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La pillola di Eracle. Di Carlo e di una nave.

Oggi a parlare non sarà un veterano, tantomeno un allenatore di altri tempi. Oggi non ci sarà spazio per errori di datazione o stravolgimenti di dubbia natura. Oggi cari appassionati, della storia che andrete a leggere molti di voi conosco già il finale. Non starò a dirvi cosa vale per me quello che vi sto per raccontare, ma permettetemi soltanto di applaudire. E non metaforicamente: immaginatemi chino sul mio laptop, rapito dalle lettere della qwerty, applaudire con nuovo turgore ad ogni fermo rilettura; quindi prima di iniziare, voglio ringraziare chi di questa spasmodica sensazione di gioia è stato fautore. Buona pillola. Il vostro PM

<<Domenica ci attendeva la Pro Livorno Sorgenti. Squadra di tutto rispetto, in particolare fra le mura casalinghe dove riusciva a esprimere al meglio il proprio calcio geometricamente da categorie superiori. In casa, a conferma di quanto detto, erano imbattuti. Noi, costante del nostro status quo, eravamo alle pezze. Gli sconvolgimenti interni avevano creato un certo malumore, palpabile anche per i meno perspicaci. L’esonero di Roberto Picardi, indotto o meno dalla società, oltre ad essere stato sacrosanto fu per molti l’epitaffio sepolcrale dell’Usd Albinia. Parlavamo di salvezza come un naufrago invoca una mercantile fuori rotta. Con 11 punti, cinque distanze che ci dividevano dal Manciano e una dal Rosignano (ultimo), annaspavamo in penultima posizione. Non certo auspicabile per una squadra retrocessa nella passata stagione. Tornando a noi, la sfida con il Pro Livorno era alle porte e il branco deambulava senza il suo pastore (benché di Border collie alle caviglie ne avevamo fin troppi). Scesi, come da copione, il giovedì da Firenze per allenarmi assieme alla squadra e per assistere di persona alla nomina del nuovo allenatore. Dopo diverse smentite, abdicazioni, abiure, e – comprensibilmente – alcune risposte cariche di quel sano amor proprio che ti fa dire “no grazie, non mi sembra una buona idea”, trovarono finalmente il prescelto. Giunto al “Combi”, l’impatto con la nuova figura fu bizzarro. Come nei romanzi di Jodorowsky, dove ad un certo punto le parti si invertono e l’universo e i suoi astri si capovolgono, quel ragazzo che la domenica prima redigeva le liste e guidava il pulmino adesso, parcheggiato il mezzo, era alla guida di una squadra di Promozione. Nessuno quel giorno ed in quelli successivi si sarebbe mai immaginato che quel neofita sarebbe stato in grado di fare quel che ha fatto. Ma Carlo Minucci, Jodorowsky permettendo, ha stravolto il modo di concepire i valori di squadra. Vi posso garantire che per quanto concerne la gestione dei giocatori, sebbene non si sia mai auto-incrinato il microsistema spogliatoio, non è stata una passeggiata per il Nostro scegliere chi, dove e con quali motivazioni far scendere in campo la domenica. Le assenze di molti agli allenamenti, gli infortuni, i fuori quota, gli imbeccati dalle alte stanze della società. Direte voi, niente di nuovo, ma provate ad immedesimarvi in un giovane adulto alla sua prima esperienza in una panchina “dei grandi”, lasciato in balia delle onde senza neanche un mozzo a fargli compagnia, sicuro come in un primo giorno di scuola, impaurito come solo chi prende certe responsabilità può esserlo. Quella partita a Livorno la vincemmo. Vincemmo anche la successiva contro la prima in classifica. A dirla tutta ne vincemmo al punto tale da collezionare 22 punti, il doppio di quelli fatti prima del suo arrivo. Il resto non starò certo a raccontarvelo, che non me ne vogliano a Larderello, ma giustizia è stata fatta. Il topos, per concludere, è quello del ranocchio che diventa principe. Non per magia ma per volontà. Per determinazione, preparazione capillare delle partite, severità mista a cameratismo. Il tutto ben amalgamato con una dose di sfrontato talento e un pizzico di pazienza. Il risultato? Posso solo dirvi che la nave mercantile è arrivata, alla fine.>>

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