Verso il centenario – le leggende biancorosse: Gerry Cavallo, il giramondo del pallone amato da Camilli
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Nell’estate del 2000, quando Camilli ha acquistato il Grosseto, ha pensato bene di portarsi dietro molti di quei giocatori capaci di vincere la Coppa Italia di Serie D con la Castrense, vero e proprio miracolo sportivo per un paese di neppure 3.000 anime. Tra gli elementi arrivati dal club laziale il più rappresentativo è stato sicuramente Gerry Cavallo, nativo di Cascina (Pi) e di scuola Juventus, autentico giramondo del pallone. Infatti, dopo aver lasciato Torino e prima di approdare al Grifone, l’estroso attaccante, classe ’71, ha indossato molte maglie: Spezia (C1), Carpi (C1), Legnano (C2), Pro Vercelli (D), Virtus Chianciano (Cnd ed Eccellenza), Aglianese (Eccellenza), Pisa (C2), Valle d’Aosta (Cnd), Castelnuovo Garfagnana (Cnd), Colligiana (D) e Castrense (D). Gerry è rimasto in biancorosso una sola stagione (con 25 presenze e 9 reti), ma è stato sufficiente per far innamorare di lui i tifosi unionisti. In effetti, il campionato di Serie D 2000-01 non si è concluso con la promozione in C2 soltanto per i fatti avvenuti a Todi, dove, si dice, sia accaduto di tutto, in campo e fuori, con gli umbri già salvi, accusati apertamente di aver preso dei soldi dal Poggibonsi (poi vincitore del campionato) per fermare il Grifone. L’esordio del cascinese in maglia unionista è avvenuto il 3 settembre 2000, in Larcianese-Grosseto 1 a 0. Da lì in avanti, però, Cavallo è cresciuto e ha lasciato il segno con alcuni gol memorabili, come lui stesso ci ha raccontato nel corso dell’intervista sottostante. D’altronde, stiamo parlando di un giocatore dalla classe immensa, un vero leader dentro e fuori dal campo, amato dai tifosi delle squadre in cui ha militato, ma osteggiato anche da diversi allenatori. Uno fra questi è stato sicuramente Brondi e, come leggerete, c’è stato anche lo zampino della punta cascinese nell’esonero del tecnico, reo di averlo accantonato per far giocare il brasiliano De Jesus. Camilli, poi, prima di vedere all’opera Lazzari e Pinilla, ha detto più volte che Cavallo è stato il giocatore più forte avuto alle sue dipendenze, un riconoscimento sublimato in un’intervista apparsa su La Gazzetta dello Sport. Oltretutto, il rapporto tra Camilli e Gerry è sempre andato aldilà dei ruoli lavorativi, proprio per questo il Comandante ha capito i bisogni del giocatore e l’ha lasciato partire per Brindisi, dove la punta ha continuato la sua carriera. Dopo la straordinaria avventura brindisina, conclusasi con la promozione in C2, l’attaccante toscano ha continuato a giocare con Potenza, Nardò, Ferentino e Vigor Lamezia, sempre in Serie D, poi Pontedera, Squinzano e Ostuni in Eccellenza e, infine, ha avuto un’esperienza come allenatore-giocatore nel Ràcale, in Promozione. Gerry è stato un attaccante tecnico e moderno e nelle sue ultime stagioni agonistiche ha giostrato da centrocampista, dimostrando di poter fare la differenza anche dopo aver arretrato il raggio d’azione. Una volta ritiratosi, ha continuato a seguire con attenzione ed affetto le vicende del Grifone, così come quelle del Pisa, col quale avrebbe tanto voluto giocare in B. Sia chiara una cosa: se Cavallo avesse fatto vita da atleta, non avrebbe avuto alcuna difficoltà a giocare ai massimi livelli, ma, come ci ha confessato, durante la sua carriera si è divertito moltissimo e, per questo, non ha grandi rimpianti.
Hai idea del perché i tifosi grossetani continuino a ricordarti con tanto affetto nonostante tu abbia giocato in biancorosso solo una stagione?
