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Mangiapane: Dobbiamo riunire la tifoseria

Giorgio Mangiapane (A sinistra) premia Fabio Ciavattini.

Questa settimana, in occasione del compleanno dell’Unione Sportiva Grosseto fondata il 13 Maggio 1912, abbiamo avvicinato il noto tifoso Giorgio Mangiapane per una chiacchierata sul club grossetano tra passato e futuro.

– A quando risale la tua passione biancorossa?

Ho iniziato a tifare il Grosseto nel 1966, quando sono arrivato con la famiglia in città dopo aver vissuto fino ai miei 18 anni a Chiavari anche se avevo i nonni a Marina di Grosseto e queste zone le avevo sempre frequentate. Si può dire che mi ha portato qui l’alluvione. Prima di tifare Grosseto, ero un tifoso dell’Entella ed avevo tentato anche di intraprendere una carriera sportiva che non è mai sbocciata. Negli anni ho sempre affiancato queste mie passioni portando in cuore Entella e Grosseto, anche se mi sono dedicato anima e cuore soprattutto ai colori biancorossi. Sono rimasto lontano dallo stadio per qualche anno, ma ora ho di nuovo l’entusiasmo di un tempo.

– Chiederti qualcosa sull’Entella è d’obbligo, visto che è emersa questa passione.

Sono uscito allo scoperto in questi ultimi Due anni, ma la mia passione per la squadra di Chiavari c’è sempre stata. Conservo tanti amici da quelle parti ed allo stadio, un impianto paragonabile ad una bomboniera, ho ritrovato quell’atmosfera che a Grosseto si è un po’ persa. Lo Zecchini è un bello stadio, ma è un po’ dispersivo e fa sentire poco il fiato dei tifosi sul collo degli avversari e degli arbitri.

– A Grosseto sono esistiti Due club storici, il “Monterosa” ed il “Club Anno Zero”.

Dal 1966 fino al 1973 frequentavo lo stadio tifando come un tifoso normale, non mi agitavo più di tanto e la partita finiva la Domenica sera. In quegli anni lavoravo in farmacia in Via Roma ed accanto c’era un negozio di un noto tifoso con cui diventai amico e fu proprio con lui ad avvicinarmi al Club Anno Zero che già esisteva dal 1970. Fu così che il mio modo di vivere le partite cambiò.

– Che ricordi hai di quegli anni?

Quello del Club Anno Zero è stato un lungo percorso ricco di soddisfazioni, delusioni ed esperienze che è finito nei primi anni Novanta. Ho dovuto fermarmi per motivi di salute, perché per me fare il tifo e fare radiocronache era qualcosa che mi assorbiva ogni energia per tutta la settimana e non ce la facevo più a reggere quei ritmi. Ho avuto qualche problema di salute ed anche ora dovrei stare molto calmo. Questa è la ragione per cui non ho frequentato per lungo tempo lo stadio, tornando in tribuna soltanto quest’anno.

– Quali sono i momenti che ricordi con maggior nostalgia?

Gli anni più belli sono quelli che ci hanno visto protagonisti in serie B, ma quelli che ricordo con maggior affetto sono quelli della vecchia serie C con presidenti come Ferri ed Amarugi.  Dopo la presidenza Meattini qualcosa è cambiato. In quegli anni andavo su e giù negli stadi di mezza Italia alla ricerca di un telefono per dare le informazioni e fare un po’ di radiocronaca: sono stati momenti molto belli che ricordo con piacere.

– Quali pensi siano stati i giocatori più forti che hai visto in biancorosso?

Giorgio Barbana. Anche se ci sono stati altri grandi giocatori come Dolso, Salvori, Cappanera, Di Prete, penso che quello più forte sia stato Barbana. Non considero questi anni di serie B, perché è tutto un’altro mondo rispetto a quello dei miei anni. Non voglio dimenticare nemmeno i grossetani e mi piacerebbe rivedere nel Grosseto qualche giocatore locale senza vedere troppi giocatori che non provengono dalla Maremma.

– Il rilancio del settore giovanile sta andando in questa direzione.

Vedo con fiducia questo progetto e mi piacerebbe conoscere il responsabile del vivaio Sonnini, magari alla sfida di Sabato della Berretti contro l’Entella. Con gli amici stiamo cercando di rifondare il tifo biancorosso e crediamo, indipendentemente dalla categoria, la società non può prescindere dal vivaio.

– Il momento per la tifoseria non è dei migliori.

Il problema principale è la riorganizzazione della tifoseria. Dobbiamo vedere se c’è la volontà di creare un unico club che possa riunire tutti i tifosi sotto la bandiera biancorossa. Qualunque siano le decisioni che prenderà la dirigenza del Grosseto, qualunque sia la categoria in cui militeremo, dobbiamo cercare di riunire i tifosi sotto un unico vessillo che è quello biancorosso. Sono ritornato quest’anno dopo tanto tempo allo stadio, ho ripreso il mio posto in tribuna ed è stato spiacevole vedere una curva così frammentata in cui c’è un gruppetto di ragazzi volenterosi che si danno da fare, ma che sono contornati da tanti altri gruppuscoli scollegati tra loro, quasi sparpagliati. Mi rattrista anche vedere la gradinata chiusa: è sempre stato un problema la visibilità in quel settore, ma c’erano tanti tifosi che la popolavano e forse hanno smesso di venire allo Zecchini proprio perché quel settore è stato chiuso. Ripeto: dobbiamo provare ad unire le forze e rilanciare il tifo organizzato.

– La partita per Guglielmo di Venerdì 16 alle ore 21.00 allo Zecchini sembra aver dato un segnale in questo senso.

Non c’è molto da dire su questo, si rischierebbe di essere banali. La causa è nobile e la città sta rispondendo bene alle varie iniziative, anche i tifosi stanno facendo la propria parte e l’invito è quello di riempire lo stadio per aiutare Guglielmo.

Giulio De Paola

Commenti

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  • Azz, “Il Ciava” era in gran forma nel 1912……
    Grande Fabio, Uomo dentro e fuori, nel calcio e purtroppo in generale, sono sempre più rari.

  • Non capisco I’ll 33% degli indifferenti,non per quello che ho scritto ma per I’ll concetto che ho voluto esprimere!!!!!forza sempre Grosseto!
























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