momento che stavo vivendo. Ho iniziato a girare in prestito poi, quando sarei dovuto tornare, il club era appena fallito e c’era parecchia confusione. A quel punto mi sono trovato di fronte a scelte obbligate, ma posso dire di non avere rimpianti perché so che affermarsi nella propria città è molto difficile.

– Nell’Estate 2008 sei arrivato a Grosseto.

Nell’Agosto 2008, dopo aver disputato al Messina un ottimo campionato condizionato dal fallimento della società, mi trovai svincolato. Il Genoa mi mise sotto contratto decidendo di mandarmi a giocare in prestito: il direttore Nelso Ricci puntò forte su di me e mi propose di andare al Grosseto. L’impatto fu da subito ottimale: grande squadra e grandi uomini dentro e fuori dal campo, una città a misura d’uomo, un mix perfetto. Ho conservato da allora alcune amicizie importanti che porto dentro di me, persone speciali che continuo a sentire ancora oggi. Ho serbato in me un bel ricordo di tutti i miei ex compagni ma, per ragioni di “vicinanza” sento soprattutto Nicola Mora con il quale mi vedo abitualmente.

– In Maremma ti sei guadagnato il soprannome “The Wall”, lo stesso di Walter Samuel.

Il paragone con Samuel per me è motivo di grande orgoglio, anche se abbiamo caratteristiche diverse in campo. Sono anche simpatizzante dell’Inter ed all’epoca l’Inter era il top, quindi meglio di così…

– La tua unica stagione maremmana si è conclusa con la maledetta partita di Livorno ai playoff.

Quella è stata la più grande delusione della mia carriera. Purtroppo, le cose non sono andate come ci aspettavamo anche se eravamo coscienti che non era facile superare gli amaranto. Tante volte ho sognato di poter ripetere quella partita e sicuramente credo che meritassimo la finale.

– Come è proseguita la tua carriera?

Al termine della stagione si presentò la Salernitana con un grande progetto ed una campagna acquisti importante: fu un errore determinante perché, dopo la retrocessione ed il fallimento, mi trovai al Genoa per Sei mesi fuori rosa in una situazione pesante. Problematiche fisiche, sfortuna e la squalifica di Due mesi quando militavo nella Ternana hanno fatto il resto, impedendomi di esprimermi al meglio.

– Il tuo nome è stato più volte accostato al Grosseto negli anni successivi.

In varie occasioni sarei potuto tornare al Grosseto e la mia volontà c’è sempre stata. Credo che la situazione venutasi a creare con il calcio scommesse non ha fatto si che la trattativa andasse definitivamente in porto.

– Dopo tanti anni da professionista, sei sceso in Serie D con la maglia del Savoia. Cosa ti ha spinto ad avvicinarti a casa?

Quest’ Estate mi si è presentata la possibilità di andare in Serie D al Savoia ed ammetto che, almeno inizialmente, ho avuto una certa titubanza. Ho giocato sempre da professionista e la categoria mi faceva paura, però il progetto del nostro presidente Luce mi ha convinto ed ho accettato questa sfida. Siamo primi in classifica dalla prima partita e spero veramente di riuscire a vincere questo campionato.

– La recente norma sull’età media dei calciatori ha influito sulla tua scelta?

Sono fermamente contrario a questa norma che non fa altro che illudere dei giovani che non faranno mai i calciatori. Credo che lo studio sia importantissimo: bisogna cercare di coinciliare lo studio con la attività professionistica.

– Sono molti i giovani che rinunciano allo studio per inseguire un futuro spesso incerto nello sport. Tuo fratello Guglielmo sta studiando da avvocato, pur giocando ancora in Serie A.

Mio fratello ci è riuscito facendo enormi sacrifici; io ho un carattere diverso e per me stare seduto a studiare è sempre stato un grosso limite. Sono un iperattivo, diciamo così, però ritengo molto importante crearsi una alternativa soprattutto nel calcio di oggi che non offre molti sbocchi a livello professionale.

– Siamo giunti alla conclusione di questa chiacchierata.

Mi sembra giusto concludere la nostra chiacchierata salutando calorosamente i tifosi grossetani, perché Grosseto è tuttora nel mio cuore.

Giulio De Paola

1 Comment

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  • La tua unica delusione è stata di non aver monetizzato di più in quella partita…ve la siete venduta merde






















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