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Il direttore di Gs: “Sondaggio biancorosso molto indicativo. Chi ha orecchie per intendere…”

Dopo il sondaggio (leggere qui) lanciato tra i tifosi biancorossi, che hanno partecipato in modo davvero inaspettato, abbiamo pensato di analizzare i dati finali con Carlo Vellutini, direttore responsabile di Grosseto Sport. Il sondaggio, lo ricordiamo, in meno di due giorni ha visto qualcosa come 1229 votanti che hanno risposto alla seguente domanda: Tifosi biancorossi, quale soluzione auspicate per il Grosseto?

Queste, invece, le risposte possibili (tra parentesi, percentuale raggiunta e voti finali ottenuti):

a) La famiglia Camilli vende al gruppo Bandecchi (38%, 470 voti)

b) La famiglia Camilli rimane e rilancia con programmi ambiziosi (35%, 432 voti)

c) La famiglia Camilli vende a qualsiasi offerente (15%, 182 voti)

d) Squadra non iscritta e Mansi nuovo presidente (9%, 113 voti)

e) Altro (3%, 32 voti)

Allora, Carlo, sei rimasto sorpreso dal numero di votanti che hanno partecipato al nostro sondaggio?

<<Il numero di votanti è sicuramente significativo, ma più che sorpreso il dato dà una conferma: che il Grosseto fa sempre notizia indipendentemente dal momento che attraversa. Certo il numero è importante e fa capire come attorno al Grifone ci sia un certo fermento. Quello, semmai, che è l’elemento più positivo è che la gente ha voglia di Grosseto, ha voglia di dire la sua e sente propria la squadra. Un fatto, questo, che si sposa con la decisione dei tifosi, alcuni dei quali da tempo si erano allontanati dallo stadio, di dire la loro attraverso un Comitato ed una proposta unitaria. Insomma, quando c’è partecipazione, che sia un sondaggio, la nascita di un club o di un comitato, secondo me è sempre positivo. E la cosa spero che venga interpretata da tutti come la voglia di costruire qualcosa di importante e di riappropriarsi sentimentalmente della squadra della città>>.

Come va interpretato il 38% (maggioranza relativa) raggiunto dalla risposta dell’auspicata vendita al gruppo Bandecchi?

<<Che il gruppo Bandecchi viene percepito come affidabile dalla maggior parte dei grossetani. Che se decidesse di farsi avanti, e Camilli decidesse di vendere, il tifoso biancorosso si sentirebbe in buone mani. Fossi in Stefano Bandecchi e nel suo staff non resterei indifferente ad una piazza che dà fiducia a scatola chiusa, di fatto senza conoscerti e che dimostra di credere in te>>.

Se sommiamo il suddetto 38% al 15% della vendita a qualsiasi offerente otteniamo il 53% dei voti, ovvero la maggioranza assoluta. Cosa può significare tale dato?

<<Che il tira e molla cui Camilli ci ha abituato ha stancato la piazza. Andava bene fin quando il grossetano sapeva che la squadra costruita sarebbe stata competitiva e che il risultato sarebbe arrivato. Da quattro stagioni a questa parte, però, i risultati non sono stati brillanti e, nel calcio, si sa che questo è ciò che realmente conta. Dunque anche il potere contrattuale verso la città di una persona che ha fatto cose impensabili fino a pochi anni fa e che ha condotto il Grosseto ai più importanti risultati della sua storia, viene a diminuire. E lo vediamo dal fronte comune che si è creato tra istituzioni, tifosi e mondo imprenditoriale. La situazione di Grosseto è simile ad altre piazze. Guardando in alto, basta pensare al Milan. Sono bastati un paio di anni sottotono e la gente si è dimenticata di tutto quello che ha vinto negli ultimi 25 anni. Eppure Berlusconi acquistò una squadra che da anni lottava ormai per salvarsi>>.

La risposta che auspica la permanenza dei Camilli e il loro rilancio attraverso programmi ambiziosi si è attestata al secondo posto col 35% dei voti. Come va interpretato tale dato?

<<Che in Camilli comunque il tifoso grossetano ha fiducia. Però deve essere il Camilli del passato, che ha un obiettivo e che torna ad essere un punto di riferimento per la piazza. Io sono tra quelli che considera questa una delle migliori soluzioni per il futuro del Grosseto. So dove Camilli può arrivare, a patto però che lo voglia fare. Se non ha più queste motivazioni credo che sia giusto ringraziarlo, dimostrargli affetto per quello che ha ottenuto alla guida del Grifone, ma sarebbe anche giusto lasciarlo andare senza discutere le sue scelte. Per rispondere alla tua domanda, chiedo a tutti una riflessione: provate ad immaginare un Grosseto senza Camilli e vi renderete conto di quanto sia difficile farlo per tutto ciò che lui ha rappresentato per questa società negli ultimi 15 anni. E’ questo ciò che rende il distacco comunque traumatico a livello emozionale>>.

Ti saresti mai immaginato, invece, il 9% della soluzione Mansi?

