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Gli stadi del Grosseto dagli albori ad oggi

Grosseto nel novembre 1943 (Fonte: archivio U.S. Air Force)

Quali case ha avuto l’Unione Sportiva Grosseto dai suoi albori ad oggi? La domanda è lecita, ma la risposta è più complessa di quanto sembri in apparenza.

Dando per scontato che attualmente il Grifone disputa le proprie partite interne allo stadio Zecchini, proviamo a ricostruire, con l’aiuto del prezioso volume “Cento passi nella storia” uscito nel 2012 e non solo, la storia degli impianti sportivi utilizzati dal Grosseto nel corso degli anni.

Torniamo ai primi anni del XX secolo, epoca in cui la città era ancora quasi tutta compresa all’interno delle mura medicee ed iniziava a scoprire l’amore per lo sport: è proprio in questo periodo che nascevano i primi campi sportivi più o meno improvvisati.

La prima casa del calcio grossetano, non esisteva ancora l’Unione Sportiva, venne creata intorno al 1907 dissodando un campo nell’area attualmente occupata da Via Manetti. Curiosamente, nella stessa zona sarebbe sorto il primo campo da baseball qualche decennio più tardi.

Nel 1908 i fratelli Cosimini misero a disposizione un terreno in Viale Pisani (Oggi Viale Matteotti) nell’area adiacente alle officine, ma nel 1912 la situazione cambiò ancora una volta.

Da qualche mese un gruppo di dissidenti aveva fondato il Football Club Grosseto che aveva posto la propria base in un campo nei pressi dell’attuale Via Porciatti in un’area in cui esisteva uno sferisterio.

Con il passare dei mesi fu chiaro che condividere lo spazio con chi praticava il tamburello era piuttosto problematico e così l’attività calcistica si spostò nei campi della Saracina presso il cosiddetto “Fiume morto”.

Nel frattempo, era il 13 maggio 1912, nasceva l’Unione Ginnico Sportiva Grosseto catturando l’interesse della maggioranza degli sportivi: in quel periodo il club, non ancora biancorosso, disputava le proprie partite in un campo davanti alla stazione ferroviaria.

Fu proprio la comodità del nuovo impianto, oltre alla sua vicinanza alla stazione ferroviaria, a far sì che questo terreno di gioco soppiantasse i vecchi campi di Via Manetti e della Saracina.

Anche questa soluzione, però, fu di breve durata e nel 1913 venne inaugurato il campo del Cappelletto nella zona omonima tra le attuali Via Pietro Aldi e Via Vetulonia. Di fatto, una posizione molto simile a quella dell’attuale stadio Zecchini.

A quel tempo Grosseto non superava il rilevato ferroviario ed il campo del Cappelletto era spesso invaso dalle pecore che pascolavano nella zona. Per risolvere il problema, non di poco conto, venne raggiunto un accordo tra la società ed il signor Guido Arzilla (Probabilmente si tratta di un parente di quel Costanzo Arzilla che gestiva negli anni trenta un garage in Via Mazzini) che impegnava le parti a non ostacolarsi a vicenda. Di fatto, questo accordo sancì l’istituzionalizzazione del primo vero impianto sportivo grossetano comprendente, oltre al campo da calcio, anche un ippodromo ed un velodromo.

Ad interrompere questa ondata positiva di sport ci pensò l’entrata in guerra dell’Italia nel Maggio 1915 e soltanto al termine del conflitto si poté tornare a parlare di calcio in città.

Il 29 febbraio 1920 venne inaugurato il primo stadio unionista, il campo Ballerini, situato quasi alla confluenza di Via dei Mille con Viale Sonnino nei pressi dell’attuale Via Ugo Bassi.

Passarono quattro anni e nell’aprile 1924 il campo Ballerini, che aveva ospitato anche i derby tra l’Unione Ginnico Sportiva Grosseto e la Pro Grosseto, venne abbandonato in favore di un nuovo impianto costruito nella zona del Casalone. Impianto bellissimo, all’avanguardia, ma che riproponeva il problema della condivisione con altri sport quali il ciclismo e l’equitazione.

Con la fusione tra l’Unione Ginnico Sportiva Grosseto ed il Club Sportivo Grossetano la società prese il nome definitivo di Unione Sportiva Grosseto nel gennaio 1927 e cambiò nuovamente la sede delle proprie partite.

Venne recintata un’area nel vallo delle mura di Via Amiata e nasceva il mitico campo Amiata (Ribattezzato presto “Campo del Littorio” dal regime imperante in quegli anni) autentica fossa dei leoni tuttora ricordata con nostalgia dagli sportivi grossetani.