<<E’ difficile da spiegare, ma credo che sia dovuto ad una serie di ragioni. Innanzitutto, perché a Grosseto sono stato preceduto da un gran bel calciatore come il livornese Stefano Ferri, amatissimo dai tifosi per la sua tecnica e le sue giocate. Ecco, come caratteristiche e come tecnica, io e Ferri siamo stati abbastanza simili. Forse sono stato più attaccante di lui, perché ho sempre segnato molto. A ciò aggiungerei la presenza in squadra di due bomber di razza, un vero lusso per la Serie D, mi riferisco a Meacci e Ramacciotti. Con loro ho costituito un trio offensivo davvero forte. Infine, nonostante la partenza rallentata, quando Camilli ha deciso di richiamare Magrini dopo averlo allontanato una prima volta, siamo stati capaci di inanellare ben 9 vittorie consecutive, una grandissima impresa, forse un record assoluto in Serie D, che ci ha portato a sfiorare la promozione in C2. A mente fredda, posso dire che il primo esonero di Magrini è stato un po’ affrettato e fino al suo ritorno abbiamo perso troppo terreno, compromettendo eccessivamente il campionato. Va da sé, però, che senza il brutto scherzo giocatoci dal Todi, anziché arrivare terzi, saremmo arrivati primi. Sarebbe stato il giusto premio per un girone di ritorno strepitoso, dove abbiamo messo sotto il Poggibonsi, poi vincitore del campionato, davanti a 5.000 persone, roba da categorie superiori! L’Aglianese, ad esempio, seconda classificata, è venuta a Grosseto solo per fare le barricate. Insomma, nella seconda parte di quella stagione abbiamo dimostrato di essere la squadra più forte, altro fatto che ha lasciato un gran ricordo di me tra i tifosi unionisti>>.
E’ vero che in un’intervista di qualche anno fa Camilli ha detto a La Gazzetta dello Sport che sei il giocatore più forte avuto alle sue dipendenze?
<<Sì e la cosa mi ha fatto enormemente piacere>>.
Come sei arrivato al Grosseto?
<<Sono arrivato dalla Castrense, con la quale ho vissuto un successo storico, quello della conquista della Coppa Italia di Serie D. Per un paese di circa 3.000 abitanti come Grotte di Castro, tale evento ha rappresentato l’equivalente della vittoria in Champions League! Oltretutto, essendo l’anno del Giubileo, abbiamo giocato la finale a Roma con la tribuna piena di autorità. Comunque, quando sono andato alla Castrense, fortemente voluto da Camilli, ho trovato una squadra ultima nel girone di andata. Il Comandante, però, ha rivoluzionato l’organico e, con un girone di ritorno super, ci siamo salvati tenendo una media da play-off. Davvero una grande soddisfazione. Successivamente, quando Camilli ha deciso di comprare il Grosseto, sono passato in biancorosso insieme a diversi miei compagni della Castrense e, come detto, abbiamo disputato un gran campionato sfiorando la promozione in C2>>.
Perché, nonostante il tuo buon campionato, non sei rimasto a Grosseto?
<<Non sono rimasto per due motivi: uno personale e l’altro economico. A livello personale, infatti, in quel periodo ho dovuto affrontare un momento difficile, il che mi ha suggerito di cambiare aria. A livello economico, invece, mi è giunta un’offerta irrinunciabile dal Brindisi, che mi ha proposto il doppio del mio ingaggio al Grosseto. Diciamo che queste due cose mi hanno aiutato a lasciare il Grifone. Comunque, è stata una decisione che ho preso a malincuore, perché in biancorosso mi sono trovato bene e per il fatto che il mio rapporto con Camilli è sempre andato aldilà dei ruoli lavorativi. Tuttavia, a Brindisi, dove ho vinto il campionato, ho trovato un ambiente incredibile, con 11-12.000 spettatori a partita, oltreché un personaggio come Boccolini, l’allenatore che vanta più promozioni di tutti dalla Serie D (ben 8, ndr)>>.
Cosa ricordi del campionato di Serie D 2000-01?