<<Non sono stupito del risultato della soluzione Mansi, ma semmai lo sono per la risposta che è stata data di fronte ad una ipotesi che è netta, cioè la mancata iscrizione. Io credo che Mansi rappresenti per tanti la risposta positiva ad una delle affermazioni di Camilli che hanno sempre dato fastidio al grossetano, cioè che senza di lui saremmo tornati tra i dilettanti. Il Gavorrano è stata la dimostrazione che in Provincia di Grosseto si può fare professionismo anche senza Camilli. E’ chiaro che la C2 a Gavorrano è stato un miracolo sportivo e che se Mansi ha altri obiettivi deve guardare altrove. Un po’ come fece lo stesso Camilli quando lasciò la Castrense in Serie D per approdare al Grosseto. Io conosco bene Mansi come imprenditore e stiamo parlando del leader europeo nella produzione di acido solforico. La sua importanza è dimostrata anche dalla scalata fatta dalla figlia Antonella, dirigente della Nuova Solmine, nel tessuto imprenditoriale italiano. Questo per far capire che le potenzialità ci sono tutte. Ma c’è di più. Mansi viene percepito come una persona che può tornare a coinvolgere l’imprenditoria locale intorno al Grifone, senza dimenticare il suo affetto per la Maremma che da 50 anni è la sua terra. Cito questo aneddoto. Una volta lo intervistavo sul Gavorrano appena promosso in C2 e gli chiesi perché di fronte a tante piazze blasonate toscane che stavano ripartendo dai dilettanti lui avesse deciso di puntare sui minerari anziché, ad esempio, andare a Pistoia, Lucca o Arezzo. Lui mi rispose: <<Perché io il calcio lo interpreto come un contributo sociale e di immagine da dare al territorio in cui opero ed a cui sono legato>>. Ecco dietro ad un eventuale progetto Mansi si percepirebbe un “progetto Maremma” che va oltre il calcio e che diventa identità per un territorio>>.

Riepilogando, secondo il tuo punto di vista, è giusto dire che – fondamentalmente – i tifosi biancorossi sperano che i Camilli restino e rilancino in grande stile, ma che, non credendo fino in fondo a tale ipotesi, pensano di dover iniziare una nuova era calcistica?

<<Credo che la tua riflessione sia perfetta e che non faccia una piega. Se Camilli dovesse arrivare domani e dicesse: <<Signori, io ci sono e rilancio>, i grossetani tornerebbero ad inneggiare a lui e ad applaudirne ogni sua singola parola. Se però non lo vedono più motivato sono pronti a salutarlo. Anche perché come accade nella vita c’è il momento dei trionfi, delle sconfitte, ma anche degli addii. Ma quando sarà questo momento, teniamolo bene a mente, non lo decideremo noi, ma solo ed unicamente Piero Camilli. Comunque, chi ha orecchie per intendere, intenda>>.

Domanda finale: cosa ti aspetti per il futuro del Grosseto?

<<Io spero che ci sia chiarezza. Credo che Piero Camilli la debba soprattutto a quei tifosi che anche nei momenti di difficoltà non gli hanno mai fatto mancare il loro sostegno. Lo dice una persona che a lui è molto legata. Io non ho mai nascosto che se il mondo del calcio lo conosco in tutti i suoi meandri, anche quelli meno noti, è perché me lo ha fatto conoscere e me lo ha spiegato Piero Camilli. Posso dire che, nella mia professione, è una di quelle persone che mi ha insegnato di più. Anche negli scontri avuti con lui che mi hanno fortificato.  Da qui capirete l’affetto che nutro nei suoi confronti e la speranza che, al di là di quello che deciderà di fare, il suo rapporto con Grosseto torni ad essere sereno e che un suo eventuale distacco non sia traumatico. Sempre che non decida di rilanciare. Ed io, non ve lo nego, che sotto sotto spero che questa sia la soluzione migliore, calcisticamente parlando. Ma so anche bene che qualsiasi decisione Camilli prenda non sarà facile sia sul piano dell’impegno che su quello emotivo>>.

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Yuri Galgani

Giornalista pubblicista, è appassionato di calcio e statistiche sportive. Vanta esperienze e collaborazioni col Guerin Sportivo (al tempo diretto da Marino Bartoletti), Telemaremma, Tv9, Calciotoscano.it, Biancorossi.it, Vivigrossetosport.it, Tuttob.com e Pianetab.com. Si è occupato principalmente di Serie B e di Lega Pro e dalla passata stagione segue la Serie D. È co-autore del libro Cento passi nella storia, scritto in occasione dei 100 anni dell'Us Grosseto. Da novembre 2014 è il vice-direttore di Grosseto Sport.

Commenti

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  • Premetto che non conosco la situazione economica dei Camilli nei particolari, ma se dovesse fare una squadra per ambire alla Serie B a Grosseto e una squadra per vincere in D a Viterbo, gli conveniva prendere il Bari con “pochi” euro e in una piazza importante pronta per la Serie A. Il costo di una C a vincere è come fare la B e sommata a una D, sempre a vincere, è come una C. In fondo in fondo, la cassa è una sola, anche se si sono spartiti le presidenze.

