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Serie D, U.S. Follonica Gavorrano, intervista a Manuele Giustarini: “Vincere è sempre il mio obbiettivo”

Manuele Giustarini, talento cristallino, classe 1994, ha a lungo girovagato per l’Italia prima di riuscire a trovare la sua consacrazione nel territorio grossetano. Adesso, con il Follonica Gavorrano, è alla ricerca della promozione che riporterebbe i minerari tra i professionisti per la prima volta dalla stagione 2017-18. Nel suo palmares, Giustarini già vanta due campionati di Serie D vinti da protagonista, con le maglie della Pianese e dell’Aquila Montevarchi. Oltre a ciò, può contare esperienze importanti come quelle con i sardi del Budoni Calcio, la compagine siciliana del Gela e le laziali Civita Castellana Calcio e Civitavecchia Calcio.

Oggi, Manuele si racconta a Grosseto Sport.

 

A che età hai iniziato a giocare e da quale squadra?

«Ho iniziato a giocare a calcio all’età di 4 anni con il Sauro Rispescia. Tra l’altro non potevo nemmeno iniziare perché ero veramente troppo piccolo, ma ho avuto la fortuna di avere mio fratello che aveva quasi 6 anni e per questo motivo hanno fatto cominciare a giocare pure me. Più o meno all’età di 12 anni sono andato al Grosseto e ho fatto tutte le giovanili lì fino alla primavera».

Quale squadra, secondo te, ti ha fatto fare un certo salto di qualità?

«Diciamo che la squadra che mi ha fatto crescere e formare di più probabilmente è stata il Budoni.  Considera che sono partito per la Sardegna all’età di 18 anni, era la mia prima esperienza fuori casa, senza amici, senza genitori. Sicuramente è stata un’avventura che mi ha fatto crescere tantissimo, sia a livello calcistico che umano.  Ma ovviamente non posso non ringraziare anche la Pianese, con loro abbiamo fatto un miracolo sportivo, siamo riusciti a vincere un campionato quando nessuno se lo aspettava. E poi ovviamente l’ultima tappa, quella al Montevarchi. Lì ho avuto l’anno più bello della mia carriera, soprattutto grazie al Mister che, diciamo, mi ha rilanciato. L’anno successivo ho avuto tante richieste da molte altre squadre, ma presi la decisione di ascoltare il cuore e di rimanere ancora al Montevarchi. Ed è proprio qua che ho avuto la fortuna di vincere un altro campionato…è stata una delle emozioni più belle della mia vita.  L’affetto che abbiamo ricevuto dai tantissimi tifosi che ci seguivano ovunque è stato magnifico, ci hanno trattati veramente come figli, ed è per questo motivo che l’esperienza al Montevarchi rimane la più bella della mia carriera, fino ad ora ovviamente».

Come detto in precedenza, hai avuto un’esperienza calcistica addirittura in Sardegna con il Budoni Calcio. Puoi raccontarci qualcosa di più? Hai notato delle differenze con il calcio maremmano?

«Purtroppo ho avuto la sfortuna di andare in Sardegna in un anno particolare, fu l’anno della grandissima alluvione e a causa di questo ci furono poi dei problemi societari e a dicembre dovetti andar via.  Ma come ti accolgono in Sardegna, non ti accolgono da nessun’altra parte.  È una cosa che mi è rimasta veramente dentro al cuore. Infatti ho sempre tante amicizie, nonostante i diversi anni passati, perché ti accolgono come se tu fossi uno di loro, un familiare o un fratello. Ecco, la differenza che noti di più rispetto alla Toscana è appunto l’accoglienza, ma anche proprio quella dei tifosi, era sempre pieno di gente che ti incitava, che faceva il tifo per te, pur non essendo “uno di loro”, il calore che ti trasmettevano era bellissimo».

Hai vinto il campionato di Serie D per ben due volte, prima con la Pianese e poi con l’Aquila Montevarchi la stagione scorsa. Pensi di poter fare una tripletta con il Follonica Gavorrano?

«Onestamente, io sono un ragazzo con moltissima ambizione e tantissima voglia di vincere, dunque non vado mai in una squadra tanto per giocare. Se sono venuto al Gavorrano è proprio perché spero di poter vincere il campionato. Ma così come se dovessi andare in qualsiasi altra squadra, il mio obiettivo è sempre quello di vincere… quando ce l’hai nel DNA è difficile poi da togliere. Con il Gavorrano la speranza c’è, siamo molto vicini, e finché ci sarà anche una minima possibilità di certo non ci tireremo indietro».

Un tuo sogno nel cassetto?

«Un mio sogno nel cassetto sicuramente sarebbe quello di giocare in Serie C. Diciamo che l’obiettivo potrebbe essere quello di vincere il campionato e di salire in C con la squadra con cui vinci. Comunque inizio ad avere 28 anni e quindi sicuramente ci penso.  Anche se, devo dire la verità, non mi lamento assolutamente di tutto quello che ho fatto e di tutti i risultati che sono riuscito a raggiungere».  

Hai altre passioni al di fuori del calcio?

«Il calcio purtroppo ha il difetto che ad una determinata età, vuoi o non vuoi, ti costringe a smettere. Ovviamente spero che avvenga il più tardi possibile, ma so che questo giorno, prima o poi, arriverà e dunque sto intraprendendo la strada della ristorazione insieme a mio fratello. Abbiamo un ristorante di famiglia, all’interno del quale abbiamo già fatto moltissime modifiche, ed è una grande soddisfazione vedere che alla gente sta piacendo. Inoltre, abbiamo aperto da poco anche una cantina, sempre vicino al ristorante. Quindi diciamo che questa è la mia altra passione, e spero che si veda tutto l’impegno che ci stiamo mettendo».










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