<<Ricordo, ad esempio, l’arrivo a campionato iniziato del mio amico Claudio Ramacciotti dal Teramo (dopo la rescissione effettuata per venire a Grosseto). E’ stato il giocatore ideale per esaltare le mie caratteristiche, perché capace di dare profondità alla squadra sfruttando al meglio le mie verticalizzazioni. Rammento, poi, lo striscione gigante con la mia immagine appeso prima sulla terrazza sovrastante il Bar Riksciò e poi srotolato alla stadio! Per la cronaca, lo striscione è ancora in mio possesso e lo conservo con grande cura. Durante la mia permanenza a Grosseto, poi, la domenica sera sono sempre andato a mangiare al ristorante La Parolaccia accompagnato dalla vecchia gloria biancorossa Enrico Marini, diventato un mio carissimo amico, così come i titolari di quel locale, grandi tifosi del Grifone. Non posso neppure dimenticare come, ad un certo punto, stanco di fare la riserva a De Jesus a causa dell’avversione nei miei confronti di mister Brondi, io abbia deciso di andare a parlare con Camilli per comunicargli la mia intenzione di lasciare il Grosseto. Unica condizione per restare, l’esonero del tecnico. Ebbene, anche in quel frangente, Camilli è stato un grande e mi ha subito rassicurato dicendomi: <<Non ti preoccupare. Resti perché caccio Brondi>>. Detto fatto. Tra l’altro, dovendo lasciare il Grifone, sono stato contattato da Villa (soprannominato Mitico durante la sua esperienza al Bologna come calciatore, ndr) per andare a giocare nella massima divisione svizzera. Logicamente, dopo l’esonero di Brondi, sono rimasto volentieri in biancorosso e ho potuto vivere la fantastica striscia delle 9 vittorie consecutive, anche se il match di Todi e il post partita hanno rovinato la nostra rimonta>>.
Il gol più bello tra quelli realizzati in biancorosso?
<<Ne devo segnalare due. Il primo, a Forte dei Marmi, con palla al piede per 70 metri e rete dopo aver scartato tutti gli avversari incontrati. L’altro, invece, a Colle Val d’Elsa, al volo, da 40 metri, su rinvio del portiere>>.
Perché un giocatore di classe come te non è riuscito ad arrivare almeno in B? Ti devi rimproverare qualcosa?
<<Beh, sì, diciamo che non sono stato un atleta a 360°. Tuttavia, posso affermare con orgoglio di essere stato amato in tutti i club nei quali ho militato. Sono stato un leader dentro e fuori dal campo. Non a caso, certi allenatori mi hanno osteggiato perché ho fatto loro ombra. L’esempio più lampante è quello di Pisa, quando ho segnato 19 reti mettendo in difficoltà il tecnico di quell’anno, incapace di convivere con un giocatore dalla personalità forte come la mia e, per di più, amato dalla tifoseria nerazzurra. Altri mister, invece, hanno sfruttato la mia popolarità in modo intelligente. Insomma, fare una carriera almeno in C1 o in B sarebbe stata sicuramente una bella soddisfazione, ma, te lo ripeto, mi sono proprio divertito. Comunque, quando uno è preceduto da certi pregiudizi nei suoi confronti, diventa difficile, poi, far cambiare idea a chi gli sta di fronte>>.
Segui sempre il Grifone?
<<Sì, lo seguo con attenzione e guardo anche Il biancorosso, la trasmissione di Tv9 dedicata al Grosseto e condotta dai miei amici Roggi e Vellutini, ai quali mando un grosso saluto>>.
Credi che con la famiglia Camilli al timone, Grosseto e il Grosseto prima o poi arriveranno in Serie A?