Sul finire degli anni trenta si registrò un nuovo cambio di denominazione con la dedica del campo Amiata a Bruno Salvatici per poi assistere ad un ritorno alla denominazione originaria al termine della seconda guerra mondiale.

Negli anni immediatamente successivi al secondo tragico conflitto, che tanti danni e troppe vittime malauguratamente regalò a Grosseto, venne dato il via al progetto esecutivo di un nuovo vero stadio: i lavori iniziarono nel 1948 ed in occasione della partita del 18 Ottobre 1953 contro il Rosignano Solvay lo stadio Comunale venne inaugurato, seppur ampiamente incompleto.

Il primo gol biancorosso nel nuovo impianto fu messo a segno da Renzo Bechelli, storica gloria unionista. Da sottolineare che già nei primi anni quaranta risulta costruito il muro di cinta dell’attuale stadio, come testimonia una foto aerea scattata durante un bombardamento del Novembre 1943 che pubblichiamo a corredo di questo articolo.

Nonostante la costruzione del nuovo stadio, il vecchio e glorioso impianto di Via Amiata non fu del tutto abbandonato ed ospitò ancora il Grifone per qualche anno in occasioni delle partite più calde, quelle in cui c’era più bisogno del pubblico per sostenere la squadra.

In occasione delle Olimpiadi di Roma lo stadio Comunale ospitò alcuni incontri di calcio ed anche un match preolimpico dell’Italia con in campo il futuro unionista Gilberto Noletti. Fu proprio in quell’anno che lo stadio ebbe la sua storica denominazione di Stadio Comunale Olimpico.

Cosa avvenne del campo Amiata? Per tutta la prima metà degli anni sessanta ospitò tornei minori e le cronache del gennaio 1966 lo riportano utilizzato dal Bbc Grosseto, dalle squadre di calcio dell’Avanti, del Barbanella, delle giovanili dell’Unione Sportiva Grosseto e dalle squadre del San Francesco, del Sacro Cuore e del convitto vescovile affiliate al Csi.

La sorte del vecchio campo Amiata iniziava ad essere inesorabilmente segnata e nell’ottobre 1966 iniziò la demolizione di buona parte del muro di cinta oltre alla rimozione delle porte e la collocazione di ghiaia sul terreno di gioco. Per la prima volta, nell’ormai ex Campo Amiata venne installato il Luna-Park, danneggiato pesantemente dall’alluvione del 4 novembre 1966, appuntamento classico dell’autunno grossetano fino al 1981. Dall’anno successivo il Luna-Park venne trasferito nell’attuale sede di Piazza Barzanti.

La piena d’Ombrone del 1966 segnò la sorte del campo Amiata in via definitiva e tra il novembre 1967 ed il 10 Aprile 1968 venne costruito al suo posto un parcheggio da 300 posti-macchina da parte dell’impresa Sartiani di Grosseto. Ai lati del parcheggio vennnero costruite quattro rampe di scale per il passaggio pedonale.

Il 29 Aprile 1994 l‘amministrazione comunale approvò la costruzione del parcheggio sotterraneo nell’ex Campo Amiata i cui lavori sarebbero iniziati nel dicembre 1996 per essere completati dopo anni.

Nel frattempo, lo Stadio Comunale Olimpico iniziava a sentire il peso degli anni e venne più volte modificato con la copertura della tribuna centrale avvenuta tra la fine del 1991 e l’estate del 1996 e con la costruzione di gradinate e curve sempre più confortevoli.

Il 3 settembre 2004 lo stadio venne dedicato al grandissimo Carlo Zecchini, bandiera unionista, ed una ulteriore targa venne apposta il 24 ottobre successivo nell’atrio degli spogliatoi in memoria dell’indimenticabile tifoso Mario Falciani.

Il nostro viaggio è ormai giunto al termine: siamo ormai giunti ai nostri giorni ed alle ultime modifiche come la costruzione del nuovo accesso al campo dagli spogliatoi che ha preso il posto della vecchia buca situata alle spalle della porta sud.

Qui si conclude la lunga vicenda degli stadi grossetani, una storia lunga e frastagliata che fa ben comprendere come certi problemi che sembrano appannaggio esclusivo dei nostri tempi (Assenza di campi, problemi di buon vicinato, fronde e divisioni varie) affondino le proprie radici indietro negli anni.

Verrebbe quasi da dire che certe situazioni siano inevitabili ed immutabili, ma preferiamo essere ottimisti e sperare che del passato si riesca a far tesoro per far sì che la storia unionista possa essere sempre più florida e rigogliosa per il bene di tutto il calcio grossetano.

Giulio De Paola

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