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La pillola di Eracle. Caro il mio terzino

Ci sono quei tipi di persone da cui non ti staccheresti mai. Sono come la pubalgia per un giocatore, va e viene, non ti molla però. Sono eterne. La mia di persona è un po’ così, meno dolorosa di una pubalgia tuttavia. Il nostro rapporto, ormai decennale, mi ricorda per certi versi quello dei pittori Modì e Picasso. Si amavano, si odiavano in alcuni casi, ma l’ammirazione che uno provava per l’altro era indissolubile. C.F. è questo per me, un Picasso del calcio. Non smetterò mai di ringraziarlo per quello che ha fatto, e per quello che tuttora celatamente continua a fare. Ringrazio C.F., dal profondo. Buona pillola. Il vostro PM.

<< Allenavo il Manciano in quegli anni. La stagione 96-97, la fine di un secolo, sembra una vita fa accidenti. Fu un campionato sotto tono, tanto da portarci allo spareggio con il Paganico. Mi ricordo come se fosse ieri, anche se non lo è, le facce che facemmo quando ci assegnarono il campo. Naturalmente era una partita secca e doveva essere neutro: ci toccò Castel del Piano. Il più sperduto della zona. Il più ostico della zona. Venne meno la scelta dei convocati, ché contati erano e contati restavano anche per la partita finale. Un intoppo però mi si fece sotto ad una settimana dalla sfida. Uno dei terzini prese la divisa mimetica, di stanza a Taranto. Cadeva a pennello per rovinarmi i piani, dato che quel terzino era una colonna portante della squadra. Chi ha rinnovato la patente da cartacea a plastificata, saprà benissimo che i permessi prima di un mese trascorso in caserma non erano erogabili. Dovevo lasciare la presa, così mi giocai l’ultima carta a disposizione: alzai la cornetta e chiamai il comandante di P.S. Stefano. Scava scava, il comandante trovò il modo per far tornare il terzino. Ad una condizione, il ragazzo la mattina del lunedì doveva, senza appigli, trovarsi in caserma, fresco come un’alba. Impresa non da poco, per tempi e cavilli vari.

Il piano prevedeva: arrivo del terzino la domenica in oggetto, partita di durata regolamentare, 90’ non uno di più, corsa infuocata verso Roma Termini dove il terzino avrebbe dovuto sprintare alla ricerca del Regionale veloce delle 21:30. Arrivo a Taranto calcolato per le 23:50, circa. Naturalmente il piano non resse. La partita, inclinata sin dalla partenza, terminò sullo 0 a 0 dopo i 90 minuti regolamentari. Per un qui pro quo eravamo rismasti in dieci, i cambi esauriti e con loro le speranze di vittoria. <<Mister, io devo andare. Mi dispiace>>. Ci mancava solo questa, in nove per altri trenta minuti non avremmo retto di certo. Feci il passo più lungo della gamba: <<Tu non vai da nessuna parte… ti porto io a Taranto, te lo prometto>>. Cosa mi passò per la testa, cosa? Alla fine vincemmo ai rigori e ci salvammo. Il terzino giocò una delle sue partite migliori, era il minimo.

Salimmo in macchina io, il terzino e Moretti, il presidente di allora. Glielo avevo promesso e non potevo certo rimangiarmi la parola. Anche se Moretti respinse le mie avance, un compagno per il viaggio avrebbe fatto comodo. Chiamai mia moglie: era il principio della stagione estiva, avevo due figlie piccole e un campeggio da mandare avanti. Mi chiese il divorzio. Non direttamente, non proprio, mi lanciò comunque un monito. Non sapevo più che pesci pigliare: <<Presidente, la stagione è andata. Siamo salvi. Perché non fare un gesto di concerto, intendo come Società, e chiamare un taxi per il nostro terzino saltamine?>>. Colpito in pieno. Avevo fatto centro; Moretti, dopo alcune telefonate, acconsentì. Dopo una mezz’ora un taxi ruggiva di fronte al campeggio. Caricai il ragazzo ed allungai 500 mila lire all’energumeno alla guida, acconto per la traversata. Moretti non avendo la disponibilità in quel momento, promise la restituzione del capitale. Non contando che al ritorno, il tizio alla guida, ne avrebbe volute altre 500. Un’intera notte di viaggio ci volle. Che non stemperò minimamente quell’ammaccato alla guida, che una volta al campeggio porse la mano dal finestrino e prese il rimanente pattuito. Morale della favola, quelle due tasse da 500 mila lire non le recuperai, il terzino timbrò il cartellino e il Manciano restò in Prima Categoria. Ripensandoci, ci avrei guadagnato su, riportandolo io quel terzino saltamine a Taranto>>.

Pietro Mecarozzi

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