<<Ti rispondo in modo un po’ articolato. Ebbene, nel 2008-09 il Grosseto ha avuto una grande chance per salire in A tramite i play-off, ma, diciamocelo, nella semifinale di ritorno giocata a Livorno è successo un po’ di tutto. Insomma, quel giorno al Grifone hanno rubato la partita. Ecco, quello era il momento buono per salire. Adesso, invece, dipende da Camilli e dalla sua voglia di fare il grande salto. E’ uno dei pochi a possedere della liquidità. Certo, tutti gli anni dice <<Lascio>>, ma poi non lo fa mai perché è uno orgoglioso. Comunque, ha dimostrato di essere un grandissimo portando il Grosseto dai dilettanti ad un passo dalla Serie A. Oltretutto, se a Grosseto ci fosse un bacino d’utenza come quello di Pisa, sono certo che il Comandante avrebbe già condotto il suo club nella massima divisione. Purtroppo, però, a Grosseto non è facile programmare. Ci sono delle difficoltà oggettive che non sto qui ad analizzare. Mettiamoci, poi, la crisi del calcio a complicare le cose, anzi, aggiungo un mio pensiero: il mondo del pallone tra tessera del tifoso, diritti televisivi e stadi obsoleti sta andando verso la fine. Qui, scusa la divagazione, ma c’è il rischio che finisca tutto. C’è il concreto pericolo che rimanga in piedi solo la A e che la stessa B, con ricavi ai minimi termini, collassi. Basta vedere il caos che regna in Lega Pro, dove, tra le altre cose, si cerca di puntare sui giovani, ma vincere senza un giusto mix con qualche giocatore esperto in squadra è davvero difficile. Tornando al Grosseto, penso che la tifoseria biancorossa non sappia prendere Camilli per il verso giusto, forse perché si è abituata troppo bene negli anni precedenti. Quest’anno, ad esempio, ci sono pochissimi tifosi allo stadio, eppure si tratta del quinto campionato consecutivo di B, una cosa che non è da tutti!>>.
Un messaggio ai tifosi unionisti e al presidente Camilli?
<<Volentieri. Innanzitutto, voglio ringraziare il presidente Camilli non solo per quello che ha fatto a Grosseto, ma anche per quello che ha tentato di fare a Pisa. Guarda, lo dico con la massima sincerità, il mio rapporto con lui è sempre andato aldilà di quello lavorativo. Mi ha davvero insegnato tante cose. Credimi, non è piaggeria: Camilli è un uomo molto duro, perché ha a che fare ogni giorno con molte responsabilità, ma è una persona molto intelligente ed estremamente buona. Ai tifosi biancorossi, invece, che saluto con affetto, dico che devono continuare a credere nel Comandante, perché, in base a ciò che percepisco da fuori, mi sembra che non lo facciano più sentire stimato e considerato come quando è arrivato in Maremma. Soprattutto, si ricordino che è stato l’unico capace di portare il Grifone a questi livelli, pertanto meriterebbe più calore e partecipazione>>.
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Immagine tratta da: www.iltirreno.gelocal.it
| Gerry Cavallo in biancorosso | |||
| Cascina (Pi), 20 luglio 1971 | |||
| stagione | serie | presenze | reti |
| 2000-01 | Serie D gir. E | 26 | 9 |
| totale | totale | ||
| 26 | 9 | ||























Ovviamente ricambio i saluti al grande Gerry Cavallo, un calciatore che anche io – come tanti grossetani- ricordo con affetto. Insieme ad Adriano Meacci ed a Mauricio Pinilla sono i tre dell’era Camilli che ritengo i giocatori della svolta. Purtroppo negli anni in cui hanno giocato a Grosseto questa non è arrivata. Per i primi due a causa di un allenatore come Brondi che (Gerry lo ricorderà) non ho mai considerato all’altezza della situazione ed i fatti (ma anche la sua carriera successiva) lo hanno dimostrato. Purtroppo aveva una Ferrari e la guidava come una Punto. Con Pinilla è accaduta la stessa cosa. Abbiamo avuto un allenatore come Gustinetti che, alla fine, ci ha fatto perdere due campionati…grazie anche ai suoi “scudieri” fortemente voluti!!!
Sui gol di Gerry, oltre ai due citati, vorrei ricordare la punizione contro l’Aglianese che valse l’1-1, ma anche la serpentina di Cerreto Guidi (con il Grosseto ridotto in nove uomini) con cui conquistò il rigore che lui stesso trasformò per l’1-0 finale. Un grande che mi sarebbe piaciuto vedere nel Grosseto in B!!!
Apro e chiudo, per quanto mi riguarda, senza voler intraprendere una polemica che sarebbe fine a se stessa e poi con una persona che reputo ottima sia come opinionista che giornalista, ma chi senti parlare intorno al Grosseto calcio dice che solo nel periodo di Gustinetti abbiamo visto un po’ di calcio ben giocato ed è stato l’unico che ti ha portato ai playoff persi a Livorno in circostanze che sappiamo; che poi avesse Pinilla che gli ha fatto la differenza, siamo d’accordo, e anche vero che è stato bravo a sfruttarlo al massimo e che senza giocatori superiori alla catehoria è difficile raggiungere ottimi risultati. Sono d’accordo con te che dopo ha inanellato insuccessi ma prima di venire a Grosseto aveva fatto tante cose buone. Bravissimo Gerry e tanta stima per Carlo.
