Verso il centenario – le leggende biancorosse: Stefano Ferri, la fantasia al potere
Durante l’interminabile ventennio di buio tra i dilettanti, ci sono stati, qua e là, dei raggi di sole. Uno di questi è sicuramente rappresentato da Stefano Ferri, livornese classe ’70, giunto a deliziare gli occhi dei tifosi unionisti nella trionfale stagione 1994-95, conclusasi con la promozione in C2, ma, purtroppo, sfociata anche nel fallimento societario. Lì le strade si sono divise una prima volta, con il Grosseto a leccarsi le ferite in Eccellenza e Stefano a tentare la fortuna a Terni. Attaccante moderno in grado di ricoprire tutti i ruoli offensivi, compreso quello del trequartista, il labronico, cresciuto nelle giovanili dell’Armando Picchi e del Pontedera, ha giocato con i granata pisani anche in C2, per poi approdare al Rapallo, nel Cnd, nello stesso girone del Grifone. Nel 1994-95, come detto, è arrivato a Grosseto, poi Ternana in C2, Ponsacco, Cecina e Sanremese nel Cnd e, nel novembre 1997, il contestato ritorno in biancorosso, ma in Eccellenza. Sia nel primo che nel secondo arrivo al Grifone, Stefano ha messo a segno due doppiette nelle proprie gare d’esordio, conquistando, così, il pubblico grossetano. Dotato di una tecnica fuori dal comune e capace di gol bellissimi, Ferri ha avuto la sfortuna di giocare in un periodo di ricostruzione, ma, se non altro, ha lasciato un segno profondo. Giocando da prima punta, ad esempio, in Eccellenza ha segnato 15* reti in 25 presenze, mentre, nel 1994-95, come attaccante di movimento ha costituito un formidabile tandem offensivo con Alessandro Costa. Raggiunto nuovamente il Cnd col Grifone, grazie agli spareggi vinti contro il San Quirico d’Orcia e il Renato Curi di Pescara (squadra dell’ex-biancorosso Terra e di Grosso, campione del mondo del 2006, ndr), il talentuoso attaccante ha lasciato per l’ultima volta la Maremma nel novembre 1999, proprio pochi mesi prima dell’arrivo di Camilli. La carriera di Ferri è così continuata con la Cuiopelli, in Serie D, poi all’Orlando Livorno (successivamente denominato Orlando Guasticce), tra Promozione ed Eccellenza. Il ritiro è avvenuto al termine della stagione 2004-05, mentre per quello che riguarda la sua carriera in biancorosso, Stefano ha disputato 84 partite e ha messo a segno 29 gol. Grosseto, poi, gli ha regalato anche una moglie, pertanto il suo legame con la nostra città non si è mai spento.
Stefano, hai qualche aneddoto da raccontare riguardo al campionato ’94-’95?
<<No, sinceramente non ho un aneddoto particolare da raccontarti. Se ripenso a quel campionato, infatti, posso soltanto dirti che è stata una stagione fantastica, dall’inizio alla fine, con la nostra cavalcata trionfale e la C2 riconquistata dopo 12 stagioni consecutive tra i dilettanti. Purtroppo, però, il seguito è stato bruttissimo>>.
Segui sempre il Grosseto?
<<Certo e lo faccio con attenzione ed affetto. Considera, poi, che mia moglie è di Grosseto, pertanto ho un legame forte con il capoluogo maremmano e la sua squadra>>.
Che ricordi hai della tifoseria biancorossa?
<<Ho ricordi davvero belli, anche perché ho sempre avuto un rapporto positivo con i tifosi. Rammento sempre il grande entusiasmo suscitato da me e dai miei compagni. Siamo arrivati ad avere fino a seimila spettatori sugli spalti in Serie D! Ho subito soltanto una contestazione quando sono tornato nel 1997, in occasione di Forte dei Marmi-Grosseto 0 a 3, ma ho realizzato una doppietta e la cosa è finita lì (per la cronaca, la terza rete è stata di Mucciarelli, che, il 2 ottobre 1983, da avversario, ha segnato due gol al Grifone in Poggibonsi-Grosseto 3 a 0, ndr). Ormai, però, a Grosseto vengo di rado, ma quando lo faccio, ritrovo con piacere dei tifosi dell’epoca, miei coetanei nonché miei amici>>.