    • Ciccio,
      hai detto una cosa inesatta! 😉
      Vincenzo Camilli è il presidente dell’Adc Viterbese Castrense, club nel quale il fratello Luciano e il cognato Alessandro Paris sono i vice.
      Nell’Us Grosseto, invece, la carica di presidente è vacante, mentre c’è la figura dell’amministratore unico ricoperta dall’avv. Ranucci.
      In questo caso, i proprietari delle quote societarie sono Vincenzo Camilli col 60% e Luciano col 40%.
      Dunque, Piero Camilli non è il presidente in nessuna delle due società di famiglia e, anzi, non è neppure un tesserato.
      Logicamente, è quello che “caccia i soldi” e il suo volere condiziona tutte le scelte finali. 🙂

        • Ciccio,
          non sono entrato nel merito delle tue considerazioni, ma ho solo spiegato i ruoli societari. 😉

          P.S. Una volta Camilli disse: “Sia chiaro, se volessi potrei prendere anche Capello!” 😉

          • Certo, Michele,
            ma i soldi per fare quello che vuole Camilli ne ha davvero tanti (beato lui). 😉

  • Vero Yuri, ha tanti soldi Camilli .
    Tanti da fare una guerra, ma lui la guerra non la fa mai!!!!

  • Io se avessi tanti tanti tanti soldi come ha lui (che nella tomba non servono a niente) ed avessi la passione che ho io per il Grosseto (spero e penso anche lui ce l’abbia) non dubiterei un solo attimo di buttarne parecchi in questo giochino.
    Vorrei vincere, togliermi la soddisfazione che si è tolto Squinzi con il Sassuolo. Non prenderei Capello, ma quasi!!
    Forza Camilli, deciditi!!

  • la mia paura da tifoso è che non ci siano in giro tanti personaggi da investire nel grosseto.stiamo attenti amici sportivi c’è il rischio di trovarsi in promozione come è già avvenuto qualche anno addietro.ricordatevi
    i venti lunghi anni prima dell’era camilli

  • A me invece ha di molto stancato.Tutto questo silenzio,quando credo che abbia gia deciso quale sarà la strada.La nuova avventura è a Viterbo.Non so per quale motivo qui non si decide.O forse si! Quando avrà raccolto il grano ci saluterà.Perchè qui secondo me è finita.Io non ho più fiducia.Spero solo che la situazione si sblocchi in un modo o nell’altro e si riparta con una nuova società.Non importa quanto saranno “pieni”ma che siano seri.

  • Caro Yuri , ha vinto come sempre partendo con una squadra ridicola e cambiando a Gennaio 5 giocatori e allenatore! avevamo solo dieci punti dal Sassuolo alla fine del girone di andata! annata di grande culo vai altro che guerra!!!!!!
    Ahh approposito di Sassuolo, li guardavo in Tv la domenica che si sono salvati con una giornata di anticipo.
    Li guardavo con i lucciconi agli occhi e pensare che ci siamo andati prima di loro in cadetteria.
    Vorrei fare i complimenti a Squinzi, che con pazienza e con investimenti importanti ha fatto divenire realtà una cittadina di trentasettemila abitanti!!
    Vi ricordate tutti quando la Sampdoria gli sottrasse la serie A? Il dott. Squinzi, non si scompose (immaginatevi cosa avrebbe fatto Camilli, avrebbe comprato il Siena?) e fece una squadra ancora più forte, lui si che l’ha fatta la guerra, con i fatti, comprando anche lo stadio di Reggioemilia!!!
    Aria fresca PLEASE ringraziamo la famiglia Camilli e ADDIO!!!

    • Caro Grifo65,
      il Sassuolo è la squadra della Mapei, ovvero di un colosso mondiale. E’ vero che Sassuolo città è piccola (conta circa 40mila abitanti), ma dietro, come detto, avendo un’industria tanto potente, può permettersi di restare stabilmente in Serie A. Piuttosto, lascia che la società neroverde rimanga qualche anno consecutivo nella massima serie e poi Squinzi dirà di voler entrare nelle coppe europee. D’altronde, in Emilia hanno saputo programmare e l’hanno fatto con tranquillità, lasciando lavorare gli allenatori. Comunque, dire che Squinzi non si è arrabbiato quando la Samp ha scippato la Serie A al Sassuolo è una bugia. Vatti a rileggere le dichiarazioni del patron sassolese, vai! 😉

      • Infatti caro Yuri, a domanda del giornalista che gli chiedeva se gli piaceva il calcio, Squinzi disse che pensava di tornare al ciclismo. Punto!!!
        Il campionato successivo il Sassuolo è andato in serie A!!!

      • Quello che voleva dire grifo 65,è il modo un cui si fanno le guerre.La Mapei colosso industriale,giusto.Però abbiamo sempre detto delle potenzialità che ha anche “esso”no? Magari con una gestione migliore,forse poteva fare di più! Nonostante non dobbiamo dimenticarlo che qui ha fatto un miracolo calcistico.ora basta! Cambi atteggiamento e faccia quel che deve fare.Se vuol rimanere che rimanga il vecchio lupo,altrimenti grazie a arrivederci!
























Il CalcioMercato di Gs










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