Robertino, ti ringrazio per tutto. Ovviamente la mia è un’opinione personale. Su Gustinetti ho la stessa opinione che posso avere su Zeman (che obiettivamemte è tre categorie sopra, dunque il paragone stona per il boemo): sono allenatori che – a tratti- ti fanno anche divertire ma che difficilmente raggiungono il risultato finale. La squadra che perse con il Livorno è stata la più forte che abbiamo avuto in questi anni. Pinilla invece è stato un fuoriclasse in una squadra da medio-bassa classifica, su questo sono d’accordo, ma che era in grado di lottare ai vertici finché ha avuto il cileno in campo. Sono convinto che con Pioli in panchina o nell’uno o nell’altro anno saremmo andati in A. Gustinetti non l’ho mai stimato, neppure come persona. Oggi in tanti sparano contro di lui che ha fortemente voluto (e difeso) Carobbio, Acerbis, Joelson e Conteh. Non voglio giudicare questo fatto, ma certo mi viene in mente che se una persona si è fidata di certa gente portandosela sempre dietro, allora vuol dire che le mie convinzioni sulla sua poca levatura di mister sono confermate. Su Livorno è vero che Celi ci mise del suo, ma l’allenatore andò a difendere il 2-0 inserendo Lazzari al posto di Gessa e togliendo Federici che, fino a quel momento, fu il miglior difensore biancorosso. Di fatto fu colui che per difendersi dal killer gli mise in mano la pistola carica. Se devo essere sincero il bel calcio l’ho visto con Indiani (che sapeva fare sia la fase offensiva che difensiva) e con Pioli (quando ebbe la squadra all’altezza, vedi il match con il Bologna o quello con il Lecce). Con Gustinetti ho visto bene una decina di partite, ma nulla di più. Personalmente sento anche tanta gente tuttora arrabbiata per partite che da 2-0 e 3-0 finivano 2-2 o 3-3. Sul fatto che prima di arrivare a Grosseto Gustinetti avesse fatto bene non sono d’accordo: fu esonerato ad Empoli, Albinoleffe, Treviso, Reggina e Crotone. L’unico posto dove non fu cacciato (in B ovviamente) fu Arezzo, ma con una squadra con Abbruscato, Carrozzieri, Floro Flores, Martinetti (tanto per citarne alcuni) non è riuscito a vincere.
Questo per dirti che anche io non voglio polemizzare e non voglio far cambiare idea a chi ne ha diverse dalle mie. Però se analizziamo tutto quanto credo che anche i miei dubbi sul buon lavoro svolto da Gustinetti (fra l’altro inventore del doppio palleggiatore con gli avversari che ringraziavano!!!) siano fondati. Tanto più se penso che servì la gestione Rossi per sistemare la difesa con Stendardo e Federici…altrimenti i playoff ce li saremmo scordati!!! Un saluto e ricambio la stima, Carlo
Bellissime queste interviste e flash-back sui campioni che furono….
Aspetto con intrepidazione…..Simone Di Rita…
Vediamo …io dico che sono simili Ferri-Cavallo e Di Rita…
Ciao, Speedy.
Innanzitutto, grazie per i complimenti, fanno sempre piacere.
Tuttavia, mi dispiace deluderti, visto che non racconterò l’avventura del bravo Di Rita in biancorosso, ma non perché il giocatore non lo meriti, quanto piuttosto per una scelta editoriale collegata al libro sul centenario unionista che sto scrivendo insieme a Carlo Vellutini, Antonio Fiorini, Arturo Bernardini e Maurizio Caldarelli.
Ebbene, diciamo che i mie racconti prenderanno spunto dalla lista di quei giocatori che abbiamo selezionato per più motivi tra il migliaio che ha vestito la casacca unionista in cento anni di storia.
e proprio perche’ non sono sul libro che e’ piu’ lecito ci siano gli altri …