La tua dote migliore da calciatore?
<<Non saprei. Forse, ottima tecnica a parte, la fantasia, dote non comune tra gli attaccanti. Diciamo che nonostante un fisico normale, sono sempre stato in grado di giocare in tutti i ruoli del fronte offensivo, compreso quello del trequartista. Quando sono rientrato a Grosseto, ad esempio, ho giocato da prima punta e ho segnato 15 reti>>.
Sei considerato da tutti come uno dei calciatori più tecnici in assoluto visti a Grosseto. Cosa ti è mancato per fare il grande salto? Hai forse subito gravi infortuni?
<<Direi la fortuna e la voglia di arrivare, perché in realtà, a parte il grave infortunio subito a Terni, che mi sono portato dietro per diverso tempo, ho avuto solo normalissimi problemi fisici. D’altronde, la fortuna è assolutamente necessaria per sfondare nel calcio, così come gli stimoli per arrivare a certi livelli. Insomma, io non ho avuto abbastanza voglia>>.
Il tuo passaggio alla Ternana è avvenuto prima o dopo che hai saputo che il Grosseto non si sarebbe iscritto alla C2 1995-96?
<<Dopo. Ricordo bene la vicenda. La stagione trionfale mi ha portato ad avere un legame fortissimo con il Grosseto e i suoi tifosi. Sono partito per il ritiro, pieno di buone intenzioni, con Giordano come allenatore. Durante la preparazione, però, mi hanno riferito di strane voci sul futuro del club unionista. Fabiani, poi, mi ha telefonato e mi ha detto chiaramente: <<Il Grosseto va incontro al fallimento, vieni alla Ternana>>. Ho rifiutato offerte importanti nella speranza di giocare in C2 con i biancorossi e non ho voluto accettare la realtà dei fatti fino a due giorni dal termine del ritiro, quando sono partito per andare a firmare il contratto con la Ternana. Una volta là, però, ho aspettato due giorni e ho firmato solo quando c’è stata la certezza del fallimento del Grosseto>>.
Quando sei tornato la seconda volta a Grosseto, che ambiente hai trovato?
<<Come ti ho detto, all’inizio un po’ ostile per la storia degli Anzidei e per il mio passaggio alla Ternana, vissuto dai tifosi biancorossi come un tradimento. Non ho ritrovato neppure le migliaia di sostenitori del ’94-’95, ma solo poche centinaia. Lentamente, però, la tifoseria si è ricompattata e abbiamo rivisto molti sostenitori, soprattutto quando abbiamo vinto gli spareggi per salire in D>>.
Vuoi fare un saluto?
<<Certo. Saluto con grande piacere tutti i tifosi unionisti e la società biancorossa. Ecco, ora che ci penso, ho un cruccio da condividere con chi mi legge, ovvero quello di non aver avuto Camilli come presidente, perché è arrivato a Grosseto pochi mesi dopo il mio addio. Con uno come lui avrei sicuramente disputato almeno la C2>>.
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*Durante gli spareggi del 1997-98, non conteggiati nel totale, Ferri ha giocato 3 partite e messo a segno 5 reti, tutte decisive: tripletta contro il S. Quirico d’Orcia (3 a 2 il risultato finale) e doppietta contro il Renato Curi Pescara (terminata 2 a 1).
| Stefano Ferri in biancorosso | |||
| Livorno, 31 dicembre 1970 | |||
| attaccante | |||
| stagione | serie | presenze | reti |
| 1994-95 | C.N.D. gir. A | 30 | 11 |
| 1997-98 | Eccellenza Toscana gir. A | 25 | 15 |
| 1998-99 | C.N.D. gir. F | 22 | 2 |
| 1999-2000 | Serie D gir. E | 7 | 1 |
| totale | totale | ||
| 84 | 29 | ||























Uno dei giocatori più forti della storia del Grosseto, credo che per tecnica e fantasia non abbia avuto rivali in biancorosso.
Hai ragione, Fabio. Ferri è stato semplicemente fortissimo. Gli è mancata solo la voglia di arrivare.
Ricordo quella stagione con particolare emozione. Peccato il dopo: ecco perchè dobbiamo sostenere con tutte le forze il notro Grifone ed il presidentissimo Camilli.
Concordo al 100%!