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“La pillola di Eracle”. D’Arrigo e l’aria di montagna.

La storia di oggi ha a che fare con Macron. Starete pensando: ma non aveva detto che avrebbe parlato di sport? Avete perfettamente ragione. Come darvi torto? Ma se provate a trasformare il successo di Macron sotto una matrice calcistica, cosa vi viene in mente? Personalmente, districandomi tra i mille nodi gordiani di questa elezione, tra veleni e inghippi, mi sono reso conto che – perlomeno a questo giro – ha vinto il buonsenso. Davanti a un temporale ci si ritrae sempre in un pertugio, lindo o viscido che sia. Ecco, la storia di oggi a suo modo, cercherà di evidenziare – passatemi la frase da fine film Disney – come in fondo in fondo, il bene (o quello che più ci si avvicina) vinca sempre, o quasi.

Ringrazio D’Arrigo e la sua spiccata fantasia. Daniel Pennac sarebbe orgoglioso di te. A sabato prossimo, buona pillola. Il vostro PM.

<< Correva l’anno 1982. Dopo alcune stagioni altalenanti tra le panchine di S. Donato e Albinia, si liberò un posto tra le fila del Magliano. Allora i giallorossi militavano in Seconda Categoria. E a due giornate dalla fine del girone di andata, si ritrovavano immersi nelle profondità di bassa classifica, con 9 punti. Non se la passavano di certo bene; per la gente erano spacciati. Ma non per me. Quindi accettai. Detto ciò, devo riconoscere che la squadra vantava giocatori di tutto rispetto, come Boni, Darini e Andreini. E non meritava di affogare in quella posizione. Allorché non mi restava che rimboccarmi le maniche e buttarmi in quella nuova avventura dai contorni piuttosto funesti.

Magicamente? direi di no. Fortuna? Neanche. Onestamente non so dirvi come, ma, girata la vasca, nel girone di ritorno collezionammo più punti dell’allora capolista, il Montiano, nostro eterno rivale. Giunti all’ultima giornata di campionato la sinossi calendaristica incoronava il Montiano, promosso in Prima Categoria e fomentava noi e il Roselle su quell’osso chiamato salvezza. Qualcuno volle che a sfidare il Roselle, salva solo con i tre punti, fosse proprio il Montiano. C’era puzza di imbroglio lontano un miglio. Nel frattempo, a noi sarebbe bastato un pareggio con il Sorano per scavalcare il Roselle, teoricamente perdente. Le cose non andarono proprio così. Tolto il nostro pareggio, il Roselle vinse con il Montiano, 1 a 0.

Era finita. Tutti gli sforzi ed i sacrifici, in fumo. Un maledetto punto, solo un maledettissimo punto sarebbe bastato. Naturalmente c’era qualcosa che non quadrava. E fu proprio quel qualcosa che come una ghigliottina mozzò di netto il nodo. Inconsapevolmente, il Montiano durante la partita con il Roselle, che mi si mozzi la lingua per vilipendio, per così dire acchittata, fece entrare in campo lo squalificato Bonini. Mai errore gli fu più caro. Perché quel giorno la Federazione scoprì il raggiro, sentenziò il Roselle e automaticamente consacrò un miracolo, il mio miracolo. Anzi il nostro. Eravamo salvi. E, ciliegina sulla torta, dovevamo dire grazie alla cugina mai amata Montiano>>.

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Pietro Mecarozzi

Commenti

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  • La storia raccontata non è veritiera. L’anno era il 1996 e non il 1982 ma soprattutto diverso fu l’esito del fine campionato. Il Montiano vinse contro il Roselle e la Maglianese vinse, quindi i giallorossi salvi e il Roselle retrocesso. La squadra termale però propose ricorso perché il Montiano aveva fatto giocare Paolo Bonini che, nel recupero del mercoledi precedente, sempre contro la Maglianese, era stato espulso dal d.g. al rientro negli spogliatoi senza che però che nessuno avesse visto sventolare il cartellino rosso. Il risultato venne quindi ribaltato e la Maglianese dovette disputare lo spareggio allo stadio di Grosseto contro la Tirrenia 83 di Cocciolo e compagni. La Maglianese perse ai calci di rigore e retrocesse per poi essere comunque riammessa in seconda categoria. Se la storia raccontata era e doveva essere solo un racconto di “fantasia” mi scuso per l’intervento.








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