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La pillola di Eracle. Settanta il para-rigori.

Ci sono ruoli nella vita che vogliono più attenzioni di altri. Per fare un esempio, le madri vogliono molte attenzioni. Come negargliele, sono eroine pronte ad immolarsi per i propri figli. Non sono da meno gli avvocati. Tronfi del proprio successo, all’uopo, elemosinano applausi e ovazioni. In questa categoria ricadono anche gli eroi di strada, l’opinionista in periodo di elezioni, il Vigile del Fuoco, il pilota assegnato alla tratta Roma-Melbourne, i pianisti, i postini, ed infine i portieri. Sì, il portiere. E sia chiaro, quello che interessa a noi indossa guantoni e cappellini stinti. Credo di avervi annoiato abbastanza. Ringrazio Pancrazi Antonio, detto settanta. Buona pillola. Il vostro PM.

<<Correva l’anno 1974. Edoardo Bennato usciva con il suo secondo 33 giri “I buoni e i cattivi”, si prospettava come un punto di svolta per la sua carriera. Io ero poco più che maggiorenne: glabro in volto e dal capello vagamente alla McCartney. Torello Minucci da buon sciovinista maremmano, sedeva nella stanza ovale della sua Maglianese. Sovente è il ricordarsi di lui in quella carica. La Maglianese per Torello non era una semplice proprietà, ma un prolungamento di se stesso, un’appendice. Quell’anno affrontammo il campionato di Terza Categoria ed io, scrissi la storia. Rileggendo queste ultime frasi, non posso certo darvi torto qualora trovaste dei suoni cacofoni al suo interno: scrivere la storia, Maglianese, Terza Categoria. Trittico linguistico che sobilla il pensiero all’iperbole. Lo so, ma se credete nelle favole vi consiglio di continuare la lettura.

Tutto ebbe inizio durante i 90’ minuti contro il Santa Fiora. Io proteggevo i colori giallorossi, più tendenti all’arancione ma non è questo il punto. All’unanimità si diceva che ero un vero talento; un gatto con la coda in fiamme. In quella gara, chiedo venia ma non ricordo il risultato finale, parai un rigore calciato alla mia desta con forza, non abbastanza però. Da quel momento qualcosa cambiò. Nacque un nuovo me, e fu per sempre il Kranos della mia carriera calcistica. Sarebbe tedioso elencarvi tutte le prodezze di cui ero capace, quanto – se non di più – spiegarvi come di rigori da quel momento ne parai dieci di seguito. Sì, avete capito bene, una decade, dieci decimi. Forti e angolati, a cucchiaio o calciati all’ultimo istante così da non farmi intuire la direzione, la rete alle mie spalle rimaneva comunemente immobile. Questo lo ricorda bene chi di forma e di sostanza buttò giù la rete a maglia perimetrale al rettangolo sportivo e irruppe nel terreno di gioco alla terza ripetizione del rigore assegnato al Montiano in un derby. Parai la prima battuta, fatta ripetere però per mancato fischio arbitrale. Parai la seconda, annullata per motivi ancora da accertare. E non contento, parai anche la terza ripetizione. Dopodiché prese inizio una vera e propria caccia all’arbitro. Questo rimane uno, mi correggo, tre dei rigori storici della decade. L’altro è il settimo (in scala cronologica), grazie al quale venni convocato al “Bettini Quadraro” di Roma per un provino con la Juventus. In quel contesto non bastava aver bloccato sette rigori in un campionato di Terza Categoria, ciò nonostante, conscio della mia qualità affrontai quel palcoscenico dove i più grandi numeri uno di tutti i tempi si erano buttati. Venni preso e subito dopo rimbalzato per motivi riguardanti la mia età, secondo l’anagrafe superiore di due anni a quella richiesta. Tornato alla mia Maglianese con la consapevolezza di saper “volare”, legai per sempre il mio nome a quel record parando i restanti tre. Dieci colpi di reni che ci condussero alla vittoria del campionato nello spareggio con il Talamone. Beh, non porto certo l’imbattibilità di Sebastiano Rossi, ma la mia penna qualcosa ha scritto nel grande albo della storia, o perlomeno lo ha fatto in quella della Maglianese